{"id":5411,"date":"2023-09-23T08:30:20","date_gmt":"2023-09-23T07:30:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.noidtelecom.it\/?p=5411"},"modified":"2023-09-23T08:34:47","modified_gmt":"2023-09-23T07:34:47","slug":"di-maternita-child-penalty-e-altre-riflessioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.noidtelecom.it\/index.php\/2023\/09\/23\/di-maternita-child-penalty-e-altre-riflessioni\/","title":{"rendered":"Di maternit\u00e0, child penalty e altre riflessioni"},"content":{"rendered":"\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di cosa parliamo quando parliamo di maternit\u00e0. Di fatto &#8220;<em>Il periodo della vita della donna madre dall&#8217;inizio della gestazione fino all&#8217;allevamento del neonato<\/em>&#8221; (cit. Treccani). Con questo termine si indica anche il periodo di tempo in cui la madre lavoratrice dipendente si astiene dal lavoro obbligatoriamente per 5 mesi &#8211; una tempistica che non segue la precedente definizione e che cambia da paese a paese- da fino a due mesi precedenti la data presunta del parto e fino a 5 mesi dopo la stessa. La variabilit\u00e0 dell&#8217;inizio e fine maternit\u00e0 obbligatoria dipende &#8211; tra le altre cose- dalla volont\u00e0 della madre lavoratrice dipendente, dal suo stato di salute, dalla peculiarit\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 e dagli strumenti che il datore di lavoro pu\u00f2 mettere in campo per agevolarla, come lo smart working, in alcuni casi. Per il periodo di 5 mesi di maternit\u00e0 obbligatoria retribuita al 100% ad oggi si pu\u00f2 scegliere la formula 2+3, 1+4 oppure 0+5.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui in poi scatta il congedo non obbligatorio, di cui un mese retribuito all&#8217;80% &#8211; secondo la Legge di Bilancio 2023- e il resto al 30%. [Questo articolo non si pone l&#8217;obiettivo di essere una guida esaustiva al congedo di maternit\u00e0, per questo scopo si rimanda il lettore al sito Inps.]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa succede prima della <em>battuta d\u2019arresto<\/em> dei cinque mesi obbligatori di congedo nell\u2019ambito lavorativo della donna? E cosa avviene durante la sua assenza? E poi ancora, al suo rientro, cosa trover\u00e0? Come potr\u00e0 coniugare vita professionale (magari con anche l\u2019aspirazione di crescere) ai primi mesi di vita del beb\u00e8?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste risposte, tutt\u2019altro che prevedibili, avranno un impatto decisivo sulla sua carriera e la sua vita personale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><strong>Squilibrio di genere nel mondo del lavoro, Gender Pay Gap e Child Penalty<\/strong><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sfogliando il Rapporto Inapp sono davvero preoccupanti i dati che testimoniano lo squilibrio di genere nel mondo del lavoro: quasi una donna su cinque lascia il lavoro con l&#8217;arrivo del primo figlio e la motivazione pi\u00f9 comune \u00e8 proprio la difficolt\u00e0 a conciliare vita privata\/lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima della mia gravidanza non conoscevo molte altre neomamme millennial, anzi direi che le mie conoscenti coetanee e mamme si contavano appena. Non \u00e8 infatti un segreto che di figli non se ne fanno quasi pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ogni caso, rispetto al mio contesto, prima della mia gravidanza avevo a che fare quasi solo con donne in attivit\u00e0 lavorativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Adesso invece che frequento contesti dove mi \u00e8 pi\u00f9 facile conoscere altre mamme -un network di sorellanza pazzesco- scopro che molte di loro decidono di lasciare il lavoro dopo il primo figlio o di accontentarsi di un impiego modesto mentre il partner cresce professionalmente o almeno si ritiene soddisfatto della sua sfera professionale. Alcune mi dicono che per riprendere a lavorare devono assumere una baby-sitter ma che costa troppo, o che gli asili sono di difficile accesso. Che non ce la si fa coi costi e che tanto vale rinunciare a uno dei due stipendi in casa, poich\u00e9 uno dei due si riduce a pagare le sole spese, finendo comunque per perdersi dei momenti con i figli che non torneranno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E cos\u00ec alcune di noi rinunciano alla propria carriera, quindi allo stipendio. Quindi alla propria indipendenza. Questa si chiama <a>#ChildPenalty.