{"id":6915,"date":"2025-07-12T16:51:21","date_gmt":"2025-07-12T15:51:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.noidtelecom.it\/?p=6915"},"modified":"2025-07-13T21:24:17","modified_gmt":"2025-07-13T20:24:17","slug":"mostra-io-sono-leonor-fini-un-fertile-incontro-tra-forme-darte-ricche-di-affermazioni-identitarie-e-networking","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.noidtelecom.it\/index.php\/2025\/07\/12\/mostra-io-sono-leonor-fini-un-fertile-incontro-tra-forme-darte-ricche-di-affermazioni-identitarie-e-networking\/","title":{"rendered":"Mostra \u201cIo sono Leonor Fini\u201d: un fertile incontro tra forme d\u2019arte ricche di affermazioni identitarie e networking"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"6915\" class=\"elementor elementor-6915\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7917943c elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default wpr-particle-no wpr-jarallax-no wpr-parallax-no wpr-sticky-section-no wpr-column-slider-no wpr-equal-height-no\" data-id=\"7917943c\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-6bdba31a\" data-id=\"6bdba31a\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-13cff535 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"13cff535\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con l\u2019obiettivo di creare spazi di incontro autentico e ispirazione condivisa, <strong>NoiD Telecom<\/strong> nell\u2019ambito delle iniziative legate al format <strong>NoiD Camminiamo<\/strong>, grazie alla preziosa sensibilit\u00e0 ed energia di <strong>Stefania Marianna Falzone<\/strong>, ha dato vita ad un nuovo appuntamento di networking culturale, scegliendo come cornice l\u2019universo affascinante ribelle e visionario dell\u2019artista italo-argentina Leonor Fini. \u00a0<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sensazione prevalente durante il percorso non \u00e8 stata quella di assistere ad una mostra bens\u00ec di trascorrere del tempo con qualcuno. Qualcuno che con le sue polivalenti capacit\u00e0 artistiche \u00e8 stata capace con oltre 100 opere tra dipinti, disegni, fotografie, video, costumi e oggetti, di imbastire in tempi (ancora) pi\u00f9 ostili dei nostri una nuova matrice, uno stampo che contraddice il resto del mondo.\u00a0<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<strong>Io sono Leonor<\/strong> <strong>Fini<\/strong>\u201d \u00e8 un viaggio esperienziale, nelle sue opere c\u2019\u00e8 ritmo, inventiva, ambiguit\u00e0 e soprattutto un fertile invito a deporre i bandieroni del tifo per uomini o donne in favore di interrogativi ben pi\u00f9 vasti e profondi.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La donna, nei suoi lavori, non \u00e8 musa ma protagonista e la sfinge, uno dei suoi soggetti prediletti in quanto creatura ibrida e potente, \u00e8 il suo alter ego, rendendo tutto estremamente intrigante e nutriente.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante la nostra visita abbiamo provato un misto di sollievo, solidariet\u00e0, riconoscimento come accade quando si incontra qualcuno che sembra aver davvero imbroccato una vocazione, in questo caso verso l\u2019indipendenza e l\u2019affermazione della propria identit\u00e0. Un grande esempio e una potente ispirazione per continuare a costruire insieme spazi pi\u00f9 abitabili, aperti alla diversit\u00e0, alle metamorfosi, al coraggio e alla bellezza.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Ripercorriamo ora il percorso, grazie al prezioso contributo di Katia Novakova guida d\u2019eccezione dell\u2019incontro.<\/em><\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Leonor Fini<\/strong> (1907\u20131996) \u00e8 stata una delle artiste pi\u00f9 affascinanti e anticonformiste del Novecento, capace di <strong>reinventare il surrealismo<\/strong> di Ernst, Breton, Dal\u00ec, Mir\u00f2 ed Eluard <strong>donandogli una visione profondamente originale e femminista<\/strong>.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nata a Buenos Aires da madre triestina e padre argentino, si trasfer\u00ec a Trieste con la madre dopo la difficile separazione dei genitori. <strong>Non ricevette una formazione artistica formale<\/strong>. Studi\u00f2 con <strong>Achille Funi<\/strong> al quale fu legata sentimentalmente e col quale si trasfer\u00ec a <strong>Milano<\/strong> dove lasci\u00f2 testimonianza di s\u00e9 nel pavimento del <strong>Palazzo della Triennale<\/strong> con un mosaico da titolo\u00a0\u201c<em>La cavalcata delle Amazzoni\u201d<\/em>.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1933 si trasfer\u00ec a <strong>Parigi<\/strong>, dove conobbe alcuni artisti surrealisti, come Max Ernst, Paul \u00c9luard e Victor Brauner. Pur <strong>non unendosi<\/strong> al <strong>movimento surrealista <\/strong>che contestava fortemente per la visione maschilista e limitante della donna, <strong>cominci\u00f2 a sperimentarne i metodi e le tecniche<\/strong>.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con Ernst che la definiva \u201cla furia italiana di Parigi\u201d and\u00f2 a <strong>New York <\/strong>dove fu introdotta al <strong>MoMA<\/strong> e conobbe e collabor\u00f2 con i pi\u00f9 celebri stilisti del momento, tra cui <strong>Christian Dior<\/strong> ed <strong>Elsa Schiapparelli<\/strong>.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel suo <strong>periodo romano<\/strong> conobbe Alberto Moravia ed Elsa Morante e frequent\u00f2 i pi\u00f9 esclusivi salotti dell\u2019epoca. Dagli anni \u201940 agli anni \u201960 lavor\u00f2 come <strong>scenografa e costumista<\/strong> per i teatri di Roma, Londra, Parigi e New York.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Complice <strong>l\u2019infanzia passata a travestirsi da ragazzo<\/strong> per sfuggire al padre che l\u2019avrebbe voluta riportare in Argentina, Fini ha sempre <strong>concepito l\u2019identit\u00e0 come una costruzione fluida e mutevole<\/strong>, una continua rappresentazione di s\u00e9 attraverso <strong>maschere, costumi ed alter ego<\/strong>. \u00a0<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Curiosit\u00e0<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\ud83c\udfad<\/strong><strong> <u>Rifiut\u00f2 di unirsi ufficialmente al Surrealismo<\/u><\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pur essendo in stretto contatto con i surrealisti \u2013 come Max Ernst, Andr\u00e9 Breton e Salvador Dal\u00ed \u2013 Leonor <strong>rifiut\u00f2 l\u2019autorit\u00e0 e la visione di Breton<\/strong> e non si consider\u00f2 mai parte del movimento, difendendo sempre la sua <strong>autonomia artistica<\/strong>. La donna non \u00e8 pi\u00f9 una musa, una dea un\u2019ispirazione ma \u00e8 padrona del suo destino.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\ud83d\udc31<\/strong><strong> <u>Viveva con oltre 20 gatti<\/u><\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fini era un\u2019amante dei gatti: <strong>ne possedeva fino a 23 contemporaneamente<\/strong>, li trattava come creature regali, li vestiva con collari di velluto e spesso li ritraeva nei suoi dipinti. In molte opere sono simboli di <strong>potere magico e sensualit\u00e0 femminile<\/strong>.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\ud83d\udc84<\/strong><strong> <u>Teatro, cinema e moda<\/u><\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fini lavor\u00f2 come <strong>costumista e scenografa<\/strong> per spettacoli teatrali, balletti e opere liriche. Cre\u00f2 i costumi per la celebre versione del \u201c<strong>Romeo e Giulietta<\/strong>\u201d con Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev, e anche per il film cult <strong>&#8220;La bella e la bestia&#8221;<\/strong> (1946) di Jean Cocteau.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu amica di Elsa Schiapparelli per la quale cre\u00f2 una boccetta a forma di busto femminile per il profumo\u00a0<em>Shocking<\/em> ispirandosi alle forme dell\u2019attrice statunitense Mae West.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u2764\ufe0f<\/strong><strong> <u>Vita privata<\/u><\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rompendo ogni convenzione, Leonor visse per anni con due uomini, <strong>Konstanty Jele<\/strong><strong>\u0144<\/strong><strong>ski (Kot) e Stanislao Lepri<\/strong>, in una relazione poliamorosa e creativa. Tutti e tre si sostenevano artisticamente, e la loro convivenza era improntata all\u2019arte, alla libert\u00e0 e alla non gelosia.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\ud83d\udcda<\/strong><strong> <u>Scrisse e illustr\u00f2 libri<\/u><\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non fu solo pittrice, ma anche <strong>autrice e illustratrice<\/strong>. I suoi libri sono popolati da <strong>creature androgine, mostri seducenti, donne guerriere<\/strong>, in un immaginario ricco di simbolismo erotico e mitologico.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Opere<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\ud83c\udfa8<\/strong><strong> l\u2019Alcova (1941) e l\u2019Alcova: interno con tre donne (1939)<\/strong><\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-table\">\n<table class=\"has-fixed-layout\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>In questa tela, Fini rovescia la tradizionale iconografia della Venere dormiente: qui \u00e8 la donna a dominare la scena, seduta su un uomo nudo, passivo e abbandonato. Un\u2019opera che anticipa di decenni le riflessioni sullo sguardo femminile nell\u2019arte e sulla sovversione dei ruoli di genere. Anche &#8220;Donna in armatura&#8221; (1938) e l\u2019\u201dAlcova: interno con tre donne\u201d (1939) rientrano in questo filone, proponendo una figura femminile ieratica e marziale, vestita di un corsetto metallico che richiama l\u2019iconografia delle amazzoni. Un altro elemento centrale della sua poetica \u00e8 il travestimento, che emerge in opere come &#8220;<em>Ritratto di Andr\u00e9 Pieyre de Mandiargues<\/em>&#8221; (1932), in cui il poeta appare ambiguamente vestito, sfidando la distinzione tra maschile e femminile. Fini concepisce l\u2019identit\u00e0 come una costruzione fluida e mutevole, una continua rappresentazione di s\u00e9 attraverso maschere, costumi e alter ego.<\/td>\n<td>\u201cl\u2019Alcova\u201d (1941)\u00a0 <img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-6920\" src=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Picture1-300x221.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"221\" srcset=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Picture1-300x221.png 300w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Picture1.png 337w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0<\/td>\n<td><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-6921\" src=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Picture2-219x300.jpg\" alt=\"\" width=\"219\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Picture2-219x300.jpg 219w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Picture2.jpg 579w\" sizes=\"(max-width: 219px) 100vw, 219px\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/figure>\n\n<figure class=\"wp-block-table\">\n<table class=\"has-fixed-layout\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\u201cl\u2019Alcova: interno con tre donne\u201d (1939) \u00a0<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/figure>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\ud83d\udc84<\/strong><strong> <u>Lo stereotipo della Venere dormiente<\/u>:<\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo <strong>stereotipo della Venere dormiente<\/strong> \u00e8 un tema ricorrente nell\u2019arte e nella cultura visiva occidentale, che rappresenta una donna nuda o seminuda raffigurata mentre dorme, spesso in una posa languida e idealizzata. Questo soggetto prende il nome da alcune famose raffigurazioni di &#8220;Venere&#8221;, la dea romana dell&#8217;amore, della bellezza e del desiderio, fatte da artisti come Tiziano \u201cLa Venere di Urbino\u201d e Giorgione.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\ud83d\udd2e<\/strong> <strong><u>Giochiamo<\/u><\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni vota che osserviamo un\u2019opera d\u2019arte giochiamo a trovare l\u2019eventuale bias di genere implicito. In che posizione \u00e8 la donna? Cosa indossa? Dove sta guardando?<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\ud83d\udca5<\/strong> <strong><u>Creiamo<\/u><\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando scattiamo una foto di un\u2019amica, di una figlia, di una donna in generale focalizziamoci sul suo sguardo, privilegiamo un\u2019espressione &#8211; anche del corpo &#8211; naturale, libera e determinata e mai compiacente. Fai che sia soggetto di ci\u00f2 che stai rappresentando e non solo oggetto dello sguardo altrui.<\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-table\">\n<table class=\"has-fixed-layout\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>\ud83d\uddbc\ufe0f<\/strong><strong> &#8220;La Berg\u00e8re des Sphinx&#8221; (1941)<\/strong> \u00e8 una delle opere pi\u00f9 complesse e simboliche di <strong>Leonor Fini<\/strong>, perfetto emblema della sua visione del femminile, della mitologia e della psiche. \u00c8 molto pi\u00f9 di una scena onirica: \u00e8 una potente dichiarazione di identit\u00e0 e autorit\u00e0 femminile, che sovverte gli stereotipi tradizionali e riscrive i ruoli del mito. Fini propone un <strong>nuovo archetipo femminile<\/strong>: non la donna musa, non la donna madre, non la donna amante, ma la donna <strong>guardiana, creatura mitica, soggetto di potere<\/strong>. Con questo quadro, Fini prende posizione all\u2019interno del Surrealismo (che spesso idealizzava ma anche oggettificava le donne) e afferma la propria <strong>visione di un surrealismo femminile e matriarcale<\/strong>, capace di riscrivere i codici visivi e simbolici. <strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-6922\" src=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Picture3-233x300.png\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Picture3-233x300.png 233w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Picture3.png 315w\" sizes=\"(max-width: 233px) 100vw, 233px\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/figure>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\ud83d\udc84<\/strong><strong> <u>Lo stereotipo della pastorella vittoriana<\/u><\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella tradizione iconografica ottocentesca \u2013 in particolare quella vittoriana \u2013 la pastorella rappresenta l\u2019innocenza rurale: una donna semplice, pura, modesta, legata alla natura.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua femminilit\u00e0 \u00e8 idealizzata: fragile, graziosa, vestita con abiti leggeri, spesso con un cappello di paglia e una pecora al fianco.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pastorella \u00e8 docile, quasi quanto le pecore che accudisce.\u00a0 \u00c8 dolce, mite, protetta o da proteggere; raramente \u00e8 autonoma.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso tempo \u00e8 un oggetto romantico o erotico, sovente raffigurata come figura desiderabile ma inaccessibile, verginale e sottomessa, al servizio della fantasia maschile.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\ud83d\udd2e<\/strong><strong> <u>Giochiamo<\/u><\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proviamo a cambiare lo sguardo.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando osserviamo un quadro, non soffermiamoci solo sul soggetto principale, ma cerchiamo gli oggetti e i personaggi secondari che troviamo dipinti sulla tela.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo caso abbiamo le <strong>sfingi <\/strong>e i <strong>gusci d\u2019uovo<\/strong>.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tradizionalmente, la <strong>sfinge<\/strong> \u00e8 una creatura enigmatica, temibile, che sottopone l\u2019eroe a una prova (come in Edipo). Fini ribalta il significato: le sfingi <strong>non pongono enigmi agli uomini<\/strong>, ma <strong>sono legate tra loro<\/strong> da una solidariet\u00e0 femminile e magica. Le sfingi di Fini non custodiscono segreti per gli altri, <strong>sono esse stesse il segreto, un segreto condiviso<\/strong>.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I gusci d\u2019uovo spezzati sono un motivo ricorrente in Fini e alludono alla <strong>nascita, alla trasformazione<\/strong>, ma anche alla <strong>rottura di ci\u00f2 che \u00e8 chiuso, imposto o costruito artificialmente<\/strong>. Sono simboli di una <strong>nuova identit\u00e0<\/strong> che emerge, non pi\u00f9 definita da regole patriarcali.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\ud83d\udca5<\/strong><strong> <u>Creiamo<\/u><\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come Leonor Fini, proviamo a decostruire alcuni stereotipi fondamentali della rappresentazione femminile:<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ogni volta che siamo con colleghi, amici, conoscenti <strong>rappresentiamo <\/strong>la donna come una figura <strong>attiva, autonoma, centrale<\/strong> non solo nell\u2019accudimento del prossimo ma nelle <strong>scelte strategiche, economiche<\/strong> e <strong>di indirizzo<\/strong> della comunit\u00e0 in cui opera.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Non diciamo: \u201c<\/strong><em>Aiuto la mia compagna\/il mio compagno mi aiuta<\/em>\u201d.<strong> \u00a0<\/strong>Questo linguaggio suggerisce che la responsabilit\u00e0 dell\u2019accudimento sia esclusivamente della donna.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Raccontiamo <\/strong>come ci siamo suddivisi il lavoro e valorizziamo il ruolo di tutti, anche il ruolo della donna, ponendo l\u2019accento su una responsabilit\u00e0 condivisa.<\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-table\">\n<table class=\"has-fixed-layout\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>\ud83d\uddbc\ufe0f<\/strong><strong> &#8220;La zattera&#8221; (1941)<\/strong> <strong>\u00a0<\/strong> In questo quadro Fini stravolge il <strong>mito del naufragio<\/strong> trasformandolo in un simbolo di riscatto ed autonomia femminile. Come la maggior parte dei quadri dell\u2019artista, anche questa tela si presta a molteplici interpretazioni. Di sicuro per\u00f2 la donna diventa padrona del proprio destino e possiamo immaginare che essa, nella sua consapevolezza, abbia teso la mano all\u2019altra donna aiutandola e salvandola. Tuttavia, nella scena che osserviamo, nessuna delle due donne ha bisogno di essere salvata ed il loro sguardo suggerisce una <strong>collaborazione tra pari.<\/strong> La zattera pu\u00f2 essere letta come la precariet\u00e0 della vita umana; tuttavia, le donne sulla zattera <strong>non sono vittime ma sono forti e consapevoli.<\/strong><\/td>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-6923\" src=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Picture4-300x235.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Picture4-300x235.png 300w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Picture4.png 349w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/figure>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\ud83d\udc84<\/strong><strong> <u>Lo stereotipo della damigella in pericolo<\/u><\/strong><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo <strong>stereotipo della &#8220;donna da salvare&#8221;<\/strong> (in inglese &#8220;<em>damsel in distress<\/em>&#8220;) \u00e8 un <strong>modello narrativo e culturale<\/strong> in cui la figura femminile viene rappresentata come <strong>debole, passiva, bisognosa di aiuto<\/strong> e incapace di cavarsela da sola. \u00c8 un archetipo molto diffuso nelle fiabe, nella letteratura, nel cinema, nei videogiochi e nella pubblicit\u00e0.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fini stravolge questo stereotipo presentando una <strong>donna forte, consapevole, padrona del proprio destino<\/strong> che non cerca aiuto ma essa stessa aiuta chi \u00e8 in difficolta.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E noi, quale ruolo vogliamo avere?<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A cura di <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/stefania-marianna-falzone-0b132525a?miniProfileUrn=urn%3Ali%3Afs_miniProfile%3AACoAAD_DiEUBC0o5o4pKQo-gkZoMj8xmFm2sqQw\">Stefania Marianna Falzone<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/katia-novakova-651b561?miniProfileUrn=urn%3Ali%3Afs_miniProfile%3AACoAAABZFR0BDXPorbfy6u6Uy5eMPm6nFh5_GpE&amp;lipi=urn%3Ali%3Apage%3Ad_flagship3_search_srp_all%3Bse3O2t4rRi6nq4z4F1EvVA%3D%3D\">Katia Novakova<\/a><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00a0<\/p>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l\u2019obiettivo di creare spazi di incontro autentico e ispirazione condivisa, NoiD Telecom nell\u2019ambito delle iniziative legate al format NoiD Camminiamo, grazie alla preziosa sensibilit\u00e0 ed energia di Stefania Marianna Falzone, ha dato vita ad un nuovo appuntamento di networking culturale, scegliendo come cornice l\u2019universo affascinante ribelle e visionario dell\u2019artista italo-argentina Leonor Fini. \u00a0 La sensazione prevalente durante il percorso non \u00e8 stata quella di assistere ad una mostra bens\u00ec di trascorrere del tempo con qualcuno. Qualcuno che con le sue polivalenti capacit\u00e0 artistiche \u00e8 stata capace con oltre 100 opere tra dipinti, disegni, fotografie, video, costumi e oggetti, di imbastire in tempi (ancora) pi\u00f9 ostili dei nostri una nuova matrice, uno stampo che contraddice il resto del mondo.\u00a0 \u201cIo sono Leonor Fini\u201d \u00e8 un viaggio esperienziale, nelle sue opere c\u2019\u00e8 ritmo, inventiva, ambiguit\u00e0 e soprattutto un fertile invito a deporre i bandieroni del tifo per uomini o donne in favore di interrogativi ben pi\u00f9 vasti e profondi. La donna, nei suoi lavori, non \u00e8 musa ma protagonista e la sfinge, uno dei suoi soggetti prediletti in quanto creatura ibrida e potente, \u00e8 il suo alter ego, rendendo tutto estremamente intrigante e nutriente. Durante la nostra visita abbiamo provato un misto di sollievo, solidariet\u00e0, riconoscimento come accade quando si incontra qualcuno che sembra aver davvero imbroccato una vocazione, in questo caso verso l\u2019indipendenza e l\u2019affermazione della propria identit\u00e0. Un grande esempio e una potente ispirazione per continuare a costruire insieme spazi pi\u00f9 abitabili, aperti alla diversit\u00e0, alle metamorfosi, al coraggio e alla bellezza. Ripercorriamo ora il percorso, grazie al prezioso contributo di Katia Novakova guida d\u2019eccezione dell\u2019incontro. Leonor Fini (1907\u20131996) \u00e8 stata una delle artiste pi\u00f9 affascinanti e anticonformiste del Novecento, capace di reinventare il surrealismo di Ernst, Breton, Dal\u00ec, Mir\u00f2 ed Eluard donandogli una visione profondamente originale e femminista. Nata a Buenos Aires da madre triestina e padre argentino, si trasfer\u00ec a Trieste con la madre dopo la difficile separazione dei genitori. Non ricevette una formazione artistica formale. Studi\u00f2 con Achille Funi al quale fu legata sentimentalmente e col quale si trasfer\u00ec a Milano dove lasci\u00f2 testimonianza di s\u00e9 nel pavimento del Palazzo della Triennale con un mosaico da titolo\u00a0\u201cLa cavalcata delle Amazzoni\u201d. Nel 1933 si trasfer\u00ec a Parigi, dove conobbe alcuni artisti surrealisti, come Max Ernst, Paul \u00c9luard e Victor Brauner. Pur non unendosi al movimento surrealista che contestava fortemente per la visione maschilista e limitante della donna, cominci\u00f2 a sperimentarne i metodi e le tecniche. Con Ernst che la definiva \u201cla furia italiana di Parigi\u201d and\u00f2 a New York dove fu introdotta al MoMA e conobbe e collabor\u00f2 con i pi\u00f9 celebri stilisti del momento, tra cui Christian Dior ed Elsa Schiapparelli. Nel suo periodo romano conobbe Alberto Moravia ed Elsa Morante e frequent\u00f2 i pi\u00f9 esclusivi salotti dell\u2019epoca. Dagli anni \u201940 agli anni \u201960 lavor\u00f2 come scenografa e costumista per i teatri di Roma, Londra, Parigi e New York. Complice l\u2019infanzia passata a travestirsi da ragazzo per sfuggire al padre che l\u2019avrebbe voluta riportare in Argentina, Fini ha sempre concepito l\u2019identit\u00e0 come una costruzione fluida e mutevole, una continua rappresentazione di s\u00e9 attraverso maschere, costumi ed alter ego. \u00a0 Curiosit\u00e0 \ud83c\udfad Rifiut\u00f2 di unirsi ufficialmente al Surrealismo Pur essendo in stretto contatto con i surrealisti \u2013 come Max Ernst, Andr\u00e9 Breton e Salvador Dal\u00ed \u2013 Leonor rifiut\u00f2 l\u2019autorit\u00e0 e la visione di Breton e non si consider\u00f2 mai parte del movimento, difendendo sempre la sua autonomia artistica. La donna non \u00e8 pi\u00f9 una musa, una dea un\u2019ispirazione ma \u00e8 padrona del suo destino. \ud83d\udc31 Viveva con oltre 20 gatti Fini era un\u2019amante dei gatti: ne possedeva fino a 23 contemporaneamente, li trattava come creature regali, li vestiva con collari di velluto e spesso li ritraeva nei suoi dipinti. In molte opere sono simboli di potere magico e sensualit\u00e0 femminile. \ud83d\udc84 Teatro, cinema e moda Fini lavor\u00f2 come costumista e scenografa per spettacoli teatrali, balletti e opere liriche. Cre\u00f2 i costumi per la celebre versione del \u201cRomeo e Giulietta\u201d con Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev, e anche per il film cult &#8220;La bella e la bestia&#8221; (1946) di Jean Cocteau. Fu amica di Elsa Schiapparelli per la quale cre\u00f2 una boccetta a forma di busto femminile per il profumo\u00a0Shocking ispirandosi alle forme dell\u2019attrice statunitense Mae West. \u2764\ufe0f Vita privata Rompendo ogni convenzione, Leonor visse per anni con due uomini, Konstanty Jele\u0144ski (Kot) e Stanislao Lepri, in una relazione poliamorosa e creativa. Tutti e tre si sostenevano artisticamente, e la loro convivenza era improntata all\u2019arte, alla libert\u00e0 e alla non gelosia. \ud83d\udcda Scrisse e illustr\u00f2 libri Non fu solo pittrice, ma anche autrice e illustratrice. I suoi libri sono popolati da creature androgine, mostri seducenti, donne guerriere, in un immaginario ricco di simbolismo erotico e mitologico. Opere \ud83c\udfa8 l\u2019Alcova (1941) e l\u2019Alcova: interno con tre donne (1939) In questa tela, Fini rovescia la tradizionale iconografia della Venere dormiente: qui \u00e8 la donna a dominare la scena, seduta su un uomo nudo, passivo e abbandonato. Un\u2019opera che anticipa di decenni le riflessioni sullo sguardo femminile nell\u2019arte e sulla sovversione dei ruoli di genere. Anche &#8220;Donna in armatura&#8221; (1938) e l\u2019\u201dAlcova: interno con tre donne\u201d (1939) rientrano in questo filone, proponendo una figura femminile ieratica e marziale, vestita di un corsetto metallico che richiama l\u2019iconografia delle amazzoni. Un altro elemento centrale della sua poetica \u00e8 il travestimento, che emerge in opere come &#8220;Ritratto di Andr\u00e9 Pieyre de Mandiargues&#8221; (1932), in cui il poeta appare ambiguamente vestito, sfidando la distinzione tra maschile e femminile. Fini concepisce l\u2019identit\u00e0 come una costruzione fluida e mutevole, una continua rappresentazione di s\u00e9 attraverso maschere, costumi e alter ego. \u201cl\u2019Alcova\u201d (1941)\u00a0 \u00a0 \u201cl\u2019Alcova: interno con tre donne\u201d (1939) \u00a0 \ud83d\udc84 Lo stereotipo della Venere dormiente: Lo stereotipo della Venere dormiente \u00e8 un tema ricorrente nell\u2019arte e nella cultura visiva occidentale, che rappresenta una donna nuda o seminuda raffigurata mentre dorme, spesso in una posa languida e idealizzata. 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Durante la nostra visita abbiamo provato un misto di sollievo, solidariet\u00e0, riconoscimento come accade quando si incontra qualcuno che sembra aver davvero imbroccato una vocazione, in questo caso verso l\u2019indipendenza e l\u2019affermazione della propria identit\u00e0. Un grande esempio e una potente ispirazione per continuare a costruire insieme spazi pi\u00f9 abitabili, aperti alla diversit\u00e0, alle metamorfosi, al coraggio e alla bellezza. Ripercorriamo ora il percorso, grazie al prezioso contributo di Katia Novakova guida d\u2019eccezione dell\u2019incontro. Leonor Fini (1907\u20131996) \u00e8 stata una delle artiste pi\u00f9 affascinanti e anticonformiste del Novecento, capace di reinventare il surrealismo di Ernst, Breton, Dal\u00ec, Mir\u00f2 ed Eluard donandogli una visione profondamente originale e femminista. Nata a Buenos Aires da madre triestina e padre argentino, si trasfer\u00ec a Trieste con la madre dopo la difficile separazione dei genitori. Non ricevette una formazione artistica formale. Studi\u00f2 con Achille Funi al quale fu legata sentimentalmente e col quale si trasfer\u00ec a Milano dove lasci\u00f2 testimonianza di s\u00e9 nel pavimento del Palazzo della Triennale con un mosaico da titolo\u00a0\u201cLa cavalcata delle Amazzoni\u201d. Nel 1933 si trasfer\u00ec a Parigi, dove conobbe alcuni artisti surrealisti, come Max Ernst, Paul \u00c9luard e Victor Brauner. Pur non unendosi al movimento surrealista che contestava fortemente per la visione maschilista e limitante della donna, cominci\u00f2 a sperimentarne i metodi e le tecniche. Con Ernst che la definiva \u201cla furia italiana di Parigi\u201d and\u00f2 a New York dove fu introdotta al MoMA e conobbe e collabor\u00f2 con i pi\u00f9 celebri stilisti del momento, tra cui Christian Dior ed Elsa Schiapparelli. Nel suo periodo romano conobbe Alberto Moravia ed Elsa Morante e frequent\u00f2 i pi\u00f9 esclusivi salotti dell\u2019epoca. Dagli anni \u201940 agli anni \u201960 lavor\u00f2 come scenografa e costumista per i teatri di Roma, Londra, Parigi e New York. Complice l\u2019infanzia passata a travestirsi da ragazzo per sfuggire al padre che l\u2019avrebbe voluta riportare in Argentina, Fini ha sempre concepito l\u2019identit\u00e0 come una costruzione fluida e mutevole, una continua rappresentazione di s\u00e9 attraverso maschere, costumi ed alter ego. \u00a0 Curiosit\u00e0 \ud83c\udfad Rifiut\u00f2 di unirsi ufficialmente al Surrealismo Pur essendo in stretto contatto con i surrealisti \u2013 come Max Ernst, Andr\u00e9 Breton e Salvador Dal\u00ed \u2013 Leonor rifiut\u00f2 l\u2019autorit\u00e0 e la visione di Breton e non si consider\u00f2 mai parte del movimento, difendendo sempre la sua autonomia artistica. 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Fu amica di Elsa Schiapparelli per la quale cre\u00f2 una boccetta a forma di busto femminile per il profumo\u00a0Shocking ispirandosi alle forme dell\u2019attrice statunitense Mae West. \u2764\ufe0f Vita privata Rompendo ogni convenzione, Leonor visse per anni con due uomini, Konstanty Jele\u0144ski (Kot) e Stanislao Lepri, in una relazione poliamorosa e creativa. Tutti e tre si sostenevano artisticamente, e la loro convivenza era improntata all\u2019arte, alla libert\u00e0 e alla non gelosia. \ud83d\udcda Scrisse e illustr\u00f2 libri Non fu solo pittrice, ma anche autrice e illustratrice. I suoi libri sono popolati da creature androgine, mostri seducenti, donne guerriere, in un immaginario ricco di simbolismo erotico e mitologico. Opere \ud83c\udfa8 l\u2019Alcova (1941) e l\u2019Alcova: interno con tre donne (1939) In questa tela, Fini rovescia la tradizionale iconografia della Venere dormiente: qui \u00e8 la donna a dominare la scena, seduta su un uomo nudo, passivo e abbandonato. 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sensazione prevalente durante il percorso non \u00e8 stata quella di assistere ad una mostra bens\u00ec di trascorrere del tempo con qualcuno. Qualcuno che con le sue polivalenti capacit\u00e0 artistiche \u00e8 stata capace con oltre 100 opere tra dipinti, disegni, fotografie, video, costumi e oggetti, di imbastire in tempi (ancora) pi\u00f9 ostili dei nostri una nuova matrice, uno stampo che contraddice il resto del mondo.\u00a0 \u201cIo sono Leonor Fini\u201d \u00e8 un viaggio esperienziale, nelle sue opere c\u2019\u00e8 ritmo, inventiva, ambiguit\u00e0 e soprattutto un fertile invito a deporre i bandieroni del tifo per uomini o donne in favore di interrogativi ben pi\u00f9 vasti e profondi. La donna, nei suoi lavori, non \u00e8 musa ma protagonista e la sfinge, uno dei suoi soggetti prediletti in quanto creatura ibrida e potente, \u00e8 il suo alter ego, rendendo tutto estremamente intrigante e nutriente. Durante la nostra visita abbiamo provato un misto di sollievo, solidariet\u00e0, riconoscimento come accade quando si incontra qualcuno che sembra aver davvero imbroccato una vocazione, in questo caso verso l\u2019indipendenza e l\u2019affermazione della propria identit\u00e0. Un grande esempio e una potente ispirazione per continuare a costruire insieme spazi pi\u00f9 abitabili, aperti alla diversit\u00e0, alle metamorfosi, al coraggio e alla bellezza. Ripercorriamo ora il percorso, grazie al prezioso contributo di Katia Novakova guida d\u2019eccezione dell\u2019incontro. Leonor Fini (1907\u20131996) \u00e8 stata una delle artiste pi\u00f9 affascinanti e anticonformiste del Novecento, capace di reinventare il surrealismo di Ernst, Breton, Dal\u00ec, Mir\u00f2 ed Eluard donandogli una visione profondamente originale e femminista. Nata a Buenos Aires da madre triestina e padre argentino, si trasfer\u00ec a Trieste con la madre dopo la difficile separazione dei genitori. Non ricevette una formazione artistica formale. Studi\u00f2 con Achille Funi al quale fu legata sentimentalmente e col quale si trasfer\u00ec a Milano dove lasci\u00f2 testimonianza di s\u00e9 nel pavimento del Palazzo della Triennale con un mosaico da titolo\u00a0\u201cLa cavalcata delle Amazzoni\u201d. Nel 1933 si trasfer\u00ec a Parigi, dove conobbe alcuni artisti surrealisti, come Max Ernst, Paul \u00c9luard e Victor Brauner. Pur non unendosi al movimento surrealista che contestava fortemente per la visione maschilista e limitante della donna, cominci\u00f2 a sperimentarne i metodi e le tecniche. Con Ernst che la definiva \u201cla furia italiana di Parigi\u201d and\u00f2 a New York dove fu introdotta al MoMA e conobbe e collabor\u00f2 con i pi\u00f9 celebri stilisti del momento, tra cui Christian Dior ed Elsa Schiapparelli. Nel suo periodo romano conobbe Alberto Moravia ed Elsa Morante e frequent\u00f2 i pi\u00f9 esclusivi salotti dell\u2019epoca. Dagli anni \u201940 agli anni \u201960 lavor\u00f2 come scenografa e costumista per i teatri di Roma, Londra, Parigi e New York. Complice l\u2019infanzia passata a travestirsi da ragazzo per sfuggire al padre che l\u2019avrebbe voluta riportare in Argentina, Fini ha sempre concepito l\u2019identit\u00e0 come una costruzione fluida e mutevole, una continua rappresentazione di s\u00e9 attraverso maschere, costumi ed alter ego. \u00a0 Curiosit\u00e0 \ud83c\udfad Rifiut\u00f2 di unirsi ufficialmente al Surrealismo Pur essendo in stretto contatto con i surrealisti \u2013 come Max Ernst, Andr\u00e9 Breton e Salvador Dal\u00ed \u2013 Leonor rifiut\u00f2 l\u2019autorit\u00e0 e la visione di Breton e non si consider\u00f2 mai parte del movimento, difendendo sempre la sua autonomia artistica. La donna non \u00e8 pi\u00f9 una musa, una dea un\u2019ispirazione ma \u00e8 padrona del suo destino. \ud83d\udc31 Viveva con oltre 20 gatti Fini era un\u2019amante dei gatti: ne possedeva fino a 23 contemporaneamente, li trattava come creature regali, li vestiva con collari di velluto e spesso li ritraeva nei suoi dipinti. In molte opere sono simboli di potere magico e sensualit\u00e0 femminile. \ud83d\udc84 Teatro, cinema e moda Fini lavor\u00f2 come costumista e scenografa per spettacoli teatrali, balletti e opere liriche. Cre\u00f2 i costumi per la celebre versione del \u201cRomeo e Giulietta\u201d con Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev, e anche per il film cult &#8220;La bella e la bestia&#8221; (1946) di Jean Cocteau. Fu amica di Elsa Schiapparelli per la quale cre\u00f2 una boccetta a forma di busto femminile per il profumo\u00a0Shocking ispirandosi alle forme dell\u2019attrice statunitense Mae West. \u2764\ufe0f Vita privata Rompendo ogni convenzione, Leonor visse per anni con due uomini, Konstanty Jele\u0144ski (Kot) e Stanislao Lepri, in una relazione poliamorosa e creativa. Tutti e tre si sostenevano artisticamente, e la loro convivenza era improntata all\u2019arte, alla libert\u00e0 e alla non gelosia. \ud83d\udcda Scrisse e illustr\u00f2 libri Non fu solo pittrice, ma anche autrice e illustratrice. I suoi libri sono popolati da creature androgine, mostri seducenti, donne guerriere, in un immaginario ricco di simbolismo erotico e mitologico. Opere \ud83c\udfa8 l\u2019Alcova (1941) e l\u2019Alcova: interno con tre donne (1939) In questa tela, Fini rovescia la tradizionale iconografia della Venere dormiente: qui \u00e8 la donna a dominare la scena, seduta su un uomo nudo, passivo e abbandonato. Un\u2019opera che anticipa di decenni le riflessioni sullo sguardo femminile nell\u2019arte e sulla sovversione dei ruoli di genere. Anche &#8220;Donna in armatura&#8221; (1938) e l\u2019\u201dAlcova: interno con tre donne\u201d (1939) rientrano in questo filone, proponendo una figura femminile ieratica e marziale, vestita di un corsetto metallico che richiama l\u2019iconografia delle amazzoni. Un altro elemento centrale della sua poetica \u00e8 il travestimento, che emerge in opere come &#8220;Ritratto di Andr\u00e9 Pieyre de Mandiargues&#8221; (1932), in cui il poeta appare ambiguamente vestito, sfidando la distinzione tra maschile e femminile. Fini concepisce l\u2019identit\u00e0 come una costruzione fluida e mutevole, una continua rappresentazione di s\u00e9 attraverso maschere, costumi e alter ego. \u201cl\u2019Alcova\u201d (1941)\u00a0 \u00a0 \u201cl\u2019Alcova: interno con tre donne\u201d (1939) \u00a0 \ud83d\udc84 Lo stereotipo della Venere dormiente: Lo stereotipo della Venere dormiente \u00e8 un tema ricorrente nell\u2019arte e nella cultura visiva occidentale, che rappresenta una donna nuda o seminuda raffigurata mentre dorme, spesso in una posa languida e idealizzata. 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