{"id":5460,"date":"2023-10-18T20:08:26","date_gmt":"2023-10-18T19:08:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.noidtelecom.it\/?p=5460"},"modified":"2023-10-18T20:10:06","modified_gmt":"2023-10-18T19:10:06","slug":"eterne-signorine-recitare-gli-stereotipi-di-genere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.noidtelecom.it\/index.php\/2023\/10\/18\/eterne-signorine-recitare-gli-stereotipi-di-genere\/","title":{"rendered":"Eterne Signorine? Recitare gli stereotipi di genere"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un tema che mi sta a cuore da anni, la parit\u00e0 di genere. Venerd\u00ec 22 settembre, presso l\u2019azienda CRM Partners, si \u00e8 tenuto il mio primo speech, a titolo personale, sull\u2019Empowerment femminile. Sono stata invitata a condividere la mia testimonianza insieme a Fabiana Musicco, una donna di grande spessore professionale ed umano, che ha avuto il coraggio, circa venti anni fa, di lasciare, da dirigente, una azienda per affrontare una sfida culturale e sociale immensa: lanciare una onlus.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insieme abbiamo preparato l\u2019incontro, ci siamo confrontate, ci siamo guardate dentro, abbiamo ricostruito i nostri percorsi e poi ci siamo riconosciute nelle parole di Michela Murgia, raccolte dentro un suo prezioso libro: \u201cStai zitta\u201d. &nbsp;Ci siamo ispirate a lei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel venerd\u00ec mattina, la stanza era piena di giovani donne e uomini. Ho intravisto in alcuni sguardi la curiosit\u00e0, in altri, un amletico dubbio, in altri ancora, una aprioristica sfida. L\u2019agenda della giornata prevedeva i nostri due interventi, una fase di confronto e a seguire la creazione di gruppi per la simulazione di situazioni di discriminazione di genere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo le presentazioni iniziali della Responsabile HR Costanza Fratta e del CEO dell\u2019azienda Armando De Lucia, io e Fabiana iniziamo il nostro speech. Fabiana si presenta e si racconta con emozione e passione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando tocca a me, mi autodefinisco ingegnera e femminista ed inizio a parlare di <strong>numeri.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma non per annoiare, solo per condividere il quadro della <strong>condizione femminile<\/strong> nel mondo ed in Italia. Tra i vari numeri, riporto che secondo l\u2019ONU, per raggiugere la parit\u00e0 salariale nel mondo, ci vorranno <strong>257 anni<\/strong> e che in Italia le donne CEO di societ\u00e0 quotate sono l\u20198%.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi parliamo del <strong>tetto di cristallo<\/strong> (la difficolt\u00e0 delle donne di raggiungere posizioni apicali) che \u00e8 ancora un fenomeno strutturale, ci diciamo che probabilmente c\u2019\u00e8 ancora bisogno delle quote rose per sfondarlo, soprattutto perch\u00e9 il rischio \u00e8 che le donne rinuncino alla sfida gi\u00e0 in partenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la dimensione dei numeri, esploriamo con Fabiana l\u2019insidioso mondo delle <strong>parole<\/strong>.Nanni Moretti in Palombella rossadice che<strong> \u201cLe parole sono importanti\u201d<\/strong> ed anche noi ci domandiamo come mai ancora oggi su tante professioni si predilige il maschile, come se fosse considerato pi\u00f9 prestigioso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Noi la pensiamo come Murgia, dichiariamo cio\u00e8 che se proprio noi donne preferiamo non usare la forma corretta, come avvocata, <strong>ingegnera<\/strong>, architetta, siamo noi stesse a non darci prestigio. \u00c8 cos\u00ec che continuiamo a perpetrare la discriminazione con <strong>l\u2019imposizione d<\/strong>el <strong>maschile universale<\/strong>. Murgia sostiene che \u00e8 come se stessimo occupando abusivamente il posto di un uomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo abituate ad ascoltare appellativi come AstroSamantha o Astromamma per donne che hanno un ruolo professionale di rilievo, ma non capita mai di sentir chiamare un astronauta uomo con l\u2019appellativo di Astropap\u00e0. Tutto ci\u00f2 ci sembra normale. Ma non lo \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo il complesso mondo delle parole, io e Fabiana affrontiamo il tragico mondo offeso del <strong>corpo<\/strong> femminile. Parliamo della cultura patriarcale e dei danni macroscopici che ha inferto nelle menti delle persone, donne e uomini indistintamente. Raccontiamo che siamo stati sottoposti per anni a un bombardamento mediatico di immagini svilenti in cui il corpo femminile veniva oggettivizzato e ridotto quasi sempre ad una sola parte erotica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo ipotizzato che una <strong>reificazione della donna<\/strong> cos\u00ec diffusa, possa purtroppo, anche solo inconsciamente, produrre situazioni <strong>imbarazzanti<\/strong> per le donne anche nel mondo del lavoro. Il rischio, abbiamo detto, \u00e8 che diventi legittimo non riconoscere l\u2019autorevolezza alle donne, perpetrando la brutta abitudine di organizzare solo i <strong>manel,<\/strong> ossia gli <strong>all male panel<\/strong>, congressi in cui vengono invitati a parlare solo gli uomini, poich\u00e9 ritenuti pi\u00f9 autorevoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 cos\u00ec abituati a dare visibilit\u00e0 agli uomini che si fa fatica a riconoscere il valore delle donne, il loro peso specifico, e sicuramente averle ignorate, ridicolizzate e ridimensionate al ruolo di principianti, non ha aiutato la causa. Fabiana ha raccontato un episodio in cui nonostante lei fosse una dirigente, i capi erano soliti appellarla con il nomignolo di \u201cragazza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste situazioni purtroppo tendono a <strong>sminuire<\/strong> la donna, a rimpicciolirla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo riflettuto sul fatto che per le donne \u00e8 quasi impossibile farsi chiamare con il cognome e con il titolo professionale: noi siamo le eterne \u201csignorine\u201d, infatti al bar, di solito solo il nostro collega maschio viene chiamato con l\u2019appellativo di \u201cIngegnere\u201d.&nbsp; Noi restiamo solo delle \u201csignorine\u201d anche se siamo Ingegnere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo noi, abbiamo continuato, raggiungere il potere in poche non serve a nulla, serve farlo <strong>insieme<\/strong>, ci vuole una massa critica minima e delle sorelle capaci di dedicarsi ad altre sorelle, costruendo percorsi di emancipazione in grado di far superare <strong>a tutte<\/strong> gli ostacoli sessisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti, secondo noi la leggenda che le donne <strong>siano rivali \u00e8 solo una strategia del patriarcato<\/strong>, che ci vuole divise. Noi non siamo rivali, ma crederlo e dircelo <strong>rafforza il pensiero unico maschile<\/strong> e ci indebolisce dividendoci, come sostiene Murgia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Insieme facciamo paura<\/strong> e se poi in quell\u2019insieme hanno il <strong>coraggio di entrare anche gli uomini<\/strong>, faremo paura ancora di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo noi, infatti, <strong>l\u2019alleanza con gli uomini<\/strong> \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 la difesa di una donna dagli attacchi sessisti pu\u00f2 farla una donna, ma anche un uomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cultura di parit\u00e0 che vorremmo diffondere, secondo noi, deve partire dalle bambine, abbiamo detto, perch\u00e9 l\u2019immagine della <strong>donna che aspetta il principe azzurro<\/strong> vorremmo scardinarla una volta per tutte, perch\u00e9, secondo noi, alle bambine va insegnato il valore <strong>dell\u2019indipendenza,<\/strong> l\u2019importanza del proprio corpo e la potenza delle parole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le bambine non devono vivere pi\u00f9 di <strong>eterna approvazione maschile<\/strong> o diventare donne in un universo di <strong>penelopismo<\/strong> esasperato, ma devono fare un percorso di consapevolezza, un viaggio verso un futuro in cui saranno davvero libere di scegliere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alle fine dello speech alcuni uomini si sono riconosciuti nei nostri pensieri, affermando anche con coraggio che quella cultura patriarcale danneggia anche loro, poich\u00e9 li imprigiona in un modello rigido e claustrofobico. Altri uomini, invece, anche se erano d\u2019accordo su tutto, hanno sollevato dei dubbi su alcune parole (<em>ingegnera, architetta sono parole che non esistono e sono cacofoniche!),<\/em> sulle quote rosa (<em>dobbiamo avere persone competenti, non dobbiamo selezionare in base al sesso<\/em>) e sull\u2019oggettivazione del corpo che secondo loro \u00e8 anche colpa delle donne (<em>eh per\u00f2 le donne su Instagram sono sempre mezze nude, sono loro ad auto-oggettivizzarsi<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 acceso un vivace dibattito tra uomini e donne, anche quelle che sembravano un po\u2019 nascoste, accartocciate nella loro sedia, per non dare nell\u2019occhio, forse quelle pi\u00f9 timide, hanno poi preso la parola con determinazione ed espresso i loro pensieri, spiegato, guardando dritte negli occhi, perch\u00e9 quanto avevamo detto era giusto, secondo loro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche se ci si pu\u00f2 accontentare di vivere gioiosamente nella distanza, abbiamo deciso di fare un esperimento, far provare a tutte e tutti il disagio di certe situazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto \u00e8 iniziata la parte di laboratorio della giornata: abbiamo diviso la platea in gruppi misti, uomini e donne, e li abbiamo sollecitati a simulare scene di discriminazione di genere. Hanno recitato, tra l\u2019altro molto bene. Alcuni uomini hanno scelto di fare la parte delle donne, altri hanno scelto di essere la mente delle donne. Io e Fabiana abbiamo moderato e dato dei piccoli suggerimenti e proposto tattiche per uscire fuori da certe situazioni. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 stato divertente, catartico e potente. Per le donne perch\u00e9 si sono sentite capite e accolte, per gli uomini perch\u00e9 si sono immedesimati benissimo in ruoli lontani da loro e per noi perch\u00e9 abbiamo colto da lontano una piccola luce di trasformazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Non so se gli uomini che avevano qualche dubbio all\u2019inizio, abbiano poi riconosciuto quanto tutte e tutti siamo vittime inconsapevoli degli stereotipi, forse non lo sapremo mai, ma dopo le simulazioni, ho notato uno sguardo diverso, forse pi\u00f9 consapevole, pi\u00f9 complice, pi\u00f9 vicino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sicuramente la strada \u00e8 questa, cercare di creare una maggiore consapevolezza tra le persone, affrontare la dialettica costruttiva senza paura, per costruire davvero una societ\u00e0 pi\u00f9 equa ed inclusiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00a0Proviamo a percorrerla <strong>tutte e tutti insieme<\/strong>. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A cura di Laura Bernardini<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un tema che mi sta a cuore da anni, la parit\u00e0 di genere. Venerd\u00ec 22 settembre, presso l\u2019azienda CRM Partners, si \u00e8 tenuto il mio primo speech, a titolo personale, sull\u2019Empowerment femminile. Sono stata invitata a condividere la mia testimonianza insieme a Fabiana Musicco, una donna di grande spessore professionale ed umano, che ha avuto il coraggio, circa venti anni fa, di lasciare, da dirigente, una azienda per affrontare una sfida culturale e sociale immensa: lanciare una onlus. Insieme abbiamo preparato l\u2019incontro, ci siamo confrontate, ci siamo guardate dentro, abbiamo ricostruito i nostri percorsi e poi ci siamo riconosciute nelle parole di Michela Murgia, raccolte dentro un suo prezioso libro: \u201cStai zitta\u201d. &nbsp;Ci siamo ispirate a lei. Quel venerd\u00ec mattina, la stanza era piena di giovani donne e uomini. Ho intravisto in alcuni sguardi la curiosit\u00e0, in altri, un amletico dubbio, in altri ancora, una aprioristica sfida. L\u2019agenda della giornata prevedeva i nostri due interventi, una fase di confronto e a seguire la creazione di gruppi per la simulazione di situazioni di discriminazione di genere. Dopo le presentazioni iniziali della Responsabile HR Costanza Fratta e del CEO dell\u2019azienda Armando De Lucia, io e Fabiana iniziamo il nostro speech. Fabiana si presenta e si racconta con emozione e passione. Quando tocca a me, mi autodefinisco ingegnera e femminista ed inizio a parlare di numeri. Ma non per annoiare, solo per condividere il quadro della condizione femminile nel mondo ed in Italia. Tra i vari numeri, riporto che secondo l\u2019ONU, per raggiugere la parit\u00e0 salariale nel mondo, ci vorranno 257 anni e che in Italia le donne CEO di societ\u00e0 quotate sono l\u20198%. Quindi parliamo del tetto di cristallo (la difficolt\u00e0 delle donne di raggiungere posizioni apicali) che \u00e8 ancora un fenomeno strutturale, ci diciamo che probabilmente c\u2019\u00e8 ancora bisogno delle quote rose per sfondarlo, soprattutto perch\u00e9 il rischio \u00e8 che le donne rinuncino alla sfida gi\u00e0 in partenza. Dopo la dimensione dei numeri, esploriamo con Fabiana l\u2019insidioso mondo delle parole.Nanni Moretti in Palombella rossadice che \u201cLe parole sono importanti\u201d ed anche noi ci domandiamo come mai ancora oggi su tante professioni si predilige il maschile, come se fosse considerato pi\u00f9 prestigioso. Noi la pensiamo come Murgia, dichiariamo cio\u00e8 che se proprio noi donne preferiamo non usare la forma corretta, come avvocata, ingegnera, architetta, siamo noi stesse a non darci prestigio. \u00c8 cos\u00ec che continuiamo a perpetrare la discriminazione con l\u2019imposizione del maschile universale. Murgia sostiene che \u00e8 come se stessimo occupando abusivamente il posto di un uomo. Siamo abituate ad ascoltare appellativi come AstroSamantha o Astromamma per donne che hanno un ruolo professionale di rilievo, ma non capita mai di sentir chiamare un astronauta uomo con l\u2019appellativo di Astropap\u00e0. Tutto ci\u00f2 ci sembra normale. Ma non lo \u00e8. Dopo il complesso mondo delle parole, io e Fabiana affrontiamo il tragico mondo offeso del corpo femminile. Parliamo della cultura patriarcale e dei danni macroscopici che ha inferto nelle menti delle persone, donne e uomini indistintamente. Raccontiamo che siamo stati sottoposti per anni a un bombardamento mediatico di immagini svilenti in cui il corpo femminile veniva oggettivizzato e ridotto quasi sempre ad una sola parte erotica. Abbiamo ipotizzato che una reificazione della donna cos\u00ec diffusa, possa purtroppo, anche solo inconsciamente, produrre situazioni imbarazzanti per le donne anche nel mondo del lavoro. Il rischio, abbiamo detto, \u00e8 che diventi legittimo non riconoscere l\u2019autorevolezza alle donne, perpetrando la brutta abitudine di organizzare solo i manel, ossia gli all male panel, congressi in cui vengono invitati a parlare solo gli uomini, poich\u00e9 ritenuti pi\u00f9 autorevoli. Si \u00e8 cos\u00ec abituati a dare visibilit\u00e0 agli uomini che si fa fatica a riconoscere il valore delle donne, il loro peso specifico, e sicuramente averle ignorate, ridicolizzate e ridimensionate al ruolo di principianti, non ha aiutato la causa. Fabiana ha raccontato un episodio in cui nonostante lei fosse una dirigente, i capi erano soliti appellarla con il nomignolo di \u201cragazza\u201d. Queste situazioni purtroppo tendono a sminuire la donna, a rimpicciolirla. Abbiamo riflettuto sul fatto che per le donne \u00e8 quasi impossibile farsi chiamare con il cognome e con il titolo professionale: noi siamo le eterne \u201csignorine\u201d, infatti al bar, di solito solo il nostro collega maschio viene chiamato con l\u2019appellativo di \u201cIngegnere\u201d.&nbsp; Noi restiamo solo delle \u201csignorine\u201d anche se siamo Ingegnere. Secondo noi, abbiamo continuato, raggiungere il potere in poche non serve a nulla, serve farlo insieme, ci vuole una massa critica minima e delle sorelle capaci di dedicarsi ad altre sorelle, costruendo percorsi di emancipazione in grado di far superare a tutte gli ostacoli sessisti. Infatti, secondo noi la leggenda che le donne siano rivali \u00e8 solo una strategia del patriarcato, che ci vuole divise. Noi non siamo rivali, ma crederlo e dircelo rafforza il pensiero unico maschile e ci indebolisce dividendoci, come sostiene Murgia. Insieme facciamo paura e se poi in quell\u2019insieme hanno il coraggio di entrare anche gli uomini, faremo paura ancora di pi\u00f9. Secondo noi, infatti, l\u2019alleanza con gli uomini \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 la difesa di una donna dagli attacchi sessisti pu\u00f2 farla una donna, ma anche un uomo. La cultura di parit\u00e0 che vorremmo diffondere, secondo noi, deve partire dalle bambine, abbiamo detto, perch\u00e9 l\u2019immagine della donna che aspetta il principe azzurro vorremmo scardinarla una volta per tutte, perch\u00e9, secondo noi, alle bambine va insegnato il valore dell\u2019indipendenza, l\u2019importanza del proprio corpo e la potenza delle parole. Le bambine non devono vivere pi\u00f9 di eterna approvazione maschile o diventare donne in un universo di penelopismo esasperato, ma devono fare un percorso di consapevolezza, un viaggio verso un futuro in cui saranno davvero libere di scegliere. Alle fine dello speech alcuni uomini si sono riconosciuti nei nostri pensieri, affermando anche con coraggio che quella cultura patriarcale danneggia anche loro, poich\u00e9 li imprigiona in un modello rigido e claustrofobico. Altri uomini, invece, anche se erano d\u2019accordo su tutto, hanno sollevato dei dubbi su alcune parole (ingegnera, architetta sono parole che non esistono e sono cacofoniche!), sulle quote rosa (dobbiamo avere persone competenti, non dobbiamo selezionare<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":5461,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","sfsi_plus_gutenberg_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_show_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_type":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_alignemt":"","sfsi_plus_gutenburg_max_per_row":"","_exactmetrics_skip_tracking":false,"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","ast-disable-related-posts":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"set","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-5460","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uncategorized"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Eterne Signorine? 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Dopo le presentazioni iniziali della Responsabile HR Costanza Fratta e del CEO dell\u2019azienda Armando De Lucia, io e Fabiana iniziamo il nostro speech. Fabiana si presenta e si racconta con emozione e passione. Quando tocca a me, mi autodefinisco ingegnera e femminista ed inizio a parlare di numeri. Ma non per annoiare, solo per condividere il quadro della condizione femminile nel mondo ed in Italia. Tra i vari numeri, riporto che secondo l\u2019ONU, per raggiugere la parit\u00e0 salariale nel mondo, ci vorranno 257 anni e che in Italia le donne CEO di societ\u00e0 quotate sono l\u20198%. Quindi parliamo del tetto di cristallo (la difficolt\u00e0 delle donne di raggiungere posizioni apicali) che \u00e8 ancora un fenomeno strutturale, ci diciamo che probabilmente c\u2019\u00e8 ancora bisogno delle quote rose per sfondarlo, soprattutto perch\u00e9 il rischio \u00e8 che le donne rinuncino alla sfida gi\u00e0 in partenza. Dopo la dimensione dei numeri, esploriamo con Fabiana l\u2019insidioso mondo delle parole.Nanni Moretti in Palombella rossadice che \u201cLe parole sono importanti\u201d ed anche noi ci domandiamo come mai ancora oggi su tante professioni si predilige il maschile, come se fosse considerato pi\u00f9 prestigioso. Noi la pensiamo come Murgia, dichiariamo cio\u00e8 che se proprio noi donne preferiamo non usare la forma corretta, come avvocata, ingegnera, architetta, siamo noi stesse a non darci prestigio. \u00c8 cos\u00ec che continuiamo a perpetrare la discriminazione con l\u2019imposizione del maschile universale. Murgia sostiene che \u00e8 come se stessimo occupando abusivamente il posto di un uomo. Siamo abituate ad ascoltare appellativi come AstroSamantha o Astromamma per donne che hanno un ruolo professionale di rilievo, ma non capita mai di sentir chiamare un astronauta uomo con l\u2019appellativo di Astropap\u00e0. Tutto ci\u00f2 ci sembra normale. Ma non lo \u00e8. Dopo il complesso mondo delle parole, io e Fabiana affrontiamo il tragico mondo offeso del corpo femminile. Parliamo della cultura patriarcale e dei danni macroscopici che ha inferto nelle menti delle persone, donne e uomini indistintamente. Raccontiamo che siamo stati sottoposti per anni a un bombardamento mediatico di immagini svilenti in cui il corpo femminile veniva oggettivizzato e ridotto quasi sempre ad una sola parte erotica. Abbiamo ipotizzato che una reificazione della donna cos\u00ec diffusa, possa purtroppo, anche solo inconsciamente, produrre situazioni imbarazzanti per le donne anche nel mondo del lavoro. Il rischio, abbiamo detto, \u00e8 che diventi legittimo non riconoscere l\u2019autorevolezza alle donne, perpetrando la brutta abitudine di organizzare solo i manel, ossia gli all male panel, congressi in cui vengono invitati a parlare solo gli uomini, poich\u00e9 ritenuti pi\u00f9 autorevoli. Si \u00e8 cos\u00ec abituati a dare visibilit\u00e0 agli uomini che si fa fatica a riconoscere il valore delle donne, il loro peso specifico, e sicuramente averle ignorate, ridicolizzate e ridimensionate al ruolo di principianti, non ha aiutato la causa. Fabiana ha raccontato un episodio in cui nonostante lei fosse una dirigente, i capi erano soliti appellarla con il nomignolo di \u201cragazza\u201d. Queste situazioni purtroppo tendono a sminuire la donna, a rimpicciolirla. Abbiamo riflettuto sul fatto che per le donne \u00e8 quasi impossibile farsi chiamare con il cognome e con il titolo professionale: noi siamo le eterne \u201csignorine\u201d, infatti al bar, di solito solo il nostro collega maschio viene chiamato con l\u2019appellativo di \u201cIngegnere\u201d.&nbsp; Noi restiamo solo delle \u201csignorine\u201d anche se siamo Ingegnere. Secondo noi, abbiamo continuato, raggiungere il potere in poche non serve a nulla, serve farlo insieme, ci vuole una massa critica minima e delle sorelle capaci di dedicarsi ad altre sorelle, costruendo percorsi di emancipazione in grado di far superare a tutte gli ostacoli sessisti. Infatti, secondo noi la leggenda che le donne siano rivali \u00e8 solo una strategia del patriarcato, che ci vuole divise. Noi non siamo rivali, ma crederlo e dircelo rafforza il pensiero unico maschile e ci indebolisce dividendoci, come sostiene Murgia. Insieme facciamo paura e se poi in quell\u2019insieme hanno il coraggio di entrare anche gli uomini, faremo paura ancora di pi\u00f9. Secondo noi, infatti, l\u2019alleanza con gli uomini \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 la difesa di una donna dagli attacchi sessisti pu\u00f2 farla una donna, ma anche un uomo. 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Insieme abbiamo preparato l\u2019incontro, ci siamo confrontate, ci siamo guardate dentro, abbiamo ricostruito i nostri percorsi e poi ci siamo riconosciute nelle parole di Michela Murgia, raccolte dentro un suo prezioso libro: \u201cStai zitta\u201d. &nbsp;Ci siamo ispirate a lei. Quel venerd\u00ec mattina, la stanza era piena di giovani donne e uomini. Ho intravisto in alcuni sguardi la curiosit\u00e0, in altri, un amletico dubbio, in altri ancora, una aprioristica sfida. L\u2019agenda della giornata prevedeva i nostri due interventi, una fase di confronto e a seguire la creazione di gruppi per la simulazione di situazioni di discriminazione