<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Mamma o lavoratrice? Da dilemma a binomio necessario<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gioia a parte, la gravidanza \u00e8 un&#8217;esperienza forte, il parto non ne discutiamo proprio e il resto poi \u00e8 tutto in salita. Incluso le scelte di vita che ne conseguono. E dire che per chi la desidera, la maternit\u00e0 \u00e8 uno dei momenti pi\u00f9 pieni e felici della vita. Peccato debba coesistere questo contrasto in cui, a volte, sia necessario scegliere se fare la mamma o la lavoratrice. O, in alcuni casi, a rinunciare a scalare la vetta di quel famoso soffitto di cristallo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La maternit\u00e0 viene dunque vissuta come una fragilit\u00e0 in un contesto sociale in crisi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diviene fondamentale che tutte le aziende &#8211; attori sociali del cambiamento e comunit\u00e0 inclusive \u2013 si attivino per contrastare il Gender Gap che si rivela nella maternit\u00e0. Un passo significativo potrebbe essere la firma del Codice di autodisciplina, che viene proposto liberamente a tutte le imprese per sostenere la maternit\u00e0, con lo scopo di arrestare la decrescita e incentivare la natalit\u00e0, favorire la continuit\u00e0 di carriera delle madri, sostenere economicamente le iniziative di cura e educazione dei figli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche confrontarsi con le linee guida della Certificazione per la Parit\u00e0 di genere UNI\/Pdr 125:2022, \u00e8 un\u2019occasione per scoprire se la propria azienda sia compliant con i requisiti richiesti per ottenerla e dunque attivarsi in tal senso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma non basta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto si possa generalizzare omologando procedure e regole nel tentativo di regolamentare i bisogni di gestanti e neomamme, e bilanciare la genitorialit\u00e0, ogni esperienza \u00e8 a s\u00e9 ed effettivamente questo \u00e8 l&#8217;unico assunto certo per tutte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo mese e mezzo basta a mala pena a riprendersi dal parto, capire se e come avviare l&#8217;allattamento e gestire il beb\u00e8. Dai due mesi inizi a mettere piede fuori casa, a rimescolarti col mondo esterno e con gli altri. Siamo arrivati a tre mesi. Epoca dei primi vaccini. Ricominci a sentire il tuo corpo pi\u00f9 sgonfio, a sentirti pi\u00f9 serena. Il rapporto con il beb\u00e8 si intensifica, la sua energia aumenta e il nuovo assetto familiare va pian piano saldandosi. Arrivano lo svezzamento, la dentizione eccetera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come si pu\u00f2 pensare che tre o cinque mesi possano bastare per affrontare questa montagna di cambiamenti, rimettersi in sesto, sistemare i nuovi equilibri e tornare al lavoro a pieno regime, millantando una carica energetica che neanche venti giorni di ferie restituiscono?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci dicono che l&#8217;epoca delle eroine \u00e8 finita. Eppure, le sento gi\u00e0 alcune donne dire &#8220;e io come ho fatto ai miei tempi?!\u201d. Beh credo che il modello del sacrificio non sia la soluzione. Certo, forse era ed \u00e8 tutt\u2019ora l\u2019unico modo per avanzare professionalmente. Una donna dovrebbe avere il diritto di fermarsi per il tempo che lei ritiene necessario al fine di avviare il beb\u00e8 nel mondo nei suoi primi anni di vita, come avviene in altri stati europei. E questo non pu\u00f2 essere un problema per la donna. Non pu\u00f2 essere un problema aziendale. Fare la mamma non \u00e8 un problema. Dovrebbe essere adesso un tema prioritario per lo Stato italiano, assente sul problema della denatalit\u00e0, in capo solo a noi donne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dare alla luce, crescere ed educare un figlio non \u00e8 solo una gioia immensa ma anche una responsabilit\u00e0 civile. &nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A cura di <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/federica-de-felici-81a41180\/\">Federica de Felici<\/a><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_msocom_1\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_msocom_2\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_msocom_3\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_msocom_4\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_msocom_5\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_msocom_6\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_msocom_7\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_msocom_1\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di cosa parliamo quando parliamo di maternit\u00e0. Di fatto &#8220;Il periodo della vita della donna madre dall&#8217;inizio della gestazione fino all&#8217;allevamento del neonato&#8221; (cit. Treccani). Con questo termine si indica anche il periodo di tempo in cui la madre lavoratrice dipendente si astiene dal lavoro obbligatoriamente per 5 mesi &#8211; una tempistica che non segue la precedente definizione e che cambia da paese a paese- da fino a due mesi precedenti la data presunta del parto e fino a 5 mesi dopo la stessa. La variabilit\u00e0 dell&#8217;inizio e fine maternit\u00e0 obbligatoria dipende &#8211; tra le altre cose- dalla volont\u00e0 della madre lavoratrice dipendente, dal suo stato di salute, dalla peculiarit\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 e dagli strumenti che il datore di lavoro pu\u00f2 mettere in campo per agevolarla, come lo smart working, in alcuni casi. Per il periodo di 5 mesi di maternit\u00e0 obbligatoria retribuita al 100% ad oggi si pu\u00f2 scegliere la formula 2+3, 1+4 oppure 0+5. Da qui in poi scatta il congedo non obbligatorio, di cui un mese retribuito all&#8217;80% &#8211; secondo la Legge di Bilancio 2023- e il resto al 30%. [Questo articolo non si pone l&#8217;obiettivo di essere una guida esaustiva al congedo di maternit\u00e0, per questo scopo si rimanda il lettore al sito Inps.] Cosa succede prima della battuta d\u2019arresto dei cinque mesi obbligatori di congedo nell\u2019ambito lavorativo della donna? E cosa avviene durante la sua assenza? E poi ancora, al suo rientro, cosa trover\u00e0? Come potr\u00e0 coniugare vita professionale (magari con anche l\u2019aspirazione di crescere) ai primi mesi di vita del beb\u00e8? Queste risposte, tutt\u2019altro che prevedibili, avranno un impatto decisivo sulla sua carriera e la sua vita personale. Squilibrio di genere nel mondo del lavoro, Gender Pay Gap e Child Penalty Sfogliando il Rapporto Inapp sono davvero preoccupanti i dati che testimoniano lo squilibrio di genere nel mondo del lavoro: quasi una donna su cinque lascia il lavoro con l&#8217;arrivo del primo figlio e la motivazione pi\u00f9 comune \u00e8 proprio la difficolt\u00e0 a conciliare vita privata\/lavoro. Prima della mia gravidanza non conoscevo molte altre neomamme millennial, anzi direi che le mie conoscenti coetanee e mamme si contavano appena. Non \u00e8 infatti un segreto che di figli non se ne fanno quasi pi\u00f9. In ogni caso, rispetto al mio contesto, prima della mia gravidanza avevo a che fare quasi solo con donne in attivit\u00e0 lavorativa. Adesso invece che frequento contesti dove mi \u00e8 pi\u00f9 facile conoscere altre mamme -un network di sorellanza pazzesco- scopro che molte di loro decidono di lasciare il lavoro dopo il primo figlio o di accontentarsi di un impiego modesto mentre il partner cresce professionalmente o almeno si ritiene soddisfatto della sua sfera professionale. Alcune mi dicono che per riprendere a lavorare devono assumere una baby-sitter ma che costa troppo, o che gli asili sono di difficile accesso. Che non ce la si fa coi costi e che tanto vale rinunciare a uno dei due stipendi in casa, poich\u00e9 uno dei due si riduce a pagare le sole spese, finendo comunque per perdersi dei momenti con i figli che non torneranno. E cos\u00ec alcune di noi rinunciano alla propria carriera, quindi allo stipendio. Quindi alla propria indipendenza. Questa si chiama #ChildPenalty. Mamma o lavoratrice? Da dilemma a binomio necessario Gioia a parte, la gravidanza \u00e8 un&#8217;esperienza forte, il parto non ne discutiamo proprio e il resto poi \u00e8 tutto in