Giornata Internazionale delle Donne nella Matematica

Domani 12 Maggio ricorre la Giornata Internazionale delle Donne nella Matematica, una data che ci piace ricordare per valorizzare il contributo delle donne, importante, ma spesso non noto e disconosciuto, e per superare questo gap di visibilità. Già lo scorso anno abbiamo raccontato l’origine di questa giornata, dedicata a Maryam Mirzakhani, prima donna a vincere la Medaglia Fields, il più alto riconoscimento al mondo per un matematico, ed elencato le altre matematiche prima di lei che sono riuscite a lasciare testimonianza del loro contributo https://www.noidtelecom.it/index.php/2025/05/11/le-donne-nella-matematica/. Quest’anno ci concentriamo su due di loro, per raccontarvi in particolare storie di ispirazione e tenacia nel perseguire una passione, cogliendo appieno la portata delle disparità di opportunità e di possibilità economiche. Sophie Germain (1776-1831), vissuta al tempo della Rivoluzione francese, si dedicò alla teoria dei numeri e dell’elasticità, rinunciando alla sua identità e utilizzando uno pseudonimo maschile, Antoine-August Le Blanc, per presentare i suoi lavori. Pur di accedere all’École, istituzione di formazione superiore di scienziati e matematici, a 18 anni assunse un’identità maschile: divenne Antoine-August Le Blanc studente iscritto che aveva abbandonato gli studi. Studiava sulle dispense e inviava scritti di tale valore che il professor Lagrange volle approfondire, scoprendo la sua vera identità e diventando suo mentore e sostenitore. Il supporto non previde però il riconoscimento: solo recentemente il nome dell’equazione differenziale di Lagrange è evoluto in equazione di Germain-Lagrange per tenere conto del contributo apportato dagli studi di Sophie Germain sulle vibrazioni delle superfici elastiche. Sophie Germain ebbe un intenso scambio epistolare sulla matematica con Carl Friederich Gauss, sempre indossando la maschera maschile di Antoine-August Le Blanc, e quando la sua vera identità fu scoperta ricevette da Gauss queste parole, che ben testimoniano l’approccio dell’epoca e la profonda stima maturata: “Il gusto per la scienza astratta in generale, e soprattutto per i misteri dei numeri, è molto raro: ciò non è strano, perché il fascino di questa sublime scienza si rivela in tutta la sua bellezza solo a coloro che hanno l’ardire di affrontarla. Ma quando una donna, che, per i nostri costumi e pregiudizi, deve incontrare difficoltà infinitamente superiori a quelle degli uomini per giungere a familiarizzarsi con questi spinosi problemi, riesce nondimeno a sormontare tali ostacoli e a penetrare fino alle regioni più nascoste della scienza, allora senza dubbio ella ha il più nobile ingegno, un talento straordinario e un genio superiore.” Amalie Emmy Noether (1882-1935) riuscì a laurearsi in matematica in Germania e a lavorare all’istituto di Matematica dell’Università di Gottinga senza essere retribuita per sette anni, in seguito insegnò tenendo lezione a nome del professore David Hilbert, perché quel ruolo non era previsto per le donne. Quando riuscì a sostenere l’abilitazione, continuò ad insegnare senza stipendio per altri quattro anni. Il regime nazista le vietò l’insegnamento in quanto ebrea, così emigrò negli Stati Uniti dove continuò a lavorare producendo materiale prezioso in ambito dell’algebra astratta e della fisica teorica. Albert Einstein ne scrisse un necrologio sul New York Times poche settimane dopo la morte https://web.archive.org/web/20090207162206/http://www-gap.dcs.st-and.ac.uk/~history/Obits2/Noether_Emmy_Einstein.html  nel 1935, definendola definì una figura di enorme importanza intellettuale, che ha contribuito a risolvere i problemi matematici legati alla relatività generale. Il teorema di Noether che la ricorda, è insegnato nell’ambito della teorica quantistica dei campi e nella fisica delle particelle. E il presente? La cerimonia per la prossima assegnazione della Medaglia Fields è prevista a luglio 2026 (si tiene ogni 4 anni) a Philadelphia, negli Stati Uniti durante il Congresso Internazionale dei Matematici (ICM). Nel corso del 2026 sono state premiate tre giovani donne cinesi, Hong Wang e Yunqing Tang vincitrici del New Horizons in Mathematics Prize, Zhang Mingjia vincitrice del Maryma Mirzakhani New Frontiers Prize, profili altissimi con risonanza globale. Segno di un’evoluzione concreta in questa storia di sfide e forti barriere all’accesso per le donne, che è fondamentale superare perché la matematica non è solo formule: è un modo di leggere il mondo. Quando le donne entrano nella matematica, la matematica si espande. Quando le donne trovano spazio, lo spazio della conoscenza cresce per tutte le persone. A cura di Stefania Lofiego e Francesca Funaro

