{"id":6231,"date":"2024-05-15T16:19:02","date_gmt":"2024-05-15T15:19:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.noidtelecom.it\/?p=6231"},"modified":"2024-05-24T11:57:20","modified_gmt":"2024-05-24T10:57:20","slug":"sogni-di-stelle-e-scoperte-luminose-ho-portato-marie-curie-e-margherita-hack-nella-classe-di-mia-figlia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.noidtelecom.it\/index.php\/2024\/05\/15\/sogni-di-stelle-e-scoperte-luminose-ho-portato-marie-curie-e-margherita-hack-nella-classe-di-mia-figlia\/","title":{"rendered":"Sogni di stelle e scoperte luminose-Ho portato Marie Curie e Margherita Hack nella classe di mia figlia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parlare di materie STEM alle elementari<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un giorno di aprile, in una scuola elementare di Roma, \u00e8 stata organizzata una giornata speciale: genitori o nonni potevano candidarsi per tenere una lezione di scienze ai bambini. Ho deciso di candidarmi per la classe 1 E di mia figlia per parlare di due scienziate: Margherita Hack e Marie Curie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando sono entrata in classe, ho notato subito lo sguardo complice e divertito dei bambini e delle bambine che, conoscendomi gi\u00e0, erano curiosi e curiose di sapere cosa avrei raccontato. Neanche mia figlia ne era a conoscenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le maestre, che erano presenti e che hanno sostenuto questo progetto con entusiasmo e partecipazione, dopo aver governato con autorevolezza la frizzante vivacit\u00e0 della classe, ad un certo punto, quasi passandomi la palla, hanno dichiarato: \u201csono tutti suoi, Laura!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho deciso, dunque, di iniziare la lezione salutando la classe con un buongiorno rivolto sia ai bambini che alle bambine. Subito dopo mi sono presentata in modo formale, quasi come si fa ad una riunione di lavoro, cercando per\u00f2 di adottare un linguaggio semplice e intuitivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho raccontato ai bambini di aver studiato anche io alle elementari, alle medie, al Liceo classico ed infine ho raccontato di aver scelto all\u2019Universit\u00e0 la facolt\u00e0 di Ingegneria Nucleare. &nbsp;Mi sono dunque definita una Ingegnera Nucleare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per rompere il ghiaccio, ho consegnato ad ognuno di loro un cartoncino colorato, spiegando che, una volta ascoltata la storia di ogni scienziata, potevano scrivere una parola, una frase che li avesse colpiti o incuriositi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Appena ho colto degli sguardi attenti, ho iniziato a leggere la storia di Margherita Hack tratta dal libro: \u201cStorie della Buonanotte per bambine ribelli\u201d, la quale, nata circa cento anni fa, era una astrofisica, quindi studiosa delle stelle e dei pianeti e sosteneva che siamo tutti fatti interamente di elementi creati nel cuore delle stelle. Ho letto ad alta voce di come Margherita Hack scrutasse i cieli, attraverso un telescopio enorme ed ho specificato, scadenzando bene le parole, che aveva la testa piena di domande.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho colto l\u2019occasione per sottolineare come avere una testa piena di domande voglia dire essere persone curiose di conoscere il mistero della vita e il meccanismo affascinante della natura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho sottolineato il fatto che \u00e8 stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico e che aveva addirittura un asteroide che portava il suo nome. Ho aggiunto anche che non era una secchiona, infatti era solita dedicare tanto tempo anche allo sport, diventando persino campionessa nei salti in alto e in lungo. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho raccontato che Margherita Hack diceva che\u201d le stelle non sono molto diverse da noi: nascono, crescono, invecchiano e muoiono\u201d. Mi sono permessa di non pronunciare la parola \u201cmuoiono\u201d per non turbare i bambini, ma con mio stupore alcuni bambini hanno aggiunto \u201ce muoiono\u201d, dimostrando di sapere benissimo come funzionasse il ciclo della vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver letto tutta la storia, mi sono avvicinata ai bambini per leggere cosa avessero scritto ed ho letto ad alta voce tutte le loro parole che erano rimaste incollate nella loro testa e che avevano meticolosamente scritto sui cartoncini che avevo consegnato, ognuno con i propri tempi, la propria sensibilit\u00e0 e la propria memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parole e pensieri immensi erano incisi sul cartoncino, dalle piccole mani di questi bambini, come \u201cla testa piena di domande\u201d, \u201cLuce\u201d, \u201cdonna\u201d, \u201cscoperta\u201d, \u201cbuco nero\u201d, \u201ctelescopio\u201d, \u201cMarte\u201d, \u201cstelle\u201d, \u201cinvecchiano\u201d, \u201ccuriosit\u00e0\u201d\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;A questo punto ho dichiarato una cosa che li ha stupiti, ho detto loro che potevano rubare le parole degli altri bambini, se le ritenevano davvero interessanti. &nbsp;Ho spiegato che le idee degli altri ci arricchiscono tantissimo e non \u00e8 un reato rubarle. Divertiti da questa idea, hanno arricchito i loro cartoncini di nuove parole, venendo da me a farmele vedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo Margerita Hack, ho cominciato a leggere, la storia di Marie Curie, specificando che il suo vero cognome era Sk\u0142odowska. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho spiegato l\u2019importanza di ricordarla con il suo cognome, seppur difficile da pronunciare e da scrivere, e non quello del marito. Ho raccontato che duecento anni fa in Polonia, lei andava in una scuola segreta, perch\u00e9 le donne non potevano studiare all\u2019universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho guardato le bambine ed i bambini negli occhi ed ho ripetuto pi\u00f9 volte questo concetto: \u201cle donne non potevano studiare, quindi non potevano essere indipendenti e libere. \u201c<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho letto di quando Marie Sk\u0142odowska scopr\u00ec che a Parigi c\u2019era una universit\u00e0 che le avrebbe dato la possibilit\u00e0 di studiare e che quindi decise di trasferirsi l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marie Sk\u0142odowska si laure\u00f2 sia in fisica che in matematica e scopr\u00ec che alcuni minerali erano radioattivi, quindi, emanavano potenti raggi e brillavano al buio. Lei restava alzata tutta la notte per vederli brillare. I bambini sembravano incantati. Ho spiegato che le radiazioni hanno un potere strano, possono fare del bene come del male. Possono curare le malattie, ma allo stesso tempo possono anche essere pericolose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marie Sk\u0142odowska, insieme al marito Pierre Curie scopr\u00ec due nuovi elementi radioattivi: il polonio e il radio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Grazie a questa scoperta vinse due premi Nobel. Ho sottolineato guardandoli negli occhi che Marie Sk\u0142odowska fu la prima donna a vincere il premio Nobel, il premio per le grandi scoperte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto mi sono resa conto che alcuni bambini avevano associato il premio Nobel ad una specie di coppa della Champions e quindi ai tanti soldi che nella loro testa lei avesse vinto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho quindi dovuto frenare brutalmente la loro fantasia, raccontando invece dell\u2019immensa generosit\u00e0 di Marie Sk\u0142odowska, la quale, insieme al marito, decise di donare le scoperte all\u2019umanit\u00e0, senza dunque diventare mai ricca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo una prima delusione di sogni di ricchezza infranti, i bambini hanno capito che anche la generosit\u00e0, in fondo, era un qualcosa di bello e magicamente, piano piano, con i loro tempi, hanno cominciato a scrivere questa parola sui propri cartoncini e ci tenevano a farmela leggere: \u201cGenerosit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse non diventeranno tutte scienziate e tutti scienziati in classe di mia figlia, ma l\u2019importante \u00e8 che si sentano sempre libere e liberi di poterlo scegliere. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Penso anche che raccontare alle bambine storie di modelli di donne nelle materie STEM pu\u00f2 accompagnare il loro immaginario con modelli di entrambi i sessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Devo ammettere che fare la Maestra per un\u2019ora \u00e8 stata una esperienza stupenda e che quando all\u2019uscita di scuola un bambino mi ha fermato dicendomi: \u201cGrazie, mi \u00e8 piaciuta tanto Margherita Hack\u201d, mi sono emozionata ed ho pensato che, in fondo, qualsiasi cosa doniamo ci viene restituita in un circolo meraviglioso di splendida energia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">a cura di <a href=\"Laura%20Bernardini\">Laura Bernardini<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parlare di materie STEM alle elementari Un giorno di aprile, in una scuola elementare di Roma, \u00e8 stata organizzata una giornata speciale: genitori o nonni potevano candidarsi per tenere una lezione di scienze ai bambini. Ho deciso di candidarmi per la classe 1 E di mia figlia per parlare di due scienziate: Margherita Hack e Marie Curie.&nbsp; Quando sono entrata in classe, ho notato subito lo sguardo complice e divertito dei bambini e delle bambine che, conoscendomi gi\u00e0, erano curiosi e curiose di sapere cosa avrei raccontato. Neanche mia figlia ne era a conoscenza. Le maestre, che erano presenti e che hanno sostenuto questo progetto con entusiasmo e partecipazione, dopo aver governato con autorevolezza la frizzante vivacit\u00e0 della classe, ad un certo punto, quasi passandomi la palla, hanno dichiarato: \u201csono tutti suoi, Laura!\u201d Ho deciso, dunque, di iniziare la lezione salutando la classe con un buongiorno rivolto sia ai bambini che alle bambine. Subito dopo mi sono presentata in modo formale, quasi come si fa ad una riunione di lavoro, cercando per\u00f2 di adottare un linguaggio semplice e intuitivo. Ho raccontato ai bambini di aver studiato anche io alle elementari, alle medie, al Liceo classico ed infine ho raccontato di aver scelto all\u2019Universit\u00e0 la facolt\u00e0 di Ingegneria Nucleare. &nbsp;Mi sono dunque definita una Ingegnera Nucleare. Per rompere il ghiaccio, ho consegnato ad ognuno di loro un cartoncino colorato, spiegando che, una volta ascoltata la storia di ogni scienziata, potevano scrivere una parola, una frase che li avesse colpiti o incuriositi. Appena ho colto degli sguardi attenti, ho iniziato a leggere la storia di Margherita Hack tratta dal libro: \u201cStorie della Buonanotte per bambine ribelli\u201d, la quale, nata circa cento anni fa, era una astrofisica, quindi studiosa delle stelle e dei pianeti e sosteneva che siamo tutti fatti interamente di elementi creati nel cuore delle stelle. Ho letto ad alta voce di come Margherita Hack scrutasse i cieli, attraverso un telescopio enorme ed ho specificato, scadenzando bene le parole, che aveva la testa piena di domande. Ho colto l\u2019occasione per sottolineare come avere una testa piena di domande voglia dire essere persone curiose di conoscere il mistero della vita e il meccanismo affascinante della natura. Ho sottolineato il fatto che \u00e8 stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico e che aveva addirittura un asteroide che portava il suo nome. Ho aggiunto anche che non era una secchiona, infatti era solita dedicare tanto tempo anche allo sport, diventando persino campionessa nei salti in alto e in lungo. &nbsp; Ho raccontato che Margherita Hack diceva che\u201d le stelle non