salita. Incluso le scelte di vita che ne conseguono. E dire che per chi la desidera, la maternit\u00e0 \u00e8 uno dei momenti pi\u00f9 pieni e felici della vita. Peccato debba coesistere questo contrasto in cui, a volte, sia necessario scegliere se fare la mamma o la lavoratrice. O, in alcuni casi, a rinunciare a scalare la vetta di quel famoso soffitto di cristallo. La maternit\u00e0 viene dunque vissuta come una fragilit\u00e0 in un contesto sociale in crisi. Diviene fondamentale che tutte le aziende &#8211; attori sociali del cambiamento e comunit\u00e0 inclusive \u2013 si attivino per contrastare il Gender Gap che si rivela nella maternit\u00e0. Un passo significativo potrebbe essere la firma del Codice di autodisciplina, che viene proposto liberamente a tutte le imprese per sostenere la maternit\u00e0, con lo scopo di arrestare la decrescita e incentivare la natalit\u00e0, favorire la continuit\u00e0 di carriera delle madri, sostenere economicamente le iniziative di cura e educazione dei figli. Anche confrontarsi con le linee guida della Certificazione per la Parit\u00e0 di genere UNI\/Pdr 125:2022, \u00e8 un\u2019occasione per scoprire se la propria azienda sia compliant con i requisiti richiesti per ottenerla e dunque attivarsi in tal senso. Ma non basta. Per quanto si possa generalizzare omologando procedure e regole nel tentativo di regolamentare i bisogni di gestanti e neomamme, e bilanciare la genitorialit\u00e0, ogni esperienza \u00e8 a s\u00e9 ed effettivamente questo \u00e8 l&#8217;unico assunto certo per tutte. Il primo mese e mezzo basta a mala pena a riprendersi dal parto, capire se e come avviare l&#8217;allattamento e gestire il beb\u00e8. Dai due mesi inizi a mettere piede fuori casa, a rimescolarti col mondo esterno e con gli altri. Siamo arrivati a tre mesi. Epoca dei primi vaccini. Ricominci a sentire il tuo corpo pi\u00f9 sgonfio, a sentirti pi\u00f9 serena. Il rapporto con il beb\u00e8 si intensifica, la sua energia aumenta e il nuovo assetto familiare va pian piano saldandosi. Arrivano lo svezzamento, la dentizione eccetera. Come si pu\u00f2 pensare che tre o cinque mesi possano bastare per affrontare questa montagna di cambiamenti, rimettersi in sesto, sistemare i nuovi equilibri e tornare al lavoro a pieno regime, millantando una carica energetica che neanche venti giorni di ferie restituiscono? Ci dicono che l&#8217;epoca delle eroine \u00e8 finita. Eppure, le sento gi\u00e0 alcune donne dire &#8220;e io come ho fatto ai miei tempi?!\u201d. 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Da qui in poi scatta il congedo non obbligatorio, di cui un mese retribuito all&#8217;80% &#8211; secondo la Legge di Bilancio 2023- e il resto al 30%. [Questo articolo non si pone l&#8217;obiettivo di essere una guida esaustiva al congedo di maternit\u00e0, per questo scopo si rimanda il lettore al sito Inps.] Cosa succede prima della battuta d\u2019arresto dei cinque mesi obbligatori di congedo nell\u2019ambito lavorativo della donna? E cosa avviene durante la sua assenza? E poi ancora, al suo rientro, cosa trover\u00e0? Come potr\u00e0 coniugare vita professionale (magari con anche l\u2019aspirazione di crescere) ai primi mesi di vita del beb\u00e8? Queste risposte, tutt\u2019altro che prevedibili, avranno un impatto decisivo sulla sua carriera e la sua vita personale. Squilibrio di genere nel mondo del lavoro, Gender Pay Gap e Child Penalty Sfogliando il Rapporto Inapp sono davvero preoccupanti i dati che testimoniano lo squilibrio di genere nel mondo del lavoro: quasi una donna su cinque lascia il lavoro con l&#8217;arrivo del primo figlio e la motivazione pi\u00f9 comune \u00e8 proprio la difficolt\u00e0 a conciliare vita privata\/lavoro. Prima della mia gravidanza non conoscevo molte altre neomamme millennial, anzi direi che le mie conoscenti coetanee e mamme si contavano appena. Non \u00e8 infatti un segreto che di figli non se ne fanno quasi pi\u00f9. In ogni caso, rispetto al mio contesto, prima della mia gravidanza avevo a che fare quasi solo con donne in attivit\u00e0 lavorativa. Adesso invece che frequento contesti dove mi \u00e8 pi\u00f9 facile conoscere altre mamme -un network di sorellanza pazzesco- scopro che molte di loro decidono di lasciare il lavoro dopo il primo