{"id":4934,"date":"2023-05-12T10:45:02","date_gmt":"2023-05-12T09:45:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.noidtelecom.it\/?p=4934"},"modified":"2023-05-15T11:23:23","modified_gmt":"2023-05-15T10:23:23","slug":"la-conciliazione-del-ruolo-genitoriale-e-lavorativo-per-superare-la-denatalita-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.noidtelecom.it\/index.php\/2023\/05\/12\/la-conciliazione-del-ruolo-genitoriale-e-lavorativo-per-superare-la-denatalita-in-italia\/","title":{"rendered":"La conciliazione del ruolo genitoriale e lavorativo per superare la denatalit\u00e0 in Italia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Viviamo una dicotomia sul tempo, in alcuni casi freneticamente accelerato dall\u2019abitudine all\u2019istantaneit\u00e0 del digitale grazie al quale otteniamo tutto subito con un clic, mentre in altri contesti le lancette dell\u2019orologio si dilatano: i giovani faticano a trovare lavoro, a sistemarsi in una propria abitazione &#8211; in Italia si lascia la casa dei genitori a 30 anni contro i 25 di Francia e Germania, i 20 del Nord Europa \u2013 e a cascata anche i figli arrivano pi\u00f9 tardi e di conseguenza se ne fanno anche meno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><u>Cosa evidenziano i dati e il trend storico<\/u><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I dati #ISTAT presentati da @Sabrina Patri, Direttore Centrale ISTAT, fotografano un\u2019Italia con un importante #calodemografico: un numero medio di figli per donna di 1,25 nel 2021, con un innalzamento dell\u2019et\u00e0 media a 32,4 anni delle donne al primo figlio, che si ripercuote in una diminuzione di secondi e successivi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo terzultimi nella classifica del numero medio di figli, peggio di noi la Spagna con 1,19 e Malta con 1,13, mentre altri Paesi hanno valori superiori alla media europea di 1,53, come Francia a 1,74, Repubblica Ceca 1,83, Romania 1,81 e Irlanda 1,78, ma tutti sono al di sotto del valore 2,1, che rappresenta il <strong><em>tasso di sostituzione naturale, <\/em><\/strong>il punto di equilibrio per mantenere stabile la popolazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a>L\u2019Italia \u00e8 il Paese delle #cullevuote <\/a>con una diminuzione delle nascite che dalle 577 mila del 2008 sono passate a 393 mila nel 2022 (-184 mila nati rispetto al 2008). Il 45% delle donne tra i 18-49 anni non ha figli e di queste solo il 2% si dichiara Childfree. Dal 2007 la mortalit\u00e0 in Italia supera la natalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanti conoscono questi dati o hanno riflettuto sulle conseguenze di questo trend?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><u>La campagna Plasmon \u201cAdamo 2050\u201d<\/u><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">@Plasmon ha recentemente costruito una campagna \u00abAdamo 2050\u00bb a forte impatto, un cortometraggio (visibile al link: <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=UZntmC9lios\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=UZntmC9lios<\/a>) con cui ci ha proiettato nel 2050, all\u2019arrivo dell\u2019ultimo bambino nato, Adamo (centrata la scelta dello stesso nome del primo uomo), destinato a vivere circondato da adulti, a non poter giocare con suoi coetanei, a non avere una scuola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><u>Riflessioni sulla conciliazione genitorialit\u00e0-lavoro<\/u><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questo ci\u00f2 che vogliamo a livello di societ\u00e0? Non puntare sui giovani, sul loro futuro, sul futuro del nostro Paese e di tutte le nostre tradizioni?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proviamo a riflettere su quali possano essere le cause di un\u2019Italia che invecchia, cosa porti quasi la met\u00e0 delle donne a non avere figli o averne solo uno e cosa potrebbe favorire un\u2019inversione di tendenza, agevolando i nuclei familiari ad avere pi\u00f9 figli. Possibile che ci sia un freno legato alla difficolt\u00e0 di conciliare l\u2019impegno genitoriale con quello lavorativo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I dati ISTAT evidenziano che per le donne tra i 25 e i 49 anni, l&#8217;occupazione non \u00e8 cresciuta e, per le donne con figli piccoli, \u00e8 addirittura diminuita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le donne faticano ad entrare nel mondo del lavoro e quando hanno un impiego spesso rinviano la maternit\u00e0, sperando di arrivare ad una situazione lavorativa pi\u00f9 stabile, consapevoli che la maternit\u00e0 comporta una discontinuit\u00e0 sul percorso di vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo il congedo parentale nel momento del rientro al lavoro, molte donne scelgono contratti part-time con orari ridotti, o addirittura rinunciano del tutto all\u2019impiego.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gender gap si manifesta anche tra le mura domestiche: si tratta <strong>dell\u2019home gender gap<\/strong>, ossia l&#8217;onere della cura familiare e dei figli sbilanciato con conseguente impatto sulle donne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La genitorialit\u00e0 dovrebbe essere condivisa e maggiormente paritaria, eppure a livello culturale in Italia l\u2019utilizzo dei Congedi parentali \u00e8 prevalentemente femminile (80% verso un 20% uomini) e il Congedo di Paternit\u00e0, periodo di 10 giorni di astensione obbligatoria remunerato al 100% &#8211; una conquista che ha richiesto 10 anni per passare da 1 giorno a 10 giorni \u2013 \u00e8 in crescita, ma non ancora richiesto dalla totalit\u00e0 dei padri (nel 2021 solo 156 mila padri ne hanno usufruito su un totale di 400 mila nascite).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esiste un distacco rispetto agli altri Paesi, non pi\u00f9 solo verso quelli del Nord Europa come Svezia e Norvegia, storicamente avanzati per equilibrio tra ruoli, ma anche con la Spagna dove si hanno 16 settimane, pienamente retribuite e non trasferibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il congedo \u00e8 prevalentemente appannaggio delle donne, forse \u00e8 anche perch\u00e9 si tratta di un periodo non pienamente retribuito e le donne sono ancora penalizzate dal #<strong>genderpaygap<\/strong> che le relega a retribuzioni pi\u00f9 basse degli uomini. L\u2019allontanamento dal lavoro non aiuta affatto l\u2019incremento della natalit\u00e0: le donne che rinunciano al lavoro si ritrovano in una situazione familiare con meno risorse economiche e questo non innesca nessun meccanismo virtuoso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La conciliazione tra la vita privata e il lavoro \u00e8 per le donne un vero slalom, una prova di equilibrio. Eppure, dovrebbe esserci piena consapevolezza che il futuro della societ\u00e0 passa attraverso un sostegno all\u2019ampliamento delle donne nel mondo del lavoro, perch\u00e9 \u00e8 evidenziato che nei contesti in cui le donne lavorano, cresce anche la natalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 altrettanto evidente che la maternit\u00e0 consente alle donne di sviluppare capacit\u00e0 di organizzazione, di ottimizzazione del tempo, di focalizzazione, empatia, ascolto. Si tratta di una vera e propria esperienza sul campo, che nel mondo lavorativo definiremmo come processo di <strong>learning by doing<\/strong> delle #<strong>softskills<\/strong>, delle #competenzetrasversali, che una volta fatte proprie si mettono in campo al rientro in servizio, con un eneficio anche sui risultati di business.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarebbe auspicabile fugare quei dubbi, che oggi portano a rimandare la maternit\u00e0 o sono un freno verso molteplici maternit\u00e0, garantire tranquillit\u00e0, accompagnando il rientro al lavoro consapevoli dell\u2019energia che le neomamme metteranno a disposizione. E dovrebbe essere un circolo virtuoso, che consenta di affrontare successive maternit\u00e0 con altrettanta serenit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La conciliazione vita familiare-lavorativa \u00e8 oggi possibile in svariati contesti, perch\u00e9 esistono strumenti flessibili che agevolano il rientro al lavoro dopo una maternit\u00e0, come la possibilit\u00e0 di lavorare da remoto con orari variabili e in questo la recente pandemia ha evidenziato come il #lavoroagile impostato con attivit\u00e0 per obiettivi sia un\u2019opportunit\u00e0 win-win. Queste soluzioni sono sempre pi\u00f9 diffuse e aziende come #TIM le mettono a disposizione per rendere flessibile il rientro in servizio, cos\u00ec come sono stati raddoppiati i giorni per la paternit\u00e0 obbligatoria dal 2021 per favorire un supporto reciproco tra genitori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><u>Conclusioni<\/u><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dovremmo essere consapevoli del fenomeno della denatalit\u00e0 italiana, dell\u2019invecchiamento della popolazione non compensato da nuove nascite. La spinta verso la genitorialit\u00e0 va sostenuta con politiche sociali, ma anche con strumenti che consentano la conciliazione del lavoro con l\u2019impegno familiare e soprattutto soluzioni che supportino specialmente le donne nel rientro in servizio dopo la maternit\u00e0, con la piena consapevolezza che ogni mamma porta un grande valore nel contesto lavorativo, e svolgendo la propria attivit\u00e0, contribuisce ad incrementare produttivit\u00e0 e risultati di business.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A cura di <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/stefania-lofiego-9565b110?miniProfileUrn=urn%3Ali%3Afs_miniProfile%3AACoAAAI5QxIBoVqPJDmq-dewetR4O2MjuETbl_0\">Stefania Lofiego<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo una dicotomia sul tempo, in alcuni casi freneticamente accelerato dall\u2019abitudine all\u2019istantaneit\u00e0 del digitale grazie al quale otteniamo tutto subito con un clic, mentre in altri contesti le lancette dell\u2019orologio si dilatano: i giovani faticano a trovare lavoro, a sistemarsi in una propria abitazione &#8211; in Italia si lascia la casa dei genitori a 30 anni contro i 25 di Francia e Germania, i 20 del Nord Europa \u2013 e a cascata anche i figli arrivano pi\u00f9 tardi e di conseguenza se ne fanno anche meno. Cosa evidenziano i dati e il trend storico I dati #ISTAT presentati da @Sabrina Patri, Direttore Centrale ISTAT, fotografano un\u2019Italia con un importante #calodemografico: un numero medio di figli per donna di 1,25 nel 2021, con un innalzamento dell\u2019et\u00e0 media a 32,4 anni delle donne al primo figlio, che si ripercuote in una diminuzione di secondi e successivi. &nbsp; Siamo terzultimi nella classifica del numero medio di figli, peggio di noi la Spagna con 1,19 e Malta con 1,13, mentre altri Paesi hanno valori superiori alla media europea di 1,53, come Francia a 1,74, Repubblica Ceca 1,83, Romania 1,81 e Irlanda 1,78, ma tutti sono al di sotto del valore 2,1, che rappresenta il tasso di sostituzione naturale, il punto di equilibrio per mantenere stabile la popolazione. L\u2019Italia \u00e8 il Paese delle #cullevuote con una diminuzione delle nascite che dalle 577 mila del 2008 sono passate a 393 mila nel 2022 (-184 mila nati rispetto al 2008). Il 45% delle donne tra i 18-49 anni non ha figli e di queste solo il 2% si dichiara Childfree. Dal 2007 la mortalit\u00e0 in Italia supera la natalit\u00e0. Quanti conoscono questi dati o hanno riflettuto sulle conseguenze di questo trend? La campagna Plasmon \u201cAdamo 2050\u201d @Plasmon ha recentemente costruito una campagna \u00abAdamo 2050\u00bb a forte impatto, un cortometraggio (visibile al link: https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=UZntmC9lios) con cui ci ha proiettato nel 2050, all\u2019arrivo dell\u2019ultimo bambino nato, Adamo (centrata la scelta dello stesso nome del primo uomo), destinato a vivere circondato da adulti, a non poter giocare con suoi coetanei, a non avere una scuola. Riflessioni sulla conciliazione genitorialit\u00e0-lavoro \u00c8 questo ci\u00f2 che vogliamo a livello di societ\u00e0? Non puntare sui giovani, sul loro futuro, sul futuro del nostro Paese e di tutte le nostre tradizioni? Proviamo a riflettere su quali possano essere le cause di un\u2019Italia che invecchia, cosa porti quasi la met\u00e0 delle donne a non avere figli o averne solo uno e cosa potrebbe favorire un\u2019inversione di tendenza, agevolando i nuclei familiari ad avere pi\u00f9 figli. Possibile che ci sia un freno legato alla difficolt\u00e0 di conciliare l\u2019impegno genitoriale con quello lavorativo? I dati ISTAT evidenziano che per le donne tra i 25 e i 49 anni, l&#8217;occupazione non \u00e8 cresciuta e, per le donne con figli piccoli, \u00e8 addirittura diminuita. Le donne faticano ad entrare nel mondo del lavoro e quando hanno un impiego spesso rinviano la maternit\u00e0, sperando di arrivare ad una situazione lavorativa pi\u00f9 stabile, consapevoli che la maternit\u00e0 comporta una discontinuit\u00e0 sul percorso di vita. Dopo il congedo parentale nel momento del rientro al lavoro, molte donne scelgono contratti part-time con orari ridotti, o addirittura rinunciano del tutto all\u2019impiego. Il gender gap si manifesta anche tra le mura domestiche: si tratta dell\u2019home gender gap, ossia l&#8217;onere della cura familiare e dei figli sbilanciato con conseguente impatto sulle donne. La genitorialit\u00e0 dovrebbe essere condivisa e maggiormente paritaria, eppure a livello culturale in Italia l\u2019utilizzo dei Congedi parentali \u00e8 prevalentemente femminile (80% verso un 20% uomini) e il Congedo di Paternit\u00e0, periodo di 10 giorni di astensione obbligatoria remunerato al 100% &#8211; una conquista che ha richiesto 10 anni per passare da 1 giorno a 10 giorni \u2013 \u00e8 in crescita, ma non ancora richiesto dalla totalit\u00e0 dei padri (nel 2021 solo 156 mila padri ne hanno usufruito su un totale di 400 mila nascite). Esiste un distacco rispetto agli altri Paesi, non pi\u00f9 solo verso quelli del Nord Europa come Svezia e Norvegia, storicamente avanzati per equilibrio tra ruoli, ma anche con la Spagna dove si hanno 16 settimane, pienamente retribuite e non trasferibili. Se il congedo \u00e8 prevalentemente appannaggio delle donne, forse \u00e8 anche perch\u00e9 si tratta di un periodo non pienamente retribuito e le donne sono ancora penalizzate dal #genderpaygap che le relega a retribuzioni pi\u00f9 basse degli uomini. L\u2019allontanamento dal lavoro non aiuta affatto l\u2019incremento della natalit\u00e0: le donne che rinunciano al lavoro si ritrovano in una situazione familiare con meno risorse economiche e questo non innesca nessun meccanismo virtuoso. La conciliazione tra la vita privata e il lavoro \u00e8 per le donne un vero slalom, una prova di equilibrio. Eppure, dovrebbe esserci piena consapevolezza che il futuro della societ\u00e0 passa attraverso un sostegno all\u2019ampliamento delle donne nel mondo del lavoro, perch\u00e9 \u00e8 evidenziato che nei contesti in cui le donne lavorano, cresce anche la natalit\u00e0. \u00c8 altrettanto evidente che la maternit\u00e0 consente alle donne di sviluppare capacit\u00e0 di organizzazione, di ottimizzazione del tempo, di focalizzazione, empatia, ascolto. Si tratta di una vera e propria esperienza sul campo, che nel mondo lavorativo definiremmo come processo di learning by doing delle #softskills, delle #competenzetrasversali, che una volta fatte proprie si mettono in campo al rientro in servizio, con un eneficio anche sui risultati di business. Sarebbe auspicabile fugare quei dubbi, che oggi portano a rimandare la maternit\u00e0 o sono un freno verso molteplici maternit\u00e0, garantire tranquillit\u00e0, accompagnando il rientro al lavoro consapevoli dell\u2019energia che le neomamme metteranno a disposizione. E dovrebbe essere un circolo virtuoso, che consenta di affrontare successive maternit\u00e0 con altrettanta serenit\u00e0. La conciliazione vita familiare-lavorativa \u00e8 oggi possibile in svariati contesti, perch\u00e9 esistono strumenti flessibili che agevolano il rientro al lavoro dopo una maternit\u00e0, come la possibilit\u00e0 di lavorare da remoto con orari variabili e in questo la recente pandemia ha evidenziato come il #lavoroagile impostato con attivit\u00e0 per obiettivi sia un\u2019opportunit\u00e0 win-win. 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Cosa evidenziano i dati e il trend storico I dati #ISTAT presentati da @Sabrina Patri, Direttore Centrale ISTAT, fotografano un\u2019Italia con un importante #calodemografico: un numero medio di figli per donna di 1,25 nel 2021, con un innalzamento dell\u2019et\u00e0 media a 32,4 anni delle donne al primo figlio, che si ripercuote in una diminuzione di secondi e successivi. &nbsp; Siamo terzultimi nella classifica del numero medio di figli, peggio di noi la Spagna con 1,19 e Malta con 1,13, mentre altri Paesi hanno valori superiori alla media europea di 1,53, come Francia a 1,74, Repubblica Ceca 1,83, Romania 1,81 e Irlanda 1,78, ma tutti sono al di sotto del valore 2,1, che rappresenta il tasso di sostituzione naturale, il punto di equilibrio per mantenere stabile la popolazione. L\u2019Italia \u00e8 il Paese delle #cullevuote con una diminuzione delle nascite che dalle 577 mila del 2008 sono passate a 393 mila nel 2022 (-184 mila nati rispetto al 2008). Il 45% delle donne tra i 18-49 anni non ha figli e di queste solo il 2% si dichiara Childfree. Dal 2007 la mortalit\u00e0 in Italia supera la natalit\u00e0. Quanti conoscono questi dati o hanno riflettuto sulle conseguenze di questo trend? La campagna Plasmon \u201cAdamo 2050\u201d @Plasmon ha recentemente costruito una campagna \u00abAdamo 2050\u00bb a forte impatto, un cortometraggio (visibile al link: https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=UZntmC9lios) con cui ci ha proiettato nel 2050, all\u2019arrivo dell\u2019ultimo bambino nato, Adamo (centrata la scelta dello stesso nome del primo uomo), destinato a vivere circondato da adulti, a non poter giocare con suoi coetanei, a non avere una scuola. Riflessioni sulla conciliazione genitorialit\u00e0-lavoro \u00c8 questo ci\u00f2 che vogliamo a livello di societ\u00e0? Non puntare sui giovani, sul loro futuro, sul futuro del nostro Paese e di tutte le nostre tradizioni? Proviamo a riflettere su quali possano essere le cause di un\u2019Italia che invecchia, cosa porti quasi la met\u00e0 delle donne a non avere figli o averne solo uno e cosa potrebbe favorire un\u2019inversione di tendenza, agevolando i nuclei familiari ad avere pi\u00f9 figli. Possibile che ci sia un freno legato alla difficolt\u00e0 di conciliare l\u2019impegno genitoriale con quello lavorativo? I dati ISTAT evidenziano che per le donne tra i 25 e i 49 anni, l&#8217;occupazione non \u00e8 cresciuta e, per le donne con figli piccoli, \u00e8 addirittura diminuita. Le donne faticano ad entrare nel mondo del lavoro e quando hanno un impiego spesso rinviano la maternit\u00e0, sperando di arrivare ad una situazione lavorativa pi\u00f9 stabile, consapevoli che la maternit\u00e0 comporta una discontinuit\u00e0 sul percorso di vita. Dopo il congedo parentale nel momento del rientro al lavoro, molte donne scelgono contratti part-time con orari ridotti, o addirittura rinunciano del tutto all\u2019impiego. Il gender gap si manifesta anche tra le mura domestiche: si tratta dell\u2019home gender gap, ossia l&#8217;onere della cura familiare e dei figli sbilanciato con conseguente impatto sulle donne. La genitorialit\u00e0 dovrebbe essere condivisa e maggiormente paritaria, eppure a livello culturale in Italia l\u2019utilizzo dei Congedi parentali \u00e8 prevalentemente femminile (80% verso un 20% uomini) e il Congedo di Paternit\u00e0, periodo di 10 giorni di astensione obbligatoria remunerato al 100% &#8211; una conquista che ha richiesto 10 anni per passare da 1 giorno a 10 giorni \u2013 \u00e8 in crescita, ma non ancora richiesto dalla totalit\u00e0 dei padri (nel 2021 solo 156 mila padri ne hanno usufruito su un totale di 400 mila nascite). 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Eppure, dovrebbe esserci piena consapevolezza che il futuro della societ\u00e0 passa attraverso un sostegno all\u2019ampliamento delle donne nel mondo del lavoro, perch\u00e9 \u00e8 evidenziato che nei contesti in cui le donne lavorano, cresce anche la natalit\u00e0. \u00c8 altrettanto evidente che la maternit\u00e0 consente alle donne di sviluppare capacit\u00e0 di organizzazione, di ottimizzazione del tempo, di focalizzazione, empatia, ascolto. Si tratta di una vera e propria esperienza sul campo, che nel mondo lavorativo definiremmo come processo di learning by doing delle #softskills, delle #competenzetrasversali, che una volta fatte proprie si mettono in campo al rientro in servizio, con un eneficio anche sui risultati di business. 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Cosa evidenziano i dati e il trend storico I dati #ISTAT presentati da @Sabrina Patri, Direttore Centrale ISTAT, fotografano un\u2019Italia con un importante #calodemografico: un numero medio di figli per donna di 1,25 nel 2021, con un innalzamento dell\u2019et\u00e0 media a 32,4 anni delle donne al primo figlio, che si ripercuote in una diminuzione di secondi e successivi. &nbsp; Siamo terzultimi nella classifica del numero medio di figli, peggio di noi la Spagna con 1,19 e Malta con 1,13, mentre altri Paesi hanno valori superiori alla media europea di 1,53, come Francia a 1,74, Repubblica Ceca 1,83, Romania 1,81 e Irlanda 1,78, ma tutti sono al di sotto del valore 2,1, che rappresenta il tasso di sostituzione naturale, il punto di equilibrio per mantenere stabile la popolazione. L\u2019Italia \u00e8 il Paese delle #cullevuote con una diminuzione delle nascite che dalle 577 mila del 2008 sono passate a 393 mila nel 2022 (-184 mila nati rispetto al 2008). Il 45% delle donne tra i 18-49 anni non ha figli e di queste solo il 2% si dichiara Childfree. Dal 2007 la mortalit\u00e0 in Italia supera la natalit\u00e0. Quanti conoscono questi dati o hanno riflettuto sulle conseguenze di questo trend? La campagna Plasmon \u201cAdamo 2050\u201d @Plasmon ha recentemente costruito una campagna \u00abAdamo 2050\u00bb a forte impatto, un cortometraggio (visibile al link: https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=UZntmC9lios) con cui ci ha proiettato nel 2050, all\u2019arrivo dell\u2019ultimo bambino nato, Adamo (centrata la scelta dello stesso nome del primo uomo), destinato a vivere circondato da adulti, a non poter giocare con suoi coetanei, a non avere una scuola. Riflessioni sulla conciliazione genitorialit\u00e0-lavoro \u00c8 questo ci\u00f2 che vogliamo a livello di societ\u00e0? Non puntare sui giovani, sul loro futuro, sul futuro del nostro Paese e di tutte le nostre tradizioni? Proviamo a riflettere su quali possano essere le cause di un\u2019Italia che invecchia, cosa porti quasi la met\u00e0 delle donne a non avere figli o averne solo uno e cosa potrebbe favorire un\u2019inversione di tendenza, agevolando i nuclei familiari ad avere pi\u00f9 figli. Possibile che ci sia un freno legato alla difficolt\u00e0 di conciliare l\u2019impegno genitoriale con quello lavorativo? I dati ISTAT evidenziano che per le donne tra i 25 e i 49 anni, l&#8217;occupazione non \u00e8 cresciuta e, per le donne con figli piccoli, \u00e8 addirittura diminuita. Le donne faticano ad entrare nel mondo del lavoro e quando hanno un impiego spesso rinviano la maternit\u00e0, sperando di arrivare ad una situazione lavorativa pi\u00f9 stabile, consapevoli che la maternit\u00e0 comporta una discontinuit\u00e0 sul percorso di vita. Dopo il congedo parentale nel momento del rientro al lavoro, molte donne scelgono contratti part-time con orari ridotti, o addirittura rinunciano del tutto all\u2019impiego. Il gender gap si manifesta anche tra le mura domestiche: si tratta dell\u2019home gender gap, ossia l&#8217;onere della cura familiare e dei figli sbilanciato con conseguente impatto sulle donne. La genitorialit\u00e0 dovrebbe essere condivisa e maggiormente paritaria, eppure a livello culturale in Italia l\u2019utilizzo dei Congedi parentali \u00e8 prevalentemente femminile (80% verso un 20% uomini) e il Congedo di Paternit\u00e0, periodo di 10 giorni di astensione obbligatoria remunerato al 100% &#8211; una conquista che ha richiesto 10 anni per passare da 1 giorno a 10 giorni \u2013 \u00e8 in crescita, ma non ancora richiesto dalla totalit\u00e0 dei padri (nel 2021 solo 156 mila padri ne hanno usufruito su un totale di 400 mila nascite). Esiste un distacco rispetto agli altri Paesi, non pi\u00f9 solo verso quelli del Nord Europa come Svezia e Norvegia, storicamente avanzati per equilibrio tra ruoli, ma anche con la Spagna dove si hanno 16 settimane, pienamente retribuite e non trasferibili. Se il congedo \u00e8 prevalentemente appannaggio delle donne, forse \u00e8 anche perch\u00e9 si tratta di un periodo non pienamente retribuito e le donne sono ancora penalizzate dal #genderpaygap che le relega a retribuzioni pi\u00f9 basse degli uomini. L\u2019allontanamento dal lavoro non aiuta affatto l\u2019incremento della natalit\u00e0: le donne che rinunciano al lavoro si ritrovano in una situazione familiare con meno risorse economiche e questo non innesca nessun meccanismo virtuoso. La conciliazione tra la vita privata e il lavoro \u00e8 per le donne un vero slalom, una prova di equilibrio. Eppure, dovrebbe esserci piena consapevolezza che il futuro della societ\u00e0 passa attraverso un sostegno all\u2019ampliamento delle donne nel mondo del lavoro, perch\u00e9 \u00e8 evidenziato che nei contesti in cui le donne lavorano, cresce anche la natalit\u00e0. \u00c8 altrettanto evidente che la maternit\u00e0 consente alle donne di sviluppare capacit\u00e0 di organizzazione, di ottimizzazione del tempo, di focalizzazione, empatia, ascolto. Si tratta di una vera e propria esperienza sul campo, che nel mondo lavorativo definiremmo come processo di learning by doing delle #softskills, delle #competenzetrasversali, che una volta fatte proprie si mettono in campo al rientro in servizio, con un eneficio anche sui risultati di business. 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