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Libri di Natale

Tempo di storie sotto l’albero! Anche quest’anno NoiD presenta una lista libri dedicata alle storie che parlano di donne, di forza, di umanità.Titoli che sanno ispirare, emozionare, stimolare riflessioni, offrire uno sguardo nuovo sul mondo. CORAGGIO – La ragazza con la Leica di Helena Janeczek: la storia intensa della prima fotografa caduta su un campo di battaglia, simbolo di libertà e determinazione. AUTENTICITA’ – Nostra solitudine di Daria Bignardi: un racconto con sincerità, ironia, coraggio, perché la solitudine può essere prigione ma anche luogo d’ascolto e di rinascita. SPERANZA – Tanta ancora Vita di Viola Ardone: la magia degli incontri che curano, ricompongono e fanno riscoprire l’amore. CRESCITA – Imparare la leadership con le serie TV di Luigi Di Iorio, Giulia Di Nicolò Rito e prefazione di Francesca Funaro: le storie della cultura pop come strumenti per riflettere su leadership e competenze. CONSAPEVOLEZZA – Il Paese che conta. Come i numeri raccontano la nostra storia di Linda Laura Sabbatini: i numeri che raccontano l’Italia, rivelando ingiustizie, cambiamenti e verità spesso invisibili. VOCE – Parole d’altro genere. Come le scrittrici hanno cambiato il mondo di Vera Gheno: un viaggio tra le parole che le donne hanno scritto, contribuendo a trasformare il mondo. MEMORIA – Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola di Dacia Maraini: un omaggio alle madri della letteratura, dimenticate ma mai assenti. EMPATIA – Vita Sguardi e Cura Il nuovo libro fotografico di Fondazione Piero e Lucille Corti ETS con gli scatti di Gionata Galloni e la prefazione di Mario Calabresi: immagini che raccontano con intensità la vita del Lacor Hospital e delle comunità del Nord Uganda. ISPIRAZIONE – Finding My Way di Malala Yousafzai: il coraggio di restare fedeli a sé stessi, anche quando il mondo prova a dirci chi dovremmo essere. Per voi o come regalo, la lettura è un’occasione d’incontro e crescita. A cura di Stefania Lofiego, grafica di Elena Braccini

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Finanza al femminile: comprendere il Divario Finanziario

Il Panorama Globale della Disparità Retributiva di Genere Il divario retributivo di genere rappresenta una sfida persistente. Secondo un rapporto della Banca Mondiale, le donne guadagnano in media solo 77 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini.1 Questa statistica evidenzia la portata globale del problema, dimostrando che la disparità retributiva non è confinata a specifiche regioni o settori industriali. Anche le Nazioni Unite stimano un divario retributivo di genere globale intorno al 20% 2, confermando una significativa disparità a livello mondiale. È importante notare che il divario retributivo di genere non è però uniforme a livello globale. I paesi nordici, in particolare l’Islanda, hanno compiuto progressi significativi nel colmare questogap.3 Al contrario, in regioni come l’Africa e il Sud America, la disparità può essere notevolmente più ampio, suggerendo che contesti regionali specifici richiedono interventi mirati. Anche nei paesi sviluppati, come quelli membri dell’OCSE e dell’Unione Europea, si riscontrano divari retributivi medi di genere, con variazioni significative tra i paesi membri dell’UE.4 Il Contesto Italiano: Esaminare il Divario Retributivo di Genere Secondo i dati Eurostat, l’Italia spesso mostra un gap inferiore rispetto alla media europea in termini di retribuzione oraria (2.2% rispetto ad una media comunitaria del 12%).55Questa apparente positività, però, potrebbe celare altre problematiche sottostanti nel mercato del lavoro italiano. Infatti, nonostante un divario retributivo orario apparentemente inferiore, se teniamo conto delle differenze nelle ore lavorate e nei tassi di occupazione, la disparità risulta significativamente più alta della media UE (45%).6 Questo suggerisce che le donne italiane lavorino (meno ore e abbiano tassi di occupazione inferiori con una discriminazione finanziaria complessiva. Un fattore critico da considerare è la disparità nella durata della vita lavorativa tra uomini e donne. Una giovane donna italiana che entra oggi nel mercato del lavoro può aspettarsi una vita lavorativa di 28,3 anni. In media, un coetaneo maschio lavorerà per 37,2 anni. Nove anni in più, un gap doppio rispetto alla media europea.7-8 Questa differenza contribuisce a un significativo divario economico nel corso della carriera. Oltre lo Stipendio: Il Più Ampio Divario di Ricchezza di Genere Il WTW Wealth Equity Index stima che le donne a livello globale accumuleranno solo il 74% della ricchezza posseduta dagli uomini al momento del pensionamento10. Questo dato evidenzia le conseguenze a lungo termine del divario finanziario di genere sulla sicurezza finanziaria delle donne in età avanzata. Anche in Italia si osserva un divario di ricchezza di genere, maggiore per le attività finanziarie rispetto a quelle reali e che tende ad aumentare con l’età11. Questo suggerisce che le donne italiane potrebbero avere un accesso o un controllo inferiore sugli investimenti finanziari rispetto agli uomini, con un potenziale impatto sulla loro crescita finanziaria a lungo termine. La riforma del sistema pensionistico del 1996 ha introdotto una dinamica particolarmente penalizzante per le donne attraverso il passaggio al metodo contributivo. Nel 2024, le donne pensionate percepiscono in media 1.595 euro mensili, mentre gli uomini ricevono 2.143 euro, con un divario del 34%12. Questa differenza contribuisce a un significativo divario economico nel corso della carriera che si traduce in una dinamica perversa: salari più bassi generano minori contributi versati, che a loro volta determinano trattamenti pensionistici inferiori. Il sistema contributivo, applicato integralmente a chi ha iniziato a lavorare dal 1996, lega direttamente l’importo della pensione ai contributi versati durante l’intera vita lavorativa.  Ogni anno di mancato adeguamento dello stipendio si traduce automaticamente in uno svantaggio pensionistico permanente. Le donne che hanno iniziato a lavorare dal 1996 – oggi cinquantenni e tutte le generazioni più giovani – sono particolarmente penalizzate da questo sistema. I periodi di contribuzione figurativa, come quelli per maternità obbligatoria (5 mesi) e congedo parentale (fino a 6 mesi), rappresentano un ulteriore elemento di svantaggio. Sebbene questi periodi vengano accreditati senza oneri per la lavoratrice, nel sistema contributivo puro non compensano adeguatamente la perdita di contributi reali. Le madri utilizzano in media 126 giorni di congedo nel primo anno di vita del figlio, contro i 36 giorni dei padri, accentuando il divario contributivo. Mentre nel sistema retributivo il gap pensionistico femminile era del 29% per le nate negli anni ’40, con il contributivo puro questo divario è salito al 32% per le generazioni successive. La natura “meritocratica” del nuovo sistema, trasforma ogni interruzione o riduzione lavorativa in una penalizzazione pensionistica definitiva. Illustrare la Disparità: Esempi Concreti Il divario retributivo di genere influisce sulla capacità delle donne di risparmiare e investire, portando ad uno scostamento di ricchezza più ampio nel tempo. Guadagni inferiori si traducono direttamente in meno denaro disponibile per risparmi e investimenti, creando un circolo vizioso di ineguaglianza finanziaria. Questo si riflette nel gap pensionistico di genere, in cui le donne hanno tipicamente una ricchezza pensionistica significativamente inferiore rispetto agli uomini a causa di guadagni inferiori nel corso della vita, interruzioni di carriera per motivi di cura e differenze nei contributi pensionistici. La conseguenza è una maggiore insicurezza finanziaria per le donne in età avanzata, soprattutto considerando la loro maggiore aspettativa di vita. Le donne hanno maggiori probabilità di conservare denaro extra in contanti anziché investire, perdendo potenzialmente opportunità di crescita.13- Questo “divario negli investimenti” aggrava ulteriormente la disparità di ricchezza. Le responsabilità di cura hanno un impatto significativo sulle traiettorie di carriera delle donne e sui risparmi per la pensione.14 Il peso sproporzionato del lavoro di cura sulle donne è un fattore determinante del divario finanziario di genere. Oggi, nonostante i traguardi raggiunti, in Italia solo una donna su due lavora e solo sei donne su dieci15 hanno un conto corrente intestato esclusivamente a loro16. L’assenza di un lavoro e l’assenza di un conto corrente sono sintomi della dipendenza economica. Per confrontarci a livello europeo, se guardiamo alla Francia, la violenza economica viene affrontata con una legge solo nel 1965; prima le donne sposate erano soggette a un regime patrimoniale che impediva loro di gestire autonomamente il proprio denaro senza il permesso del marito, ovvero una donna sposata non poteva aprire un conto corrente bancario, utilizzare una carta di credito o chiedere un mutuo senza il consenso del marito. Grazie alla nuova legge del 1965 le donne francesi

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Mostra “Io sono Leonor Fini”: un fertile incontro tra forme d’arte ricche di affermazioni identitarie e networking

Con l’obiettivo di creare spazi di incontro autentico e ispirazione condivisa, NoiD Telecom nell’ambito delle iniziative legate al format NoiD Camminiamo, grazie alla preziosa sensibilità ed energia di Stefania Marianna Falzone, ha dato vita ad un nuovo appuntamento di networking culturale, scegliendo come cornice l’universo affascinante ribelle e visionario dell’artista italo-argentina Leonor Fini.   La sensazione prevalente durante il percorso non è stata quella di assistere ad una mostra bensì di trascorrere del tempo con qualcuno. Qualcuno che con le sue polivalenti capacità artistiche è stata capace con oltre 100 opere tra dipinti, disegni, fotografie, video, costumi e oggetti, di imbastire in tempi (ancora) più ostili dei nostri una nuova matrice, uno stampo che contraddice il resto del mondo.  “Io sono Leonor Fini” è un viaggio esperienziale, nelle sue opere c’è ritmo, inventiva, ambiguità e soprattutto un fertile invito a deporre i bandieroni del tifo per uomini o donne in favore di interrogativi ben più vasti e profondi. La donna, nei suoi lavori, non è musa ma protagonista e la sfinge, uno dei suoi soggetti prediletti in quanto creatura ibrida e potente, è il suo alter ego, rendendo tutto estremamente intrigante e nutriente. Durante la nostra visita abbiamo provato un misto di sollievo, solidarietà, riconoscimento come accade quando si incontra qualcuno che sembra aver davvero imbroccato una vocazione, in questo caso verso l’indipendenza e l’affermazione della propria identità. Un grande esempio e una potente ispirazione per continuare a costruire insieme spazi più abitabili, aperti alla diversità, alle metamorfosi, al coraggio e alla bellezza. Ripercorriamo ora il percorso, grazie al prezioso contributo di Katia Novakova guida d’eccezione dell’incontro. Leonor Fini (1907–1996) è stata una delle artiste più affascinanti e anticonformiste del Novecento, capace di reinventare il surrealismo di Ernst, Breton, Dalì, Mirò ed Eluard donandogli una visione profondamente originale e femminista. Nata a Buenos Aires da madre triestina e padre argentino, si trasferì a Trieste con la madre dopo la difficile separazione dei genitori. Non ricevette una formazione artistica formale. Studiò con Achille Funi al quale fu legata sentimentalmente e col quale si trasferì a Milano dove lasciò testimonianza di sé nel pavimento del Palazzo della Triennale con un mosaico da titolo “La cavalcata delle Amazzoni”. Nel 1933 si trasferì a Parigi, dove conobbe alcuni artisti surrealisti, come Max Ernst, Paul Éluard e Victor Brauner. Pur non unendosi al movimento surrealista che contestava fortemente per la visione maschilista e limitante della donna, cominciò a sperimentarne i metodi e le tecniche. Con Ernst che la definiva “la furia italiana di Parigi” andò a New York dove fu introdotta al MoMA e conobbe e collaborò con i più celebri stilisti del momento, tra cui Christian Dior ed Elsa Schiapparelli. Nel suo periodo romano conobbe Alberto Moravia ed Elsa Morante e frequentò i più esclusivi salotti dell’epoca. Dagli anni ’40 agli anni ’60 lavorò come scenografa e costumista per i teatri di Roma, Londra, Parigi e New York. Complice l’infanzia passata a travestirsi da ragazzo per sfuggire al padre che l’avrebbe voluta riportare in Argentina, Fini ha sempre concepito l’identità come una costruzione fluida e mutevole, una continua rappresentazione di sé attraverso maschere, costumi ed alter ego.   Curiosità 🎭 Rifiutò di unirsi ufficialmente al Surrealismo Pur essendo in stretto contatto con i surrealisti – come Max Ernst, André Breton e Salvador Dalí – Leonor rifiutò l’autorità e la visione di Breton e non si considerò mai parte del movimento, difendendo sempre la sua autonomia artistica. La donna non è più una musa, una dea un’ispirazione ma è padrona del suo destino. 🐱 Viveva con oltre 20 gatti Fini era un’amante dei gatti: ne possedeva fino a 23 contemporaneamente, li trattava come creature regali, li vestiva con collari di velluto e spesso li ritraeva nei suoi dipinti. In molte opere sono simboli di potere magico e sensualità femminile. 💄 Teatro, cinema e moda Fini lavorò come costumista e scenografa per spettacoli teatrali, balletti e opere liriche. Creò i costumi per la celebre versione del “Romeo e Giulietta” con Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev, e anche per il film cult “La bella e la bestia” (1946) di Jean Cocteau. Fu amica di Elsa Schiapparelli per la quale creò una boccetta a forma di busto femminile per il profumo Shocking ispirandosi alle forme dell’attrice statunitense Mae West. ❤️ Vita privata Rompendo ogni convenzione, Leonor visse per anni con due uomini, Konstanty Jeleński (Kot) e Stanislao Lepri, in una relazione poliamorosa e creativa. Tutti e tre si sostenevano artisticamente, e la loro convivenza era improntata all’arte, alla libertà e alla non gelosia. 📚 Scrisse e illustrò libri Non fu solo pittrice, ma anche autrice e illustratrice. I suoi libri sono popolati da creature androgine, mostri seducenti, donne guerriere, in un immaginario ricco di simbolismo erotico e mitologico. Opere 🎨 l’Alcova (1941) e l’Alcova: interno con tre donne (1939) In questa tela, Fini rovescia la tradizionale iconografia della Venere dormiente: qui è la donna a dominare la scena, seduta su un uomo nudo, passivo e abbandonato. Un’opera che anticipa di decenni le riflessioni sullo sguardo femminile nell’arte e sulla sovversione dei ruoli di genere. Anche “Donna in armatura” (1938) e l’”Alcova: interno con tre donne” (1939) rientrano in questo filone, proponendo una figura femminile ieratica e marziale, vestita di un corsetto metallico che richiama l’iconografia delle amazzoni. Un altro elemento centrale della sua poetica è il travestimento, che emerge in opere come “Ritratto di André Pieyre de Mandiargues” (1932), in cui il poeta appare ambiguamente vestito, sfidando la distinzione tra maschile e femminile. Fini concepisce l’identità come una costruzione fluida e mutevole, una continua rappresentazione di sé attraverso maschere, costumi e alter ego. “l’Alcova” (1941)    “l’Alcova: interno con tre donne” (1939)   💄 Lo stereotipo della Venere dormiente: Lo stereotipo della Venere dormiente è un tema ricorrente nell’arte e nella cultura visiva occidentale, che rappresenta una donna nuda o seminuda raffigurata mentre dorme, spesso in una posa languida e idealizzata. Questo soggetto prende il nome da alcune famose raffigurazioni di “Venere”, la dea romana dell’amore, della bellezza e

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Donne in Viaggio

Viaggiare è stata per tanto tempo un’attività – come tante altre – prettamente maschile, il viaggio era esplorazione, ricerca di nuovi mondi, scoperta di terre lontane e imperscrutabili possibilità di ricchezza.Anche le donne viaggiavano, ma lo facevano soprattutto quando si trovavano in contesti critici di fuga, esilio, schiavitù, pellegrinaggio penitenziale, oppure per necessità di lavorare, per povertà o anche per matrimonio. Il racconto di molti di questi viaggi è stato immortalato nella pittura: ricordiamo ad esempio l’affresco intitolato “Fuga in Egitto” di Giotto nella cappella degli Scrovegni a Padova, che mostra la Madonna con il bambino sull’asinello che fugge da Erode in Egitto, oppure la tela del Carpaccio presso l’Ospedale di Venezia, che raffigura il momento in cui Sant’Orsola e il suo seguito di undicimila vergini si preparano a partire in pellegrinaggio. Viaggiare per noi donne non può essere una fuga, ma una scelta di vita. Il viaggio è conoscenza di nuove realtà, di modi diversi di vivere, il viaggio è incontro di altre persone, altre culture, aprirsi a nuove esperienze e superare anche la propria zona di confort.Il viaggio è disconnettersi dalla sfera di tutti i giorni per perdersi in una terra da scoprire, il viaggio è curiosità, è l’imprevisto che insegna ad affrontare nuovi rischi, ad avere coraggio, ad allargare l’orizzonte, ad espandere il pensiero.Vogliamo parlare proprio di questo tipo di viaggio e delle donne che hanno avuto il coraggio di esplorare il mondo. “Il viaggio è il più personale dei piaceri, è come l’innamoramento, irrazionale… vita” con questa frase Vita Sackville-West introduce i suoi ricordi di viaggio in Persia. Già dalla fine del 1800 e i primi decenni del 1900 il senso del viaggio cambiò e un’élite di donne iniziò a farlo in modo autonomo:• Isabella Eberhardt, esploratrice e scrittrice svizzera di origini russe, viaggiò tantissimo soprattutto in Nord Africa, visse nel deserto, ma per evitare pericoli decise di tagliare i capelli e di fingere di essere uomo. Morì a 27 anni a seguito di un’inondazione improvvisa e la scoperta dei suoi diari di viaggio ha dato vita ai suoi libri ricchi di entusiasmanti ricordi e impressioni. • Anna Maria Schawrzenbach, fotografa sensibile, viaggiatrice infaticabile e giornalista svizzera, nel 1939 intraprese, insieme alla ginevrina Ella Maillart, quella che probabilmente resta una delle sue imprese più emozionanti, raggiungendo in automobile il continente indiano, attraversando l’Iran e l’Afghanistan arrivando fino a Kabul proprio mentre in Europa scoppiava la seconda guerra mondiale. La Maillart scriverà un libro col titolo La via crudele. • Alexandra David Neel, nata a Parigi, orientalista, conferenziera e instancabile viaggiatrice, è passata alla storia come la prima donna ad essere andata in Tibet dove si recò nel 1911 per poi andare in India e restarci per 11 anni. Tale impresa fu riportata dalla stampa di tutto il mondo e, una volta tornata in Europa, Alexandra pubblicò i suoi libri più famosi.Si narra che riuscì a dormire all’addiaccio e grazie alla meditazione non andò in ipotermia.A 101 anni rinnovò per l’ultima volta il suo passaporto e morì ultracentenaria. Nel tempo le donne hanno iniziato a viaggiare sempre di più, diventando questo un fenomeno più normale. Negli ultimi 10 anni le donne che viaggiano sono triplicate, così come è aumentato il numero di imprese in ambito turistico gestite da donne (1 su 3). Non solo, le donne hanno iniziato – oltre che a viaggiare – a organizzare viaggi: Avventure nel Mondo dichiara che oggi in Italia le donne coordinatrici di viaggi rappresentano oltre il 50%. Le donne rappresentano inoltre il 53% della forza lavoro nel turismo: l’84% svolge lavori di pulizia e cucina, il 46% si occupa della gestione, il 40% è un’agente di viaggio, l’1% è impiegato come guida. Le donne costituiscono il 55% del personale impiegato negli alberghi.Purtroppo, anche in questo comparto, le donne sono numericamente in maggioranza ma sono penalizzate a livello economico. (Fonte: ISNART- Istituto Nazionale Ricerche Turistiche).Il gender gap è un fenomeno diffuso e noi insieme a tutte le socie e soci di NoiD Telecom ci impegniamo a ridurlo. Sappiamo che questo è davvero un viaggio difficile, tortuoso e complicato ma ce la mettiamo tutta per raggiungere un giorno la nostra meta. a cura di Gerarda Alessi e M. Gabriella Fattorusso

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Le donne nella matematica

Il 12 maggio, data di nascita di Maryam Mirzakhani, è stata scelta come Giornata Internazionale delle Donne nella Matematica, istituita nel 2019 dalla comunità scientifica internazionale.Maryam MirzakhaniUna giornata per celebrare i successi delle donne nella matematica, la necessità di ambienti accademici più inclusivi, l’importanza di role model femminili per le nuove generazioni.La storia di Maryam MirzakhaniMaryam Mirzakhani sognava di diventare scrittrice. Cresciuta in un Iran dove si riteneva che le donne non fossero “portate per la matematica”, ha seguito la sua passione: un percorso non lineare, solitario e creativo, che l’ha condotta a scoperte rivoluzionarie.A 17 anni ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi Internazionali della Matematica, prima ragazza iraniana a riuscirci. La matematica è diventata il suo linguaggio: non quello dei numeri puri, ma della forma, dello spazio, del movimento. Disegnava i teoremi come esplorazioni, “lunghe escursioni senza sentieri tracciati”, diceva.Nel 2014 ha raggiunto un traguardo epocale: è stata la prima donna a vincere la Medaglia Fields, il più alto riconoscimento al mondo per un matematico. Il suo contributo più noto, il “Magic Wand Theorem” (Teorema della Bacchetta Magica, insieme ad Alex Eskin), ha cambiato la dinamica su superfici complesse, aprendo strade nuove in geometria, topologia e fisica matematica. Ha introdotto un cambiamento poderoso, dimostrando di essere poliglotta della matematica.Eppure, Maryam era anche umile, schiva, distante dalle celebrazioni. Quando ricevette la mail della medaglia, la cancellò, pensando fosse uno scherzo. Quando fu premiata davanti a 5.000 matematici, tra cui 3.000 donne, l’urlo che ne seguì fu collettivo: finalmente, una donna ce l’aveva fatta.Maryam muore a soli 40 anni il 15 luglio 2017 per un cancro al seno, e la sua precoce scomparsa ha ispirato l’istituzione di una giornata mondiale per celebrare la matematica e tutte le donne che hanno contribuito e contribuiranno a nuove scoperte su questa materia.Prima di Maryam, chi c’era?Poche, spesso dimenticate, ma straordinarie:• Ipazia (350/370–415) insegnava ad Alessandria quando le donne non avevano accesso al sapere.• Émilie du Châtelet (1706–1749) tradusse e commentò i Principia Mathematica di Newton, rendendoli accessibili e influenti in Europa.• Maria Gaetana Agnesi (1718–1799) autrice del primo libro che trattava sia il calcolo differenziale che integrale, contribuì significativamente all’analisi matematica.• Sophie Germain (1776–1831) contribuì alla teoria dei numeri e all’elasticità, lavorando su problemi come l’Ultimo Teorema di Fermat.• Ada Lovelace (1815–1852) immaginò la programmazione informatica prima ancora che esistesse un computer.• Florence Nightingale (1820–1910) usò la statistica per riformare l’assistenza sanitaria e introdusse l’infografica statistica per comunicare con i medici.• Sofia Kovalevskaja (1850–1891) fu la prima donna in Europa a ottenere una cattedra in matematica.• Emmy Noether (1882–1935) fondò l’algebra astratta moderna e formulò il teorema che collega simmetrie e leggi di conservazione in fisica che porta il suo nome.Nel Novecento, con l’apertura graduale delle università e la nascita di reti femminili nelle STEM, le donne iniziano a occupare uno spazio più visibile.• Mary Cartwright (1900–1998) pioniera della teoria del caos e dello studio delle equazioni differenziali non lineari.• Julia Robinson (1919–1985) lavorò sul decimo problema di Hilbert e sulla decisionabilità in logica matematica.• Maryam Mirzakhani (1977–2017) prima donna a vincere la Medaglia Fields, rivoluzionò la geometria delle superfici e la teoria dinamica.• Karen Uhlenbeck (1942–) prima donna a vincere il Premio Abel, fondò l’analisi geometrica e la teoria dei campi di gauge.• Ingrid Daubechies (1954-) pioniera nello sviluppo degli strumenti matematici fondamentali per la compressione di immagini. Prima donna presidente dell’International Mathematical Union (2011–2014). I suoi lavori hanno avuto enorme impatto in analisi matematica, elaborazione del segnale e data science.Le matematiche oggiNegli ultimi vent’anni, non solo aumentano le presenze femminili nei corsi universitari (30–45%), ma anche nelle posizioni accademiche senior (15–25%) e tra le vincitrici dei grandi premi (Fields, Abel, Breakthrough).Recente la notizia che l’Italia si è aggiudicata l’oro in Europa alla 14° edizione dell’European Girl’s Mathematical Olympiad (EGMO) 2025, e la 4° posizione nella classifica mondo dopo Cina, Stati Uniti e Australia.Maryna Viazovska matematica ucraina nata a Kiev il 2 dicembre 1984, professoressa ordinaria e titolare della cattedra di Teoria dei Numeri presso l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) in Svizzera ha ricevuto la medaglia Fields nel 2022, per aver risolto un problema matematico molto difficile e antico: trovare il modo più efficiente per sistemare sfere (come arance o palline) in uno spazio a 8 dimensioni. Ha dimostrato che esiste una disposizione perfetta, elegante e ottimale. Il suo lavoro ha aperto nuove strade anche in altri rami della matematica puraGli eventi per celebrare la Giornata Internazionale delle Donne nella MatematicaCoordinata dall’iniziativa May12, la giornata è animata da eventi in tutto il mondo: seminari, laboratori, mostre e tavole rotonde. Anche in Italia, università e istituti di ricerca partecipano attivamente, come l’Università di Pisa, che dedica iniziative alla memoria di Mirzakhani e alle matematiche del passato.Sul sito may12.womeninmaths.org è possibile scoprire tutti gli eventi fino al 15 giugno. Festeggiare le donne nella matematica significa ricordare che anche nel mondo delle scienze esatte, l’uguaglianza va costruita. E difesa. A cura di Francesca Funaro e Stefania Lofiego

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Dizionario Femminista 

Generata con Bing AI con tecnologia DALL·E 3 Le parole nuove entrano nelle nostre vite di continuo. Alcune non sopravvivono a lungo, sono solo la moda del momento. Altre permangono. Quello che conta è la loro funzione: comunicare. Anche far riflettere.  Il linguaggio definisce e nel farlo esclude qualcosa o qualcuno. Le parole definiscono il modo di comunicare, di far sentire gli altri e dicono molto su chi parla a chi ascolta.  a cura di Federica De Felici   8 marzo /ˈɔt.to ˈmar.t͡so/ L’8 marzo si celebra la Giornata internazionale dei diritti della donna, una data che ricorda le lotte e le conquiste delle donne per i loro diritti politici, sociali ed economici e la denuncia delle violenze e delle discriminazioni da esse subite. Istituita dalla Nazioni Unite nel 1975, la ricorrenza ha lo scopo di ribadire l’importanza del raggiungimento dei diritti e dell’emancipazione delle donne. Oggi viene celebrata in oltre 100 paesi. Non è la festa della donna Nella cultura popolare l’8 marzo è la festa della donna. Per anni si è assistito alla dinamica del permesso consentito, ovvero un giorno bonus che autorizzava a comportarsi talvolta come un certo tipo di uomo. Tra mimose e serate a tema c’è (e c’è ancora!) la tossicità che alimenta stereotipi e pregiudizi sulle differenze di genere, il ruolo della donna nella società, e chi più ne ha più ne metta. Spoiler: non c’è niente da festeggiare! Le origini e falsi miti È ricorrente il falso mito che la Giornata dei diritti della donna nasca da un incendio. La storia di questa giornata è legata a diversi eventi storici significativi, tutti volti al riconoscimento dei diritti delle donne eche hanno avuto luogo all’inizio del XX secolo, tra cui: Il VII Congresso della II Internazionale socialista nel 1907, dove si discusse della questione femminile e del voto alle donne. La conferenza “Woman’s Day” di Chicago nel 1908, organizzata da Corinne Brown che puntava a sfruttamento lavorativo e diritto di voto. Lo sciopero delle operaie delle industrie tessili a New York nel 1908 per denunciare le condizioni di lavoro. La conferenza Internazionale delle donne tenuta a Copenaghen nel 1910 per il riconoscimento del diritto di voto. L’incendio della fabbrica Triangle che causò la morte di 123 donne e 23 uomini. L’incidente diede il via a nuove leggi sulla sicurezza sul lavoro e aumentò le adesioni a uno dei più importanti sindacati degli States, l’International Ladies’ Garmen Workers Union.  Questi sono solo alcuni degli esempi di eventi storici realmente accaduti e che hanno dato le origini a quella che oggi è laa Giornata Interazionale dei diritti della donna, ben lontana quindi da festeggiamenti e molto vicina alle lotte e alle conquiste che ancora oggi le donne portano avanti. Le principali lotte di oggi Le principali lotte delle donne oggi si concentrano su vari aspetti sociali, economici e politici. Tra queste, le più rilevanti includono: uguaglianza sul lavoro diritti riproduttivi work-life balance Ageismo di genere /aˈdʒɛizmo di ˈdʒɛnere/ Ageismo è un adattamento dall’inglese ageism, che a sua volta deriva da age (età). Con questo neologismo ci si riferisce a una forma di pregiudizio legata all’età, all’invecchiamento. Ageismo di genere esprime l’intersezionalità tra due discriminazioni: la svalorizzazione che consegue all’avanzare degli anni e l’essere donna. Una combinazione di stereotipi e pregiudizi che limitano le opportunità di chi appartiene a entrambe le categorie. Cosa cambia nell’invecchiamento tra uomo e donna? Nulla! È solo questione di percezione e bias. Avete mai sentito l’espressione “Le donne invecchiano peggio degli uomini?” Molti studi biologici asseriscono il contrario, eppure è credenza comune che se la donna invecchia, l’uomo diventa più affascinante. Dunque, a tutti i pregiudizi a cui una donna deve far fronte, nel corso del tempo, si aggiungono anche quelli legati all’invecchiamento. Come tutte le discriminazioni, anche l’ageismo di genere ha delle conseguenze negative in chi le subisce (redditi più bassi, alto rischio povertà, educazione e istruzione, isolamento sociale, problemi legati alla salute, ecc). Contrastare lo stereotipo legato all’ageismo di genere Superare i pregiudizi dell’ageismo di genere è possibile. È sempre necessario lavorare sulla cultura e sull’educazione delle persone, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti. Anche nelle aziende. Per esempio, all’ageismo spesso è dedicato un vero filone delle pratiche di Diversity, Equity & Inclusion con lo scopo di aiutare risorse senior e junior a coesistere nello stesso ambiente, per lavorare fianco a fianco superando rispettivi pregiudizi. Senza questi piani attivi e senza una solidarietà intergenerazionale, il rischio nei turn over è di perdere prezioso know-how da un lato e giovani talenti dall’altro Ally /’ælai/ Ally è il prestito dalla lingua inglese della traduzione in italiano di alleatə. Nell’uso più comune definisce una persona che si schiera a favore di un gruppo o di una causa, anche se non fa parte direttamente di quel gruppo: donne, comunità LGBTQ+, ambito disability o racial. Questo termine è spesso utilizzato in contesti di attivismo e lotta per i diritti civili. Non sono una donna, posso essere alleatə delle donne?  Sì! Le persone alleate giocano un ruolo cruciale nel colmare il divario di genere. Sono persone che, pur non appartenendo direttamente al gruppo, si impegnano attivamente a favore dell’uguaglianza di genere e e per la parità di genere. Ad esempio, nel mondo del lavoro le persone alleate possono essere anche responsabili di struttura, manager che promuovono la parità salariale o scelgono le donne per le posizioni apicali. Bias /ˈbaɪəs/ Bias significa pregiudizio. Prendiamo il termine in prestito dall’inglese e lo usiamo in italiano sia per il singolare che il plurale: “a strong feeling in favour of or against one group of people, or one side in an argument, often not based on fair judgement” (Oxford Leaner’s Dicfionary). Si tratta di preconcetti, ovvero di idee concepite sulla base di opinioni superficiali, il che può portare ad assumere atteggiamenti discriminatori verso qualcosa o qualcuno. In questo senso, i bias possono essere pericolosi perché hanno una enorme influenza sulle nostre credenze e dunque sui comportamenti, generando un impatto negativo nei posti dove ci troviamo (la casa,

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Microattivismo femminista: piccoli gesti, grandi cambiamenti

Il microattivismo femminista è una forma di attivismo che si concentra su piccoli gesti quotidiani per combattere il sessismo e promuovere l’uguaglianza di genere. A differenza delle grandi manifestazioni e proteste, il microattivismo si sviluppa attraverso azioni individuali e spesso silenziose, ma che possono avere un impatto significativo nel lungo termine. L’approccio di rivendicazione e di critica rappresenta una delle cause della lontananza di tante donne da una forma di femminismo più attiva, pur condividendone gli obiettivi. Per chi rifugge dalla mobilitazione collettiva, il microattivismo femminista può rappresentare la svolta: comportamenti quotidiani e individuali che partono da un’osservazione critica della realtà e mirano a combattere il sessismo e promuovere l’equità di genere su scala ridotta e con un approccio molto concreto, teso ad agire su aspetti specifici. E dunque ti proponiamo alcuni esempi di microattivismo. Vuoi vedere che anche tu sei già femminista? Linguaggio Supporto alle donne nel lavoro Promozione dell’equità domestica Educazione Educare bambine e bambini all’equità di genere è una delle forme più potenti di iniziativa civica. La forza del gruppo. Molti dei cambiamenti significativi vengono generati dalle persone, dai gruppi spontanei e dall’aggregazione. In questo microattivismo e attivismo giocano un ruolo fondamentale. Il movimento #MeToo, ne è un esempio. Nasce nel 2006 come un movimento sociale contro la violenza e le molestie sessuali, ha avuto un impatto globale nel 2017 diventando con l’hashtag su Twitter trend mondiale, portando alla luce migliaia di storie di abusi e generando cambiamenti significativi nelle politiche aziendali e nella legislazione in molti paesi. L’Islanda è spesso citata come esempio positivo nella promozione dell’equità di genere. Il Modello Islandese viene sempre ripreso come il paese con il più alto livello di parità di genere secondo il Global Gender Gap Report del World Economic Forum. Le politiche a favore delle donne, come la legge sulla parità salariale e le generose politiche di congedo parentale, sono il risultato di decenni di micro e macro attivismo. Tante donne hanno esercitato il giorno libero nel 1975 e nel 2023 per mostrare l’impatto dell’astensione totale dalle loro attività quotidiane. Anche le iniziative aziendali sono spesso il risultato di pressioni interne da parte dei dipendenti, che si organizzano in gruppi intorno all’obiettivo condiviso della parità di genere e sono riconosciuti formalmente dall’azienda come ERG (Employee Resource Groups). Anche i social fanno la loro parte. #Microfeminism è diventato trend su Tik Tok con centinaia di video brevi pubblicati e milioni di visualizzazioni. I contenuti più originali riguardano: esperienze personali, con video di vita reale in cui le utenti mostrano come hanno sfidato comportamenti sessisti in maniera creativa e sottile, diventando un modello per altre donne; mini-guide e tutorial realizzate da creator su come rispondere a commenti sessisti in modo assertivo o come portare avanti discorsi di empowerment nei propri gruppi sociali. A cura di Federica De Felici e Francesca Funaro

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Parità di genere: un orizzonte lungo altri 50 anni

L’edizione 2024 del report McKinsey “Women in the Workplace” ci restituisce interessanti evidenze sulla partecipazione delle donne nel mondo del lavoro. Lo studio da 10 anni misura la presenza/assenza femminile nelle aziende americane all’interno della catena gerarchica dal primo impiego “entry level” fino alla C-suite, attraverso i ruoli di Manager, Director, VP, SVP. Una rilevazione che ha coinvolto nel decennio più di 1.000 aziende, 480.0000 persone, intervistando nel 2024 15.000 lavoratori e lavoratrici di 281 organizzazioni (che complessivamente hanno 10 milioni di persone), misurando così la condizione femminile nel complesso, ma anche nei sottoinsiemi white, black, asian, latinas. I dati del 2024 rappresentano una situazione in miglioramento, l’effetto di azioni che le aziende hanno messo in campo nel tempo. La difficoltà e la lentezza del cambiamento denotano una fragilità del sistema, trasformazioni che non hanno inciso radicalmente e profondamente, da cui un ottimismo offuscato sul futuro. Partendo dal 17% del 2015, le donne nella C-suite oggi sono il 29%, ma il gap nella crescita lungo la pipeline è ancora ampio, considerando il 48% nell’entry level ed il 39% nei manager. Anche per le “women of color” pari al 7% nella C-suite permane una sotto rappresentazione dal 19% nel primo livello. Difficoltà per le donne su ogni passaggio, già nella salita del primo gradino (“broken rug” in gergo tecnico). Da entry level a manager ogni 100 uomini solo 81 donne sono promosse (dati 2024 vs 79 nel 2018, ad evidenziare un piccolissimo miglioramento) e questo effetto si propaga nel restante percorso di crescita. Guardando poi nel dettaglio le 81 donne rappresentano una percentuale media, con un divario tra 89 nel caso di donne bianche a 54 black women. Tutto questo si traduce in un orizzonte ancora lungo, pari ad altri 50 anni per il raggiungimento della parità per le donne. Un tempo medio che si divide in due diversi scenari: 22 anni se consideriamo le donne bianche e più del doppio, 48 anni, per le “women of colour”. E’ pensiero diffuso che le aziende con maggiore presenza femminile beneficiano di maggiore innovazione, una cultura più sana e prestazioni migliori, oltre che creare modelli di ispirazione per le nuove generazioni. Quali possibili azioni aiutano ad invertire la rotta? Interessanti gli spunti sul ruolo di alleati che possono avere gli uomini, per un cambiamento profondo ed efficace: Promuovere una cultura inclusiva, ingaggiando gli uomini verso l’obiettivo finale, rendendoli consapevoli del contesto e delle difficoltà incontrate dalle donne, considerando che la percezione maschile rispetto al raggiungimento della parità risulta maggiormente ottimista di quanto non riscontrino le donne. Prevedere programmi di sponsorship per i Senior-level uomini, così da favorire il superamento dell’Affinity bias che porta a scegliere profili affini, a discapito di figure femminili altrettanto meritevoli. Evidenziare i benefici derivanti da programmi di work-life balance anche per gli uomini come ad es. l’estensione del congedo parentale e normalizzarne l’utilizzo. La fotografia dei dati conferma una consapevolezza sempre più ampia, ed un percorso in itinere, su cui non bisogna rallentare, anzi, uniti si dovrebbe accelerare per offrire alle nuove generazioni di oggi un contesto che sia equo, senza dover attendere ancora una manciata di decenni. Per approfondire e leggere il report: https://leanin.org/women-in-the-workplace A cura di Stefania Lofiego Immagine dell’articolo generata con AI

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