{"id":7475,"date":"2026-06-11T17:04:49","date_gmt":"2026-06-11T16:04:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.noidtelecom.it\/?p=7475"},"modified":"2026-06-11T22:12:52","modified_gmt":"2026-06-11T21:12:52","slug":"a-bari-il-festival-che-mette-in-discussione-le-citta-il-racconto-di-noid-tra-parita-e-autonomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.noidtelecom.it\/index.php\/2026\/06\/11\/a-bari-il-festival-che-mette-in-discussione-le-citta-il-racconto-di-noid-tra-parita-e-autonomia\/","title":{"rendered":"A Bari il festival che mette in discussione le citt\u00e0: il racconto di NoiD tra parit\u00e0 e autonomia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bari ha accolto la prima tappa itinerante di <em>Women and the City \u2013 Dove c\u2019\u00e8 parit\u00e0 c\u2019\u00e8 futuro<\/em>, il festival che porta al centro del dibattito pubblico il rapporto tra diritti, spazio urbano e qualit\u00e0 della vita. Dal 28 al 30 maggio, l\u2019associazione NoiD ha seguito da vicino una manifestazione che non si limita a parlare di parit\u00e0, ma prova a tradurla in confronto, visione e proposte concrete.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno spazio di confronto tra istituzioni, scuole, universit\u00e0, imprese, cultura e cittadinanza, nato per immaginare citt\u00e0 pi\u00f9 giuste, accessibili e inclusive.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un festival diffuso che mette in rete idee e territori<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nato a Torino, <em>Women and the City<\/em> ha un format capace di tenere insieme dibattito civile, approfondimento culturale e partecipazione<ins>,<\/ins>con temi chiave del presente, affrontati in modo trasversale: lavoro, educazione, violenza di genere, scienza, cultura, citt\u00e0, politiche pubbliche e salute.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"461\" height=\"1024\" data-id=\"7480\" src=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.05.37-1-461x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7480\" srcset=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.05.37-1-461x1024.jpeg 461w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.05.37-1-135x300.jpeg 135w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.05.37-1-768x1708.jpeg 768w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.05.37-1-691x1536.jpeg 691w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.05.37-1.jpeg 921w\" sizes=\"(max-width: 461px) 100vw, 461px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"461\" height=\"1024\" data-id=\"7481\" src=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.08.26-1-461x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7481\" srcset=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.08.26-1-461x1024.jpeg 461w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.08.26-1-135x300.jpeg 135w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.08.26-1-768x1708.jpeg 768w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.08.26-1-691x1536.jpeg 691w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.08.26-1.jpeg 921w\" sizes=\"(max-width: 461px) 100vw, 461px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"461\" height=\"1024\" data-id=\"7479\" src=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.05.00-461x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7479\" srcset=\"https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.05.00-461x1024.jpeg 461w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.05.00-135x300.jpeg 135w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.05.00-768x1708.jpeg 768w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.05.00-691x1536.jpeg 691w, https:\/\/www.noidtelecom.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-01-at-09.05.00.jpeg 921w\" sizes=\"(max-width: 461px) 100vw, 461px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Bari al centro: qui la parit\u00e0 diventa agenda pubblica<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con oltre 40 eventi gratuiti e pi\u00f9 di 100 ospiti italiani e internazionali, Bari \u00e8 diventata la prima tappa fuori Torino del festival. Il cuore della manifestazione \u00e8 stato il primo <strong>\u201cDavos italiano delle politiche di genere\u201d<\/strong>, pensato per mettere a confronto sindache, sindaci e istituzioni su strumenti pubblici concreti, misurabili e replicabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scelta di Bari non \u00e8 casuale: figure come Isabella d\u2019Aragona e Bona Sforza ricordano che, quando hanno potuto incidere, le donne hanno lasciato un segno anche nella storia della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dalle parole alle politiche<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 soprattutto il 29 maggio che restituisce il senso del festival, seguito anche dall\u2019associazione NoiD: al mattino il confronto tra amministratori e istituzioni, la sera la forza divulgativa dello spettacolo. Due linguaggi diversi, con un solo punto fermo: la parit\u00e0 non pu\u00f2 restare una dichiarazione di principio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019incontro del mattino, sindache e sindaci di citt\u00e0 come Bari, Perugia, Napoli, Bologna e Genova si sono misurati con il nodo pi\u00f9 concreto: come trasformare la parit\u00e0 in politiche pubbliche, pratiche replicabili e responsabilit\u00e0 di governo. Tra le dichiarazioni emerse, anche un auspicio netto: <strong>non dover pi\u00f9 parlare di \u201cprime volte\u201d al femminile<\/strong>, perch\u00e9 questo significherebbe che un cambiamento reale \u00e8 gi\u00e0 stato compiuto. E ancora, la consapevolezza che la pluralit\u00e0 degli sguardi allarga il campo dell\u2019azione pubblica e rende pi\u00f9 efficaci le risposte.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La citt\u00e0 non \u00e8 neutra<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A emergere con chiarezza nel confronto \u00e8 un punto politico preciso<strong>: la citt\u00e0 non \u00e8 neutra, perch\u00e9 non sono neutri i corpi che la abitano<\/strong>. E, pi\u00f9 in generale, le politiche pubbliche non sono mai neutre: per questo non possono essere considerate una delega separata, ma devono diventare uno sguardo intersezionale capace di attraversare e incidere su tutte le scelte pubbliche&nbsp;. \u00c8 da qui che passa la necessit\u00e0 di ripensare servizi, mobilit\u00e0 e spazi urbani a partire dai bisogni reali delle persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si parte con il richiamo alla Convenzione di Istanbul, il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante contro la violenza sulle donne fondato su prevenzione, protezione, perseguimento e politiche integrate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio in virt\u00f9 di questo trattato, le pubbliche amministrazioni vengono coinvolte direttamente nella prevenzione, nella protezione e nella costruzione di politiche integrate contro la violenza di genere<ins>,<\/ins> che dovrebbero restare in capo all\u2019Unione europea, cos\u00ec da favorire risposte omogenee e condivise tra gli Stati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Parlare di pari opportunit\u00e0 significa parlare della qualit\u00e0 democratica di un territorio<\/strong>. Se anche l\u2019uso del femminile nelle cariche pubbliche continua a suscitare discussione, significa che il cambiamento \u00e8 ancora incompiuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non a caso oggi le donne rappresentano solo il 15% dei sindaci italiani e continuano a misurarsi con sistemi costruiti intorno a esigenze considerate finora prevalentemente maschili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra i nodi pi\u00f9 urgenti c\u2019\u00e8 la fruizione dello spazio pubblico: sicurezza, mobilit\u00e0 quotidiana e accessibilit\u00e0 ai servizi vengono indicati come priorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui entra in gioco l\u2019urbanistica di genere: coinvolgere le donne, o almeno valutarne le esigenze nella progettazione urbana, significa rendere le citt\u00e0 pi\u00f9 fruibili. Il dato richiamato nel convegno \u00e8 netto: pi\u00f9 del 36% delle donne ha paura di attraversare luoghi pubblici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le risposte possibili passano da illuminazione, apertura degli spazi e mobilit\u00e0 notturna garantita, fino a misure come le guardie giurate sui bus notturni o sistemi di accompagnamento telefonico per le donne nelle ore serali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi c\u2019\u00e8 il fronte economico: avere pi\u00f9 di un figlio pu\u00f2 aumentare il rischio di povert\u00e0 e la disparit\u00e0 salariale continua a spingere molte donne fuori dal lavoro quando il costo della cura supera il reddito disponibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la violenza viene letta dentro questa dipendenza economica: senza autonomia, allontanarsi dall\u2019aggressore diventa pi\u00f9 difficile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo il confronto richiama la redistribuzione dei carichi di lavoro, il sostegno alle famiglie e all\u2019imprenditoria femminile come leve necessarie per ridurre le diseguaglianze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le risposte indicate compaiono anche un \u201catlante di genere\u201d, per rendere visibili i progetti rivolti alle donne come i centri antiviolenza, e la necessit\u00e0 di coinvolgere non solo le citt\u00e0 medie o grandi, ma anche le aree rurali e i territori pi\u00f9 periferici, dove meno servizi e maggiore povert\u00e0 fanno ricadere gli effetti delle diseguaglianze in modo ancora pi\u00f9 pesante sulle donne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto a questo, nel convegno \u00e8 stata richiamata anche la necessit\u00e0 di agire sulla formazione, attraverso percorsi di educazione all\u2019affettivit\u00e0 nelle scuole superiori per contrastare discriminazioni di genere e di altro tipo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra gli esempi europei citati compare Vienna, dove la forte presenza di edilizia pubblica (circa il 50% del totale) \u00e8 stata collegata a un investimento crescente nella vivibilit\u00e0 delle abitazioni e nei servizi di cura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questo quadro emerge con evidenza che <strong>non basta aumentare la presenza femminile ai vertici se non migliora la condizione media, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che si misura la fotografia reale del Paese<\/strong>. Anche perch\u00e9 met\u00e0 delle donne non lavora e, quando lavora, spesso guadagna meno, con ricadute che arrivano fino alla pensione e quindi alla sicurezza futura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui l\u2019idea che la politica possa incidere davvero attraverso le leggi e attraverso una presenza pi\u00f9 ampia delle donne nelle istituzioni pubbliche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sera, sul palco di Piazza del Ferrarese, lo stesso tema ha trovato un altro linguaggio con <em>\u201cPiacere, Denaro\u201d<\/em>, la conferenza-spettacolo di <em>Antonella Questa<\/em> e <em>Azzurra Rinaldi<\/em>. Al centro c\u2019\u00e8 un nodo ancora troppo spesso rimosso: il rapporto tra donne, denaro, autonomia economica e libert\u00e0 di scelta. Tenere le donne lontane dal denaro significa spesso tenerle lontane anche dall\u2019indipendenza. Cos\u00ec il festival porta sul piano della vita quotidiana ci\u00f2 che al mattino era emerso nel confronto tra istituzioni: la parit\u00e0 passa anche dalla possibilit\u00e0 concreta di avere risorse, lavoro e autonomia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I numeri spiegano perch\u00e9: in Italia solo il 58% delle donne ha un conto corrente personale e nel 2024 il tasso di occupazione femminile si \u00e8 fermato al 53,3%, contro il 70% maschile. Il <em>Global Gender Gap Report 2025<\/em> colloca inoltre l\u2019Italia al 117\u00b0 posto nel mondo per partecipazione economica. \u00c8 da qui che passa, ancora oggi, il nodo dell\u2019autonomia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A cura di <strong>Daniela Candelora.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Riferimenti utili<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"http:\/\/www.womenandthecity.it\">www.womenandthecity.it<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_msocom_1\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bari ha accolto la prima tappa itinerante di Women and the City \u2013 Dove c\u2019\u00e8 parit\u00e0 c\u2019\u00e8 futuro, il festival che porta al centro del dibattito pubblico il rapporto tra diritti, spazio urbano e qualit\u00e0 della vita. Dal 28 al 30 maggio, l\u2019associazione NoiD ha seguito da vicino una manifestazione che non si limita a parlare di parit\u00e0, ma prova a tradurla in confronto, visione e proposte concrete. Uno spazio di confronto tra istituzioni, scuole, universit\u00e0, imprese, cultura e cittadinanza, nato per immaginare citt\u00e0 pi\u00f9 giuste, accessibili e inclusive. Un festival diffuso che mette in rete idee e territori Nato a Torino, Women and the City ha un format capace di tenere insieme dibattito civile, approfondimento culturale e partecipazione,con temi chiave del presente, affrontati in modo trasversale: lavoro, educazione, violenza di genere, scienza, cultura, citt\u00e0, politiche pubbliche e salute. Bari al centro: qui la parit\u00e0 diventa agenda pubblica Con oltre 40 eventi gratuiti e pi\u00f9 di 100 ospiti italiani e internazionali, Bari \u00e8 diventata la prima tappa fuori Torino del festival. Il cuore della manifestazione \u00e8 stato il primo \u201cDavos italiano delle politiche di genere\u201d, pensato per mettere a confronto sindache, sindaci e istituzioni su strumenti pubblici concreti, misurabili e replicabili. La scelta di Bari non \u00e8 casuale: figure come Isabella d\u2019Aragona e Bona Sforza ricordano che, quando hanno potuto incidere, le donne hanno lasciato un segno anche nella storia della citt\u00e0. Dalle parole alle politiche \u00c8 soprattutto il 29 maggio che restituisce il senso del festival, seguito anche dall\u2019associazione NoiD: al mattino il confronto tra amministratori e istituzioni, la sera la forza divulgativa dello spettacolo. Due linguaggi diversi, con un solo punto fermo: la parit\u00e0 non pu\u00f2 restare una dichiarazione di principio. Nell\u2019incontro del mattino, sindache e sindaci di citt\u00e0 come Bari, Perugia, Napoli, Bologna e Genova si sono misurati con il nodo pi\u00f9 concreto: come trasformare la parit\u00e0 in politiche pubbliche, pratiche replicabili e responsabilit\u00e0 di governo. Tra le dichiarazioni emerse, anche un auspicio netto: non dover pi\u00f9 parlare di \u201cprime volte\u201d al femminile, perch\u00e9 questo significherebbe che un cambiamento reale \u00e8 gi\u00e0 stato compiuto. E ancora, la consapevolezza che la pluralit\u00e0 degli sguardi allarga il campo dell\u2019azione pubblica e rende pi\u00f9 efficaci le risposte. La citt\u00e0 non \u00e8 neutra A emergere con chiarezza nel confronto \u00e8 un punto politico preciso: la citt\u00e0 non \u00e8 neutra, perch\u00e9 non sono neutri i corpi che la abitano. E, pi\u00f9 in generale, le politiche pubbliche non sono mai neutre: per questo non possono essere considerate una delega separata, ma devono diventare uno sguardo intersezionale capace di attraversare e incidere su tutte le scelte pubbliche&nbsp;. \u00c8 da qui che passa la necessit\u00e0 di ripensare servizi, mobilit\u00e0 e spazi urbani a partire dai bisogni reali delle persone. Si parte con il richiamo alla Convenzione di Istanbul, il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante contro la violenza sulle donne fondato su prevenzione, protezione, perseguimento e politiche integrate. Proprio in virt\u00f9 di questo trattato, le pubbliche amministrazioni vengono coinvolte direttamente nella prevenzione, nella protezione e nella costruzione di politiche integrate contro la violenza di genere, che dovrebbero restare in capo all\u2019Unione europea, cos\u00ec da favorire risposte omogenee e condivise tra gli Stati. Parlare di pari opportunit\u00e0 significa parlare della qualit\u00e0 democratica di un territorio. Se anche l\u2019uso del femminile nelle cariche pubbliche continua a suscitare discussione, significa che il cambiamento \u00e8 ancora incompiuto. Non a caso oggi le donne rappresentano solo il 15% dei sindaci italiani e continuano a misurarsi con sistemi costruiti intorno a esigenze considerate finora prevalentemente maschili. Tra i nodi pi\u00f9 urgenti c\u2019\u00e8 la fruizione dello spazio pubblico: sicurezza, mobilit\u00e0 quotidiana e accessibilit\u00e0 ai servizi vengono indicati come priorit\u00e0. Qui entra in gioco l\u2019urbanistica di genere: coinvolgere le donne, o almeno valutarne le esigenze nella progettazione urbana, significa rendere le citt\u00e0 pi\u00f9 fruibili. Il dato richiamato nel convegno \u00e8 netto: pi\u00f9 del 36% delle donne ha paura di attraversare luoghi pubblici. Le risposte possibili passano da illuminazione, apertura degli spazi e mobilit\u00e0 notturna garantita, fino a misure come le guardie giurate sui bus notturni o sistemi di accompagnamento telefonico per le donne nelle ore serali. Poi c\u2019\u00e8 il fronte economico: avere pi\u00f9 di un figlio pu\u00f2 aumentare il rischio di povert\u00e0 e la disparit\u00e0 salariale continua a spingere molte donne fuori dal lavoro quando il costo della cura supera il reddito disponibile. Anche la violenza viene letta dentro questa dipendenza economica: senza autonomia, allontanarsi dall\u2019aggressore diventa pi\u00f9 difficile. Per questo il confronto richiama la redistribuzione dei carichi di lavoro, il sostegno alle famiglie e all\u2019imprenditoria femminile come leve necessarie per ridurre le diseguaglianze. Tra le risposte indicate compaiono anche un \u201catlante di genere\u201d, per rendere visibili i progetti rivolti alle donne come i centri antiviolenza, e la necessit\u00e0 di coinvolgere non solo le citt\u00e0 medie o grandi, ma anche le aree rurali e i territori pi\u00f9 periferici, dove meno servizi e maggiore povert\u00e0 fanno ricadere gli effetti delle diseguaglianze in modo ancora pi\u00f9 pesante sulle donne. Accanto a questo, nel convegno \u00e8 stata richiamata anche la necessit\u00e0 di agire sulla formazione, attraverso percorsi di educazione all\u2019affettivit\u00e0 nelle scuole superiori per contrastare discriminazioni di genere e di altro tipo. Tra gli esempi europei citati compare Vienna, dove la forte presenza di edilizia pubblica (circa il 50% del totale) \u00e8 stata collegata a un investimento crescente nella vivibilit\u00e0 delle abitazioni e nei servizi di cura. Da questo quadro emerge con evidenza che non basta aumentare la presenza femminile ai vertici se non migliora la condizione media, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che si misura la fotografia reale del Paese. Anche perch\u00e9 met\u00e0 delle donne non lavora e, quando lavora, spesso guadagna meno, con ricadute che arrivano fino alla pensione e quindi alla sicurezza futura. Da qui l\u2019idea che la politica possa incidere davvero attraverso le leggi e attraverso una presenza pi\u00f9 ampia delle donne nelle istituzioni pubbliche. La sera, sul palco di Piazza del Ferrarese, lo stesso tema ha trovato un altro linguaggio con \u201cPiacere, Denaro\u201d, la conferenza-spettacolo di Antonella Questa e Azzurra Rinaldi. 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Dal 28 al 30 maggio, l\u2019associazione NoiD ha seguito da vicino una manifestazione che non si limita a parlare di parit\u00e0, ma prova a tradurla in confronto, visione e proposte concrete. Uno spazio di confronto tra istituzioni, scuole, universit\u00e0, imprese, cultura e cittadinanza, nato per immaginare citt\u00e0 pi\u00f9 giuste, accessibili e inclusive. Un festival diffuso che mette in rete idee e territori Nato a Torino, Women and the City ha un format capace di tenere insieme dibattito civile, approfondimento culturale e partecipazione,con temi chiave del presente, affrontati in modo trasversale: lavoro, educazione, violenza di genere, scienza, cultura, citt\u00e0, politiche pubbliche e salute. Bari al centro: qui la parit\u00e0 diventa agenda pubblica Con oltre 40 eventi gratuiti e pi\u00f9 di 100 ospiti italiani e internazionali, Bari \u00e8 diventata la prima tappa fuori Torino del festival. Il cuore della manifestazione \u00e8 stato il primo \u201cDavos italiano delle politiche di genere\u201d, pensato per mettere a confronto sindache, sindaci e istituzioni su strumenti pubblici concreti, misurabili e replicabili. La scelta di Bari non \u00e8 casuale: figure come Isabella d\u2019Aragona e Bona Sforza ricordano che, quando hanno potuto incidere, le donne hanno lasciato un segno anche nella storia della citt\u00e0. Dalle parole alle politiche \u00c8 soprattutto il 29 maggio che restituisce il senso del festival, seguito anche dall\u2019associazione NoiD: al mattino il confronto tra amministratori e istituzioni, la sera la forza divulgativa dello spettacolo. Due linguaggi diversi, con un solo punto fermo: la parit\u00e0 non pu\u00f2 restare una dichiarazione di principio. 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E, pi\u00f9 in generale, le politiche pubbliche non sono mai neutre: per questo non possono essere considerate una delega separata, ma devono diventare uno sguardo intersezionale capace di attraversare e incidere su tutte le scelte pubbliche&nbsp;. \u00c8 da qui che passa la necessit\u00e0 di ripensare servizi, mobilit\u00e0 e spazi urbani a partire dai bisogni reali delle persone. Si parte con il richiamo alla Convenzione di Istanbul, il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante contro la violenza sulle donne fondato su prevenzione, protezione, perseguimento e politiche integrate. Proprio in virt\u00f9 di questo trattato, le pubbliche amministrazioni vengono coinvolte direttamente nella prevenzione, nella protezione e nella costruzione di politiche integrate contro la violenza di genere, che dovrebbero restare in capo all\u2019Unione europea, cos\u00ec da favorire risposte omogenee e condivise tra gli Stati. Parlare di pari opportunit\u00e0 significa parlare della qualit\u00e0 democratica di un territorio. Se anche l\u2019uso del femminile nelle cariche pubbliche continua a suscitare discussione, significa che il cambiamento \u00e8 ancora incompiuto. Non a caso oggi le donne rappresentano solo il 15% dei sindaci italiani e continuano a misurarsi con sistemi costruiti intorno a esigenze considerate finora prevalentemente maschili. Tra i nodi pi\u00f9 urgenti c\u2019\u00e8 la fruizione dello spazio pubblico: sicurezza, mobilit\u00e0 quotidiana e accessibilit\u00e0 ai servizi vengono indicati come priorit\u00e0. Qui entra in gioco l\u2019urbanistica di genere: coinvolgere le donne, o almeno valutarne le esigenze nella progettazione urbana, significa rendere le citt\u00e0 pi\u00f9 fruibili. Il dato richiamato nel convegno \u00e8 netto: pi\u00f9 del 36% delle donne ha paura di attraversare luoghi pubblici. 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Da questo quadro emerge con evidenza che non basta aumentare la presenza femminile ai vertici se non migliora la condizione media, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che si misura la fotografia reale del Paese. Anche perch\u00e9 met\u00e0 delle donne non lavora e, quando lavora, spesso guadagna meno, con ricadute che arrivano fino alla pensione e quindi alla sicurezza futura. Da qui l\u2019idea che la politica possa incidere davvero attraverso le leggi e attraverso una presenza pi\u00f9 ampia delle donne nelle istituzioni pubbliche. La sera, sul palco di Piazza del Ferrarese, lo stesso tema ha trovato un altro linguaggio con \u201cPiacere, Denaro\u201d, la conferenza-spettacolo di Antonella Questa e Azzurra Rinaldi. 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Tra le risposte indicate compaiono anche un \u201catlante di genere\u201d, per rendere visibili i progetti rivolti alle donne come i centri antiviolenza, e la necessit\u00e0 di coinvolgere non solo le citt\u00e0 medie o grandi, ma anche le aree rurali e i territori pi\u00f9 periferici, dove meno servizi e maggiore povert\u00e0 fanno ricadere gli effetti delle diseguaglianze in modo ancora pi\u00f9 pesante sulle donne. Accanto a questo, nel convegno \u00e8 stata richiamata anche la necessit\u00e0 di agire sulla formazione, attraverso percorsi di educazione all\u2019affettivit\u00e0 nelle scuole superiori per contrastare discriminazioni di genere e di altro tipo. Tra gli esempi europei citati compare Vienna, dove la forte presenza di edilizia pubblica (circa il 50% del totale) \u00e8 stata collegata a un investimento crescente nella vivibilit\u00e0 delle abitazioni e nei servizi di cura. Da questo quadro emerge con evidenza che non basta aumentare la presenza femminile ai vertici se non migliora la condizione media, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che si misura la fotografia reale del Paese. Anche perch\u00e9 met\u00e0 delle donne non lavora e, quando lavora, spesso guadagna meno, con ricadute che arrivano fino alla pensione e quindi alla sicurezza futura. Da qui l\u2019idea che la politica possa incidere davvero attraverso le leggi e attraverso una presenza pi\u00f9 ampia delle donne nelle istituzioni pubbliche. La sera, sul palco di Piazza del Ferrarese, lo stesso tema ha trovato un altro linguaggio con \u201cPiacere, Denaro\u201d, la conferenza-spettacolo di Antonella Questa e Azzurra Rinaldi. 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