di genere. Dopo le presentazioni iniziali della Responsabile HR Costanza Fratta e del CEO dell\u2019azienda Armando De Lucia, io e Fabiana iniziamo il nostro speech. Fabiana si presenta e si racconta con emozione e passione. Quando tocca a me, mi autodefinisco ingegnera e femminista ed inizio a parlare di numeri. Ma non per annoiare, solo per condividere il quadro della condizione femminile nel mondo ed in Italia. Tra i vari numeri, riporto che secondo l\u2019ONU, per raggiugere la parit\u00e0 salariale nel mondo, ci vorranno 257 anni e che in Italia le donne CEO di societ\u00e0 quotate sono l\u20198%. Quindi parliamo del tetto di cristallo (la difficolt\u00e0 delle donne di raggiungere posizioni apicali) che \u00e8 ancora un fenomeno strutturale, ci diciamo che probabilmente c\u2019\u00e8 ancora bisogno delle quote rose per sfondarlo, soprattutto perch\u00e9 il rischio \u00e8 che le donne rinuncino alla sfida gi\u00e0 in partenza. Dopo la dimensione dei numeri, esploriamo con Fabiana l\u2019insidioso mondo delle parole.Nanni Moretti in Palombella rossadice che \u201cLe parole sono importanti\u201d ed anche noi ci domandiamo come mai ancora oggi su tante professioni si predilige il maschile, come se fosse considerato pi\u00f9 prestigioso. Noi la pensiamo come Murgia, dichiariamo cio\u00e8 che se proprio noi donne preferiamo non usare la forma corretta, come avvocata, ingegnera, architetta, siamo noi stesse a non darci prestigio. \u00c8 cos\u00ec che continuiamo a perpetrare la discriminazione con l\u2019imposizione del maschile universale. Murgia sostiene che \u00e8 come se stessimo occupando abusivamente il posto di un uomo. Siamo abituate ad ascoltare appellativi come AstroSamantha o Astromamma per donne che hanno un ruolo professionale di rilievo, ma non capita mai di sentir chiamare un astronauta uomo con l\u2019appellativo di Astropap\u00e0. Tutto ci\u00f2 ci sembra normale. Ma non lo \u00e8. Dopo il complesso mondo delle parole, io e Fabiana affrontiamo il tragico mondo offeso del corpo femminile. Parliamo della cultura patriarcale e dei danni macroscopici che ha inferto nelle menti delle persone, donne e uomini indistintamente. Raccontiamo che siamo stati sottoposti per anni a un bombardamento mediatico di immagini svilenti in cui il corpo femminile veniva oggettivizzato e ridotto quasi sempre ad una sola parte erotica. Abbiamo ipotizzato che una reificazione della donna cos\u00ec diffusa, possa purtroppo, anche solo inconsciamente, produrre situazioni imbarazzanti per le donne anche nel mondo del lavoro. Il rischio, abbiamo detto, \u00e8 che diventi legittimo non riconoscere l\u2019autorevolezza alle donne, perpetrando la brutta abitudine di organizzare solo i manel, ossia gli all male panel, congressi in cui vengono invitati a parlare solo gli uomini, poich\u00e9 ritenuti pi\u00f9 autorevoli. Si \u00e8 cos\u00ec abituati a dare visibilit\u00e0 agli uomini che si fa fatica a riconoscere il valore delle donne, il loro peso specifico, e sicuramente averle ignorate, ridicolizzate e ridimensionate al ruolo di principianti, non ha aiutato la causa. Fabiana ha raccontato un episodio in cui nonostante lei fosse una dirigente, i capi erano soliti appellarla con il nomignolo di \u201cragazza\u201d. Queste situazioni purtroppo tendono a sminuire la donna, a rimpicciolirla. Abbiamo riflettuto sul fatto che per le donne \u00e8 quasi impossibile farsi chiamare con il cognome e con il titolo professionale: noi siamo le eterne \u201csignorine\u201d, infatti al bar, di solito solo il nostro collega maschio viene chiamato con l\u2019appellativo di \u201cIngegnere\u201d.&nbsp; Noi restiamo solo delle \u201csignorine\u201d anche se siamo Ingegnere. Secondo noi, abbiamo continuato, raggiungere il potere in poche non serve a nulla, serve farlo insieme, ci vuole una massa critica minima e delle sorelle capaci di dedicarsi ad altre sorelle, costruendo percorsi di emancipazione in grado di far superare a tutte gli ostacoli sessisti. 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