figlio o di accontentarsi di un impiego modesto mentre il partner cresce professionalmente o almeno si ritiene soddisfatto della sua sfera professionale. Alcune mi dicono che per riprendere a lavorare devono assumere una baby-sitter ma che costa troppo, o che gli asili sono di difficile accesso. Che non ce la si fa coi costi e che tanto vale rinunciare a uno dei due stipendi in casa, poich\u00e9 uno dei due si riduce a pagare le sole spese, finendo comunque per perdersi dei momenti con i figli che non torneranno. E cos\u00ec alcune di noi rinunciano alla propria carriera, quindi allo stipendio. Quindi alla propria indipendenza. Questa si chiama #ChildPenalty. Mamma o lavoratrice? Da dilemma a binomio necessario Gioia a parte, la gravidanza \u00e8 un&#8217;esperienza forte, il parto non ne discutiamo proprio e il resto poi \u00e8 tutto in salita. Incluso le scelte di vita che ne conseguono. E dire che per chi la desidera, la maternit\u00e0 \u00e8 uno dei momenti pi\u00f9 pieni e felici della vita. Peccato debba coesistere questo contrasto in cui, a volte, sia necessario scegliere se fare la mamma o la lavoratrice. O, in alcuni casi, a rinunciare a scalare la vetta di quel famoso soffitto di cristallo. La maternit\u00e0 viene dunque vissuta come una fragilit\u00e0 in un contesto sociale in crisi. Diviene fondamentale che tutte le aziende &#8211; attori sociali del cambiamento e comunit\u00e0 inclusive \u2013 si attivino per contrastare il Gender Gap che si rivela nella maternit\u00e0. Un passo significativo potrebbe essere la firma del Codice di autodisciplina, che viene proposto liberamente a tutte le imprese per sostenere la maternit\u00e0, con lo scopo di arrestare la decrescita e incentivare la natalit\u00e0, favorire la continuit\u00e0 di carriera delle madri, sostenere economicamente le iniziative di cura e educazione dei figli. Anche confrontarsi con le linee guida della Certificazione per la Parit\u00e0 di genere UNI\/Pdr 125:2022, \u00e8 un\u2019occasione per scoprire se la propria azienda sia compliant con i requisiti richiesti per ottenerla e dunque attivarsi in tal senso. Ma non basta. Per quanto si possa generalizzare omologando procedure e regole nel tentativo di regolamentare i bisogni di gestanti e neomamme, e bilanciare la genitorialit\u00e0, ogni esperienza \u00e8 a s\u00e9 ed effettivamente questo \u00e8 l&#8217;unico assunto certo per tutte. Il primo mese e mezzo basta a mala pena a riprendersi dal parto, capire se e come avviare l&#8217;allattamento e gestire il beb\u00e8. Dai due mesi inizi a mettere piede fuori casa, a rimescolarti col mondo esterno e con gli altri. Siamo arrivati a tre mesi. Epoca dei primi vaccini. Ricominci a sentire il tuo corpo pi\u00f9 sgonfio, a sentirti pi\u00f9 serena. Il rapporto con il beb\u00e8 si intensifica, la sua energia aumenta e il nuovo assetto familiare va pian piano saldandosi. Arrivano lo svezzamento, la dentizione eccetera. Come si pu\u00f2 pensare che tre o cinque mesi possano bastare per affrontare questa montagna di cambiamenti, rimettersi in sesto, sistemare i nuovi equilibri e tornare al lavoro a pieno regime, millantando una carica energetica che neanche venti giorni di ferie restituiscono? Ci dicono che l&#8217;epoca delle eroine \u00e8 finita. Eppure, le sento gi\u00e0 alcune donne dire &#8220;e io come ho fatto ai miei tempi?!\u201d. 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Da qui in poi scatta il congedo non obbligatorio, di cui un mese retribuito all&#8217;80% &#8211; secondo la Legge di Bilancio 2023- e il resto al 30%. [Questo articolo non si pone l&#8217;obiettivo di essere una guida esaustiva al congedo di maternit\u00e0, per questo scopo si rimanda il lettore al sito Inps.] Cosa succede prima della battuta d\u2019arresto dei cinque mesi obbligatori di congedo nell\u2019ambito lavorativo della donna? E cosa avviene durante la sua assenza? E poi ancora, al suo rientro, cosa trover\u00e0? Come potr\u00e0 coniugare vita professionale (magari con anche l\u2019aspirazione di crescere) ai primi mesi di vita del beb\u00e8? Queste risposte, tutt\u2019altro che prevedibili, avranno un impatto decisivo sulla sua carriera e la sua vita personale. Squilibrio di genere nel mondo del lavoro, Gender Pay Gap e Child Penalty Sfogliando il Rapporto Inapp sono davvero preoccupanti i dati che testimoniano lo squilibrio di genere nel mondo del lavoro: quasi una donna su cinque lascia il lavoro con l&#8217;arrivo del primo figlio e la motivazione pi\u00f9 comune \u00e8 proprio la difficolt\u00e0 a conciliare vita privata\/lavoro. Prima della mia gravidanza non conoscevo molte altre neomamme millennial, anzi direi che le mie conoscenti coetanee e mamme si contavano appena. Non \u00e8 infatti un segreto che di figli non se ne fanno quasi pi\u00f9. In ogni caso, rispetto al mio contesto, prima della mia gravidanza avevo a che fare quasi solo con donne in attivit\u00e0 lavorativa. Adesso invece che frequento contesti dove mi \u00e8 pi\u00f9 facile conoscere altre mamme -un network di sorellanza pazzesco- scopro che molte di loro decidono di lasciare il lavoro dopo il primo figlio o di accontentarsi di un impiego modesto mentre il partner cresce professionalmente o almeno si ritiene soddisfatto della sua sfera professionale. Alcune mi dicono che per riprendere a lavorare devono assumere una baby-sitter ma che costa troppo, o che gli asili sono di difficile accesso. Che non ce la si fa coi costi e che tanto vale rinunciare a uno dei due stipendi in casa, poich\u00e9 uno dei due si riduce a pagare le sole spese, finendo comunque per perdersi dei momenti con i figli che non torneranno. E cos\u00ec alcune di noi rinunciano alla propria carriera, quindi allo stipendio. Quindi alla propria indipendenza. Questa si chiama #ChildPenalty. Mamma o lavoratrice? Da dilemma a binomio necessario Gioia a parte, la gravidanza \u00e8 un&#8217;esperienza forte, il parto non ne discutiamo proprio e il resto poi \u00e8 tutto in salita. Incluso le scelte di vita che ne conseguono. E dire che per chi la desidera, la maternit\u00e0 \u00e8 uno dei momenti pi\u00f9 pieni e felici della vita. Peccato debba coesistere questo contrasto in cui, a volte, sia necessario scegliere se fare la mamma o la lavoratrice. O, in alcuni casi, a rinunciare a scalare la vetta di quel famoso soffitto di cristallo. La maternit\u00e0 viene dunque vissuta come una fragilit\u00e0 in un contesto sociale in crisi. Diviene fondamentale che tutte le aziende &#8211; attori sociali del cambiamento e comunit\u00e0 inclusive \u2013 si attivino per contrastare il Gender Gap che si rivela nella maternit\u00e0. Un passo significativo potrebbe essere la firma del Codice di autodisciplina, che viene proposto liberamente a tutte le imprese per sostenere la maternit\u00e0, con lo scopo di arrestare la decrescita e incentivare la natalit\u00e0, favorire la continuit\u00e0 di carriera delle madri, sostenere economicamente le iniziative di cura e educazione dei figli. Anche confrontarsi con le linee guida della Certificazione per la Parit\u00e0 di genere UNI\/Pdr 125:2022, \u00e8 un\u2019occasione per scoprire se la propria azienda sia compliant con i requisiti richiesti per ottenerla e dunque attivarsi in tal senso. Ma non basta. Per quanto si possa generalizzare omologando procedure e regole nel tentativo di regolamentare i bisogni di gestanti e neomamme, e bilanciare la genitorialit\u00e0, ogni esperienza \u00e8 a s\u00e9 ed effettivamente questo \u00e8 l&#8217;unico assunto certo per tutte. Il primo mese e mezzo basta a mala pena a riprendersi dal parto, capire se e come avviare l&#8217;allattamento e gestire il beb\u00e8. Dai due mesi inizi a mettere piede fuori casa, a rimescolarti col mondo esterno e con gli altri. Siamo arrivati a tre mesi. Epoca dei primi vaccini. Ricominci a sentire il tuo corpo pi\u00f9 sgonfio, a sentirti pi\u00f9 serena. Il rapporto con il beb\u00e8 si intensifica, la sua energia aumenta e il nuovo assetto familiare va pian piano saldandosi. Arrivano lo svezzamento, la dentizione eccetera. Come si pu\u00f2 pensare che tre o cinque mesi possano bastare per affrontare questa montagna di cambiamenti, rimettersi in sesto, sistemare i nuovi equilibri e tornare al lavoro a pieno regime, millantando una carica energetica che neanche venti giorni di ferie restituiscono? Ci dicono che l&#8217;epoca delle eroine \u00e8 finita. Eppure, le sento gi\u00e0 alcune donne dire &#8220;e io come ho fatto ai miei tempi?!\u201d. 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