sono molto diverse da noi: nascono, crescono, invecchiano e muoiono\u201d. Mi sono permessa di non pronunciare la parola \u201cmuoiono\u201d per non turbare i bambini, ma con mio stupore alcuni bambini hanno aggiunto \u201ce muoiono\u201d, dimostrando di sapere benissimo come funzionasse il ciclo della vita. Dopo aver letto tutta la storia, mi sono avvicinata ai bambini per leggere cosa avessero scritto ed ho letto ad alta voce tutte le loro parole che erano rimaste incollate nella loro testa e che avevano meticolosamente scritto sui cartoncini che avevo consegnato, ognuno con i propri tempi, la propria sensibilit\u00e0 e la propria memoria. Parole e pensieri immensi erano incisi sul cartoncino, dalle piccole mani di questi bambini, come \u201cla testa piena di domande\u201d, \u201cLuce\u201d, \u201cdonna\u201d, \u201cscoperta\u201d, \u201cbuco nero\u201d, \u201ctelescopio\u201d, \u201cMarte\u201d, \u201cstelle\u201d, \u201cinvecchiano\u201d, \u201ccuriosit\u00e0\u201d\u2026 &nbsp;A questo punto ho dichiarato una cosa che li ha stupiti, ho detto loro che potevano rubare le parole degli altri bambini, se le ritenevano davvero interessanti. &nbsp;Ho spiegato che le idee degli altri ci arricchiscono tantissimo e non \u00e8 un reato rubarle. Divertiti da questa idea, hanno arricchito i loro cartoncini di nuove parole, venendo da me a farmele vedere. Dopo Margerita Hack, ho cominciato a leggere, la storia di Marie Curie, specificando che il suo vero cognome era Sk\u0142odowska. &nbsp; Ho spiegato l\u2019importanza di ricordarla con il suo cognome, seppur difficile da pronunciare e da scrivere, e non quello del marito. Ho raccontato che duecento anni fa in Polonia, lei andava in una scuola segreta, perch\u00e9 le donne non potevano studiare all\u2019universit\u00e0. Ho guardato le bambine ed i bambini negli occhi ed ho ripetuto pi\u00f9 volte questo concetto: \u201cle donne non potevano studiare, quindi non potevano essere indipendenti e libere. \u201c Ho letto di quando Marie Sk\u0142odowska scopr\u00ec che a Parigi c\u2019era una universit\u00e0 che le avrebbe dato la possibilit\u00e0 di studiare e che quindi decise di trasferirsi l\u00ec. Marie Sk\u0142odowska si laure\u00f2 sia in fisica che in matematica e scopr\u00ec che alcuni minerali erano radioattivi, quindi, emanavano potenti raggi e brillavano al buio. Lei restava alzata tutta la notte per vederli brillare. I bambini sembravano incantati. Ho spiegato che le radiazioni hanno un potere strano, possono fare del bene come del male. Possono curare le malattie, ma allo stesso tempo possono anche essere pericolose. Marie Sk\u0142odowska, insieme al marito Pierre Curie scopr\u00ec due nuovi elementi radioattivi: il polonio e il radio. Grazie a questa scoperta vinse due premi Nobel. Ho sottolineato guardandoli negli occhi che Marie Sk\u0142odowska fu la prima donna a vincere il premio Nobel, il premio per le grandi scoperte. A questo punto mi sono resa conto che alcuni bambini avevano associato il premio Nobel ad una specie di coppa della Champions e quindi ai tanti soldi che nella loro testa lei avesse vinto. Ho quindi dovuto frenare brutalmente la loro fantasia, raccontando invece dell\u2019immensa generosit\u00e0 di Marie Sk\u0142odowska, la quale, insieme al marito, decise di donare le scoperte all\u2019umanit\u00e0, senza dunque diventare mai ricca. 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Ho raccontato ai bambini di aver studiato anche io alle elementari, alle medie, al Liceo classico ed infine ho raccontato di aver scelto all\u2019Universit\u00e0 la facolt\u00e0 di Ingegneria Nucleare. &nbsp;Mi sono dunque definita una Ingegnera Nucleare. Per rompere il ghiaccio, ho consegnato ad ognuno di loro un cartoncino colorato, spiegando che, una volta ascoltata la storia di ogni scienziata, potevano scrivere una parola, una frase che li avesse colpiti o incuriositi. Appena ho colto degli sguardi attenti, ho iniziato a leggere la storia di Margherita Hack tratta dal libro: \u201cStorie della Buonanotte per bambine ribelli\u201d, la quale, nata circa cento anni fa, era una astrofisica, quindi studiosa delle stelle e dei pianeti e sosteneva che siamo tutti fatti interamente di elementi creati nel cuore delle stelle. Ho letto ad alta voce di come Margherita Hack scrutasse i cieli, attraverso un telescopio enorme ed ho specificato, scadenzando bene le parole, che aveva la testa piena di domande. Ho colto l\u2019occasione per sottolineare come avere una testa piena di domande voglia dire essere persone curiose di conoscere il mistero della vita e il meccanismo affascinante della natura. Ho sottolineato il fatto che \u00e8 stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico e che aveva addirittura un asteroide che portava il suo nome. Ho aggiunto anche che non era una secchiona, infatti era solita dedicare tanto tempo anche allo sport, diventando persino campionessa nei salti in alto e in lungo. &nbsp; Ho raccontato che Margherita Hack diceva che\u201d le stelle non sono molto diverse da noi: nascono, crescono, invecchiano e muoiono\u201d. Mi sono permessa di non pronunciare la parola \u201cmuoiono\u201d per non turbare i bambini, ma con mio stupore alcuni bambini hanno aggiunto \u201ce muoiono\u201d, dimostrando di sapere benissimo come funzionasse il ciclo della vita. Dopo aver letto tutta la storia, mi sono avvicinata ai bambini per leggere cosa avessero scritto ed ho letto ad alta voce tutte le loro parole che erano rimaste incollate nella loro testa e che avevano meticolosamente scritto sui cartoncini che avevo consegnato, ognuno con i propri tempi, la propria sensibilit\u00e0 e la propria memoria. 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Ho deciso di candidarmi per la classe 1 E di mia figlia per parlare di due scienziate: Margherita Hack e Marie Curie.&nbsp; Quando sono entrata in classe, ho notato subito lo sguardo complice e divertito dei bambini e delle bambine che, conoscendomi gi\u00e0, erano curiosi e curiose di sapere cosa avrei raccontato. Neanche mia figlia ne era a conoscenza. Le maestre, che erano presenti e che hanno sostenuto questo progetto con entusiasmo e partecipazione, dopo aver governato con autorevolezza la frizzante vivacit\u00e0 della classe, ad un certo punto, quasi passandomi la palla, hanno dichiarato: \u201csono tutti suoi, Laura!\u201d Ho deciso, dunque, di iniziare la lezione salutando la classe con un buongiorno rivolto sia ai bambini che alle bambine. Subito dopo mi sono presentata in modo formale, quasi come si fa ad una riunione di lavoro, cercando per\u00f2 di adottare un linguaggio semplice e intuitivo. Ho raccontato ai bambini di aver studiato anche io alle elementari, alle medie, al Liceo classico ed infine ho raccontato di aver scelto all\u2019Universit\u00e0 la facolt\u00e0 di Ingegneria Nucleare. &nbsp;Mi sono dunque definita una Ingegnera Nucleare. Per rompere il ghiaccio, ho consegnato ad ognuno di loro un cartoncino colorato, spiegando che, una volta ascoltata la storia di ogni scienziata, potevano scrivere una parola, una frase che li avesse colpiti o incuriositi. Appena ho colto degli sguardi attenti, ho iniziato a leggere la storia di Margherita Hack tratta dal libro: \u201cStorie della Buonanotte per bambine ribelli\u201d, la quale, nata circa cento anni fa, era una astrofisica, quindi studiosa delle stelle e dei pianeti e sosteneva che siamo tutti fatti interamente di elementi creati nel cuore delle stelle. Ho letto ad alta voce di come Margherita Hack scrutasse i cieli, attraverso un telescopio enorme ed ho specificato, scadenzando bene le parole, che aveva la testa piena di domande. Ho colto l\u2019occasione per sottolineare come avere una testa piena di domande voglia dire essere persone curiose di conoscere il mistero della vita e il meccanismo affascinante della natura. Ho sottolineato il fatto che \u00e8 stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico e che aveva addirittura un asteroide che portava il suo nome. Ho aggiunto anche che non era una secchiona, infatti era solita dedicare tanto tempo anche allo sport, diventando persino campionessa nei salti in alto e in lungo. &nbsp; Ho raccontato che Margherita Hack diceva che\u201d le stelle non sono molto diverse da noi: nascono, crescono, invecchiano e muoiono\u201d. Mi sono permessa di non pronunciare la parola \u201cmuoiono\u201d per non turbare i bambini, ma con mio stupore alcuni bambini hanno aggiunto \u201ce muoiono\u201d, dimostrando di sapere benissimo come funzionasse il ciclo della vita. Dopo aver letto tutta la storia, mi sono avvicinata ai bambini per leggere cosa avessero scritto ed ho letto ad alta voce tutte le loro parole che erano rimaste incollate nella loro testa e che avevano meticolosamente scritto sui cartoncini che avevo consegnato, ognuno con i propri tempi, la propria sensibilit\u00e0 e la propria memoria. Parole e pensieri immensi erano incisi sul cartoncino, dalle piccole mani di questi bambini, come \u201cla testa piena di domande\u201d, \u201cLuce\u201d, \u201cdonna\u201d, \u201cscoperta\u201d, \u201cbuco nero\u201d, \u201ctelescopio\u201d, \u201cMarte\u201d, \u201cstelle\u201d, \u201cinvecchiano\u201d, \u201ccuriosit\u00e0\u201d\u2026 &nbsp;A questo punto ho dichiarato una cosa che li ha stupiti, ho detto loro che potevano rubare le parole degli altri bambini, se le ritenevano davvero interessanti. &nbsp;Ho spiegato che le idee degli altri ci arricchiscono tantissimo e non \u00e8 un reato rubarle. Divertiti da questa idea, hanno arricchito i loro cartoncini di nuove parole, venendo da me a farmele vedere. Dopo Margerita Hack, ho cominciato a leggere, la storia di Marie Curie, specificando che il suo vero cognome era Sk\u0142odowska. &nbsp; Ho spiegato l\u2019importanza di ricordarla con il suo cognome, seppur difficile da pronunciare e da scrivere, e non quello del marito. Ho raccontato che duecento anni fa in Polonia, lei andava in una scuola segreta, perch\u00e9 le donne non potevano studiare all\u2019universit\u00e0. Ho guardato le bambine ed i bambini negli occhi ed ho ripetuto pi\u00f9 volte questo concetto: \u201cle donne non potevano studiare, quindi non potevano essere indipendenti e libere. \u201c Ho letto di quando Marie Sk\u0142odowska scopr\u00ec che a Parigi c\u2019era una universit\u00e0 che le avrebbe dato la possibilit\u00e0 di studiare e che quindi decise di trasferirsi l\u00ec. Marie Sk\u0142odowska si laure\u00f2 sia in fisica che in matematica e scopr\u00ec che alcuni minerali erano radioattivi, quindi, emanavano potenti raggi e brillavano al buio. Lei restava alzata tutta la notte per vederli brillare. I bambini sembravano incantati. Ho spiegato che le radiazioni hanno un potere strano, possono fare del bene come del male. Possono curare le malattie, ma allo stesso tempo possono anche essere pericolose. Marie Sk\u0142odowska, insieme al marito Pierre Curie scopr\u00ec due nuovi elementi radioattivi: il polonio e il radio. Grazie a questa scoperta vinse due premi Nobel. Ho sottolineato guardandoli negli occhi che Marie Sk\u0142odowska fu la prima donna a vincere il premio Nobel, il premio per le grandi scoperte. A questo punto mi sono resa conto che alcuni bambini avevano associato il premio Nobel ad una specie di coppa della Champions e quindi ai tanti soldi che nella loro testa lei avesse vinto. Ho quindi dovuto frenare brutalmente la loro fantasia, raccontando invece dell\u2019immensa generosit\u00e0 di Marie Sk\u0142odowska, la quale, insieme al marito, decise di donare le scoperte all\u2019umanit\u00e0, senza dunque diventare mai ricca. Dopo una prima delusione di sogni di ricchezza infranti, i bambini hanno capito che anche la generosit\u00e0, in fondo, era un qualcosa di bello e magicamente, piano piano, con i loro tempi, hanno cominciato a scrivere questa parola sui propri cartoncini e ci tenevano a farmela leggere: \u201cGenerosit\u00e0\u201d. 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