Professioniste 4.0 nell’era dell’IA

Un’analisi su scenari, sfide e soluzioni per le professioniste di domani, ispirata ai temi al centro dell’evento “Le professioniste di domani nell’era dell’AI”, organizzato da NoiD, WIP e Italgas in occasione della Torino Future Week 2026.

L’Intelligenza Artificiale è un motore di trasformazione quotidiana che sta imponendo un vero e proprio “salto di specie” professionale. Il passaggio dai software tradizionali ai nuovi Agenti AI segna una linea di demarcazione netta: non parliamo più di strumenti che automatizzano singoli compiti prevedibili, ma di sistemi dotati di memoria, capacità di ragionamento e autonomia decisionale, in grado di perseguire obiettivi complessi e intervenire nel nostro mondo, sia esso quello fisico o digitale.

Per governare questa transizione e uscirne vincitrici e vincitori, è necessario abbandonare le narrazioni polarizzate e analizzare con precisione lo stato dell’arte, i rischi sistemici e le leve strategiche a nostra disposizione.

Lo Stato dell’Arte: Il Paradosso dell’Automazione

A livello macroeconomico, la rivoluzione generativa presenta un bilancio rassicurante. I dati dell’International Labour Organization (ILO) stimano che l’introduzione della GenAI creerà 120 milioni di nuovi posti di lavoro, a fronte di 92 milioni che scompariranno. Inoltre, un’analisi di BCG ridimensiona l’allarme sulla sostituzione totale: i ruoli ritenuti automatizzabili al 100% si attestano solo tra il 2,5% e il 12%, a seconda del tessuto industriale del Paese.

Tuttavia, un’analisi più profonda rivela un impatto asimmetrico e dirompente. Uno studio di Anthropic su “Observed Exposure” (l’esposizione reale sul posto di lavoro) dimostra che l’automazione non sta colpendo i lavori manuali, ma i colletti bianchi con alta istruzione e redditi superiori. Le percentuali di esposizione sono altissime per programmatori (74.5%), operatori del customer service (70.1%) e analisti finanziari (57.2%).

Lo scenario più critico riguarda però i profili entry-level: l’IA sta assorbendo rapidamente i compiti base tradizionalmente affidati alle figure junior, provocando una contrazione immediata del 14% nei tassi di assunzione per i giovani tra i 22 e i 25 anni nei settori più esposti.

Le Sfide: Il gender gap e il freno a mano sulla parità

Se la base della piramide lavorativa si restringe, chi parte svantaggiato rischia di essere espulso dal mercato. Per le donne, l’impatto dell’IA si innesta su un divario di genere preesistente, creando una potenziale “tempesta perfetta”.

I numeri sono inequivocabili. L’Osservatorio ICT evidenzia come, nel settore tecnologico in Italia, la presenza femminile evapori man mano che si sale di livello: si parte da un modesto 35% di donne sulla popolazione aziendale complessiva (contro una media nazionale del 47%), per scendere al 27% a livello manageriale e crollare al 18% tra i Top Manager.

Questo “logoramento della pipeline” è confermato a livello europeo da McKinsey Technology, che registra cali drastici nella transizione dalle posizioni junior alla leadership: -18 punti percentuali nel Product Management, -32 punti nel Design e -16 punti nei ruoli legati ad AI e Dati.

A frenare l’ascesa delle professioniste contribuisce, oltre a tutti gli altri fattori, anche un ostacolo invisibile: la sindrome dell’impostore tecnologica. In un settore che evolve a ritmi in cui è impossibile padroneggiare tutto, le donne tendono ad autolimitarsi, rinunciando a proporsi finché non possiedono il 100% delle competenze teoriche.

Il World Economic Forum, in collaborazione con LinkedIn, ha pubblicato un white paper, in cui si dimostra che la quota di talento femminile nell’ingegneria dell’IA salirebbe istantaneamente dal 29.8% al 37.7% se si iniziassero a contare le competenze “implicite”, dedotte dai progetti realmente portati a termine, anziché solo quelle dichiarate apertamente nei curriculum.

La scarsa rappresentanza ai tavoli decisionali porta con sé un rischio enorme: la perpetuazione dei bias. Con team di progetto GenAI composti al 70% da uomini, algoritmi privi di controllo e di un solido assetto valoriale rischiano di scalare i pregiudizi culturali aziendali.

Un esempio allarmante è la campagna di marketing di Narwhal Labs, pubblicizzato con lo slogan misogino: “Lavora più di tutti. E non chiederà mai un aumento”.

Esempi di Successo: Integrare l’IA sul Campo

La risposta a questi scenari non è la resistenza, ma l’acquisizione di nuove skill.

Il mercato oggi premia l’adattabilità: PwC rileva un premio salariale medio del 56% a livello globale per le posizioni che richiedono competenze in intelligenza artificiale, e Lightcast registra un incremento retributivo di circa 18.000 dollari annui (+28%) per chi padroneggia anche solo una competenza AI.

Inoltre, la richiesta di skill legate all’IA non è limitata all’IT: il 48% delle ricerche di lavoro che menzionano questa tecnologia in Italia proviene da altri settori secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano.

Un caso di successo nell’applicazione dell’IA ai processi aziendali arriva ad esempio dal Procurement di Italgas. L’azienda ha affrontato la sfida partendo dalla cultura interna; con la nascita della “IGACADEMY4AI” e l’introduzione di Microsoft Copilot, i ha avviato programmi intensivi per formare i dipendenti all’etica, alla sicurezza e all’uso dei dati. Da qui sono nati progetti dall’impatto tangibile:

• Progetto PATH: Un’iniziativa che utilizza Copilot Studio e Power Automate per risolvere routine tediose a basso valore aggiunto, come la scrittura standardizzata di contratti o la gestione di risposte ripetitive via email.

• AI FAST TRACK: Un progetto pilota per la creazione di tre agenti AI capaci di assistere i buyer nelle fases amministrative, tecniche ed economiche del sourcing, abbattendo la complessità interna.

Le Soluzioni: Il Manifesto delle Competenze

Per governare nell’era dell’AI e proteggersi dall’automazione dei ruoli esecutivi, è necessario adottare una strategia proattiva, riassumibile nel manifesto

Professioniste 4.0: MANIFESTO DELLE COMPETENZE

1. Il Senso Critico: Mai come oggi, il pensiero critico è fondamentale. Imparare a collegare e interpretare i dati, leggere gli output dell’AI in maniera critica sfruttando la nostra esperienza e contesto umano.

2. Abbattere l’Autolimitazione: L’AI corre troppo velocemente perché esistano “esperti a tutto tondo”. Smetti di aspettare di avere il controllo su tutto e acquisisci sicurezza nelle tue competenze.

3. Continuous & Peer-to-Peer Learning: In un mercato in continua evoluzione, la formazione è un processo circolare. Aggiornamento costante, reti di apprendimento orizzontali per scambiare competenze e accelerare l’adoption.

4. Sporcarsi le Mani: Non limitiamoci a parlare di AI o studiarla solo in teoria. Entra nei laboratori di sviluppo, sperimenta e impara limiti e potenzialità della tecnologia applicandola a casi reali.

5. Presidiare i Tavoli Decisionali: Il talento femminile non può svanire lungo la linea di carriera. Chi decide l’architettura, la direzione strategica dei sistemi e la governance etica scrive le regole del gioco.

6. Delegare la Routine alla Macchine: Automatizza ciò che è ripetitivo, burocratico e standardizzabile. Gli agenti AI possono essere i tuoi alleati per liberare la tua risorsa più preziosa ed economicamente rilevante: il tuo tempo.

7. Capacità di adattamento: Capacità di adattarsi velocemente a nuove sfide, gestire team ibridi (umani + algoritmi), evolvere con curiosità lo status quo, al passo con il cambiamento della tecnologia.

8. Salire di Livello per Legittima Difesa: L’IA sta aggredendo e contraendo le posizioni d’ingresso e con task routinari. Non rimanere intrappolate alla base della piramide ci tutela dalla sostituzione.

9. Empatia e centralità delle relazioni umane: Investi il tempo liberato dall’automazione nell’empatia, nella negoziazione, nella mentorship e nel networking. Le relazioni umane e l’autenticità della comunicazione sono il nostro valore.

10. Interdisciplinarità: L’IA non può essere descritta solo tecnicamente o attraverso una sola lente. Solo team misti e la contaminazione tra competenze STEM, scienze umanistiche, etica e filosofia possono descrivere in maniera esaustiva questo fenomeno.

 

…perché il futuro è una conversazione a cui non puoi mancare!

A cura di Marta Casassa e Michela Billotti in collaborazione con cecilia-vagaggini, women-in-procurement e